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Post scritti nel aprile, 2004

12/04/2004

Respiro naturale

di Enrico Bianda, alle 15:45

Sguardi, luoghi e orizzonti del cinema western

Clint EastwoodA scavare nella mia personale e corrotta – si ricorda bene de Il grande uno rosso di Fuller e male di Solaris di Tarkovsky – memoria filmica, credo che le immagini che restano attaccate agli anni della mia infanzia appartengano indissolubilmente al genere del western.
E ancora oggi, quando capita – sempre più raramente – che qualcosa di quell’epopea filmica venga programmata in televisione mi incanto di fronte ai dialoghi e ai visi dei protagonisti, eroi prima e anti-eroi dopo, alla musica e ai cavalli.
Ancora più forte nella memoria resta però una sensazione quasi percettiva ancor prima che visuale: il movimento in rapporto al paesaggio.
E’ il respiro del cinema.

In quei film nasce la capacità di legare gli uomini al paesaggio, nasce il respiro del cinema americano, cuore pulsante della tradizione e motore per altri generi.
Sentieri selvaggi (John Ford, 1956), Il cavaliere della valle solitaria (George Stevens, 1953) e L’uomo che uccise Liberty Valance (John Ford, 1962). La lista potrebbe continuare a lungo incontrando attori e storie che rileggono la storia di un paese, la interpretano, ne fanno certo l’elegia, ma la contestano anche, indubitabilmente con Un uomo chiamato cavallo (Elliot Silverstein, 1970), Piccolo grande uomo (Arthur Penn, 1971), Soldato Blu (Ralph Nelson, 1970).
Il western come genere è la solenne celebrazione dello spazio da conquistare, anche a costo della vita. Il respiro, una cognizione del dolore eroico, strumento estetico per costruire l’epica dello sguardo e della conquista.
Per quanto ridondante, le retorica della frontiera ha costituito e alimentato tutto il cinema americano. Con il western come genere nasce e si alimenta anche l’altro topos cinematografico statunitense, il noir, che rilegge l’epica dello scontro tra il bene e il male aggiornandola al post moderno, che, progressivamente affrancandosi come linguaggio funzionale alla costruzione dell’identità, faceva nascere un ibrido narrativo e visuale nella figura dell’antieroe.

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09/04/2004

Cose che succedono

di Antonio Sofi, alle 18:33

(di cartelli che cadono e di un cattivo uso delle foto nel giornalismo)

Anziano investito dal cartello stradale, da Trentino del 9 Aprile 2004 - clicca per ingrandire Clicca a lato per ingrandire l’articolo

“Anziano investito dal cartello stradale”
(il “Trentino”, 9 Aprile 2004, cronaca di Trento, pag. 22)

Che buffo uso del termine “investire”.
All’inizio mi ha fatto molto ridere.
Il pensiero di un cartello stradale (anzi: “del” cartello stradale, “il” cartello stradale nella sua archetipicità) che si anima indemoniato e che insegue a tutta velocità un povero anziano.
Poi ho pensato che l’uso non fosse del tutto scorretto, visto che uno dei significati del verbo è “colpire con violenza“. Solo che, oserei, si può essere “investiti” da un soggetto o un oggetto a patto che sia provvisto di autonome capacità motorie (da una macchina, da pugni, da una valanga, da un’ondata, ecc.) e non un cartello stradale, che, porìno, sta lì buono buono e non vorrebbe investire nessuno, al massimo gli capita di cadere, senza colpa, in questo caso per “un venticello che ha soffiato lungamente”.

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09/04/2004

Aggiornamenti (à là fantozzi)

di Antonio Sofi, alle 18:21

Manincielo, di Antonio Sofi, Roma, Maggio 2002 “Mi si sono intrecciati i diti”
Per coloro cui piacciono le foto, in particolare quelle fatte male, abbiamo finalmente finito di spostare le foto da splinder al nuovo Photowebgol.
Per la re-inagurazione ho postato tre vecchie foto di dita in cielo (ma nessuna fa, a dire la verità, il segno della vittoria).

“Facci, ragioniere, facce”
Abbiamo aggiunto una paginetta degli autori di Webgol. A parte le nostre brutte facce, ci sono tutti le amiche e gli amici che, in più di un anno, hanno avuto il coraggio e la gentilezza di contribuire ai nostri deliri, con pezzi e foto. Bonus track, un regalino di un genio, che, su Webgol, abbiamo recensito molto tempo fa (molto prima di molti altri – da queste parti ci si vanta di qualsiasi cosa): un bellissimo header di Eriadan, da vedere.

“Ebbe un leggerissimo dubbio”
Se per caso, passando da una edicola, nei prossimi giorni, proprio non riusciste a decidervi su cosa acquistare, io, fossi in voi, comprerei Internet News di Aprile.

08/04/2004

Ho visto case che voi umani…

di Antonio Sofi, alle 21:39

Protect, foto di Antonio Sofi - clicca per ingrandireC’è stato un periodo, un bel po’ di tempo fa, che gironzolavo per letti diversi in quel di Firenze, in casa di amici o di amiche, valigia sempre pronta allo scattar del terzo giorno per evitar di esser guardato come un pesce maleodorante. Il giorno frequentavamo insieme un corso, poi tiravo a sorte per dove andare a dormire. Il bello è che avevo una casa, ma vuoi mettere?

Ho visto una casa vecchissima che sembrava un basso napoletano, dipinto con colori che nemmeno i villaggi tirolesi, un misto tra Rione Sanità e Vipiteno, con un ampio cortile luminoso e desolato davanti e, dietro, un corridoio con mura altissime, un retro così antico che pareva di vederci i fantasmi dei ghibellini pisciare sui muri. Vicini di casa, una coppia di artisti cileni new-age che evidentemente facevano yoga con foga, considerate le grida e i rumori di cose spaccate. Il delizioso bivani a piano terra era abitato da una quarantenne milanese pubblicitaria divorziata che si nutriva d’orzo e voleva iniziare daccapo. Ha insistito tanto per vedere non so quale film turco o rumeno, ora non ricordo, avevo metaforicamente dipinto gli occhi sulle palpebre, come nei fumetti.

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06/04/2004

Nuove forme dell’opinione pubblica

di Webgol, alle 23:21

Il blog del corso Nuove forme dell'opinione pubblicaWebgol nasce come esperimento didattico all’interno del Master in giornalismo on line dell’Università di Firenze, poco più di anno fa. Eravamo su splinder, all’epoca, e i ragazzi che partecipavano al master avevano facoltà di postare liberamente interventi su temi che via via decidevamo insieme, in base alle lezioni, alle suggestioni che spuntavano inaspettate, o alla semplice curiosità previa alzata di mano. Era davvero un esperimento, e uno dei primi in tal senso (almeno in Italia). Un esperimento che è andato più che bene, anche se quasi non sapevamo cosa stavamo facendo. Finito il master, Webgol è diventato qualcosa di diverso. Cosa sia diventato, ancora non si sa bene, ma questo è un altro paio di maniche.
Ora, che qualcosa in più, di cosa è un blog, la sappiamo (o pensiamo di saperla), ci è rimasta comunque la voglia di continuare ad esplorare le possibilità didattiche di questo strumento. Di continuare a costruire casupole più o meno diroccate nel far west (nel senso di territorio per lo più inesplorato) che si estende tra l’università e i blog.
Ne riparleremo, perchè, a nostro modo di vedere, la questione è centrale, sia per il (un) futuro dei blog, che per il (un) futuro delle università.
Un futuro migliore, si spera.

In questa direzione, e come usa dirsi in questi casi, è con immenso piacere, che annunciamo un nuovo blog “didattico”, che abbiamo aperto all’interno di webgol, all’indirizzo www.webgol.it/op.
E’ il blog del corso di “Nuove forme dell’opinione pubblica“, tenuto da Enrico Bianda, attivo all’interno del Corso di Laurea in Media e Giornalismo (classe Scienze della comunicazione) dell’Università di Firenze.

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06/04/2004

Self-help blog II

di Antonio Sofi, alle 20:26

Per fortuna – stante un periodo che pienino è dir poco (e la confusione è a dir tanta) – continuano ad arrivare gli aiuti, meravigliosi, nei commenti del post qui sotto e via e-mail. Il formato del self help blog ci tornerà utile quando ci allargheremo a temi più “scabrosi” – e promessi.

Da Chiaraaa:

C’è un libro, di Geoff Dyer, “In cerca” in cui una specie di investigatore privato insegue un tipo e inizia a registrare i silenzi dei luoghi che attraversa.
Non proprio “i silenzi”, ma i rumori di fondo di ciascun luogo.
E c’è un racconto lungo di Calvino Sotto il sole giaguaro” in cui la visita del Messico è filtrata attraverso i sapori sensuali della cucina locale.
Sembra proprio che i luoghi, per acquistare senso, debbano essere percepiti attraverso molte sinestesie.

Sinestesie. Proprio una bella parola.

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05/04/2004

Self-help blog

di Antonio Sofi, alle 19:52

Meno male che c’è chi mi aiuta a declinare l’indeclinabilità di un tema come luoghi.
Un blog di auto-aiuto: per capirci qualcosa.
Un atto di fiducia: fare un po’ di ammuina, e vedere poi cosa ha avuto la forza di rimanere integro, e luccicante.

Riprendo dai commenti al post qui sotto:
Scrive Enrico:

i rumori c’entrano, eccome se centrano… i nostri processi percettivi passano, è vero, prima di tutto attraverso la vista, ma secondariamente, passano anche dall’udito. I rumori contribuiscono a dare senso alla cose che vediamo, prima cogliamo, poi metabolizziamo attraverso una serie di passaggi obbligati, e poi diamo senso a quello che abbiamo visto. Per fare questo è utile, insomma aiuta, collocare l’oggetto della nostra indagine anche in un contesto auditivo.

Penso a chi invece (non tutti ovviamente), anche e incredibilmente in radio, sembra non percepirne l’importanza.

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05/04/2004

Luoghi (senza pesci)

di Antonio Sofi, alle 02:32

Volere Volare di Maurizio NichettiRicordate Maurizio Nichetti in Volere Volare (un film che, tra parentesi, mi ha fatto capire quanto possa essere sexy una donna apparentemente non bellissima – e ovviamente parlo di Angela Finocchiaro)?
Il personaggio di Nichetti, in quel film, andava in giro con il microfono e il registratore alla ricerca di rumori con cui sonorizzare i cartoni animati. Ecco. Quando andiamo in giro, ed io accompagno Enrico per i suoi reportage, sembriamo due Nichettini, ed è buffo come, dopo un po’, ti accorgi di fare attenzione ai rumori, ai suoni, alle musiche, a quello che ti accade intorno dal punto di vista sonoro, e ti accorgi anche di come spesso sia un aspetto della realtà che viene messo in secondo piano, che passa in sottofondo, appunto.
E’ che, per un reportage radiofonico, la sonorizzazione è fondamentale.
Allora facciamo a gara a chi nota prima dell’altro i rumori che possono avere la forza suggestiva di descrivere un luogo, un momento, una situazione. Un coro di una chiesa, il vociare di un mercato, il rumore di un motore scassato, il calpestìo dei passi sulla neve, o il gorgoglio di una piccola cascatella di un fiume tranquillo, mentre ti avvicini.
Che c’entrano i suoni con i luoghi?
C’entrano marginalmente.

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02/04/2004

Pesce d’aprile e la tecnica del trappolone femminile

di Antonio Sofi, alle 15:51

donnapesce.jpgQuesta mattina, dopo una serata di ghignate gentili per lo scherzo ben riuscito, a me e ad Enrico è bastato guardarsi un attimo negli occhi per capire che avevamo pensato la stessa identica cosa. Ci trovavamo infatti di fronte ad un esempio magistrale di “tecnica del trappolone femminile“, tra l’altro di gruppo. La tecnica del trappolone femminile consiste in questo, ma tutti gli uomini avranno già capito all’istante. Di fronte ad un atteggiamento dissonante e ambiguo dell’uomo, la donna, con atavica saggezza, si predispone in modalità di vigile attesa, come placida tigre di fronte ad indifeso pasto. La donna sorride, apparentemente serena, rassicurante; l’uomo, che di solito percepisce meno di un millesimo di quello che gli accade intorno quando c’è una donna nei paraggi, non lo sa, ma è già in trappola. La donna si siede comoda, accavalla le gambe, incrocia le braccia, comincia a ticchettare sul tavolo con le dita della mano, con controllato nervosismo, e ti lascia fare, conciliante. Intelligentemente aspetta di studiare la situazione prima di sferrare il colpo, non come la maggior parte degli omuncoli che attaccano a testa bassa, senza, di solito, capire nemmeno come si chiamano. Vigile attesa, occhi che diventano fessure luminosissime, i sensi allertati, pronti a cogliere la minima sfumatura. Il trappolone sta appunto nel farti credere che tutto va bene, che vediamo cosa sai fare, che ma certo che mi fa piacere, che ma dai racconta, che dimmi, dimmi pure, che davvero mi interessa.
Poi, quando l’uomo pensa di essere al sicuro, e si lascia andare, trac!, ti arriva una bella roncolata sul capino che ti schianta lungo giù per terra.
La tecnica del trappolone femminile è, d’altronde, praticamente infallibile, e l’unica contromisura convalidata dalla millenaria pratica di sopravvivenza del maschio è la decorosa fuga.
Di fronte ad una donna che incrocia le braccia e si siede davanti a te, ricorda: scappa, senza guardarti indietro, prima che sia troppo tardi.

(Gli antichi dicevano: commodus discessus, ovvero la dignitosa fuga che in caso di pericolo o forza maggiore è da considerarsi la scelta ottimale, altro che reagire)

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01/04/2004

Prossimo tema

di Webgol, alle 15:49

A chi ci chiedeva quale sarà il prossimo tema di Webgol, è presto detto: le donne (viste dagli uomini).

donnawebgol.jpgCi andremo giù duro, senza guardare in faccia a nessuno, senza falsi moralismi, o pietose censure. Non ci fermeremo di fronte a nulla, spinti dall’impellenza di gridare la sacrosanta verità.
Tutto quello che avreste voluto sapere sulle donne, e non avete mai osato chiedere (il che forse non era una cattiva idea), in questo mese noi ve lo diremo. Useremo un approccio multidisciplinare, trasversale, al fine di delineare un quadro esaustivo di cosa significa donna oggi. Vista dagli uomini. Per gli uomini. Una sorta di manuale di sopravvivenza.
Per farlo ibrideremo lo strumento blog con una vera e propria logica da corso intensivo: il mese monografico sarà strutturato in interventi modulari, tenuti da docenti/blogger maschi esperti del settore.
Tra gli interventi previsti, che spazieranno per tutto lo scibile umano, ci limitiamo a segnalare:

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