home

Leggi gli aggiornamenti in home page

29/04/2004

Purfina, periferia romana. L’isola che c’√®.

di GiallodiVino, alle 16:25

[clicca per ingrandire]
Purfina, ciminiera San Camillo, Aprile 2004, Roma - foto di Antonio Sofi - clicca per ingrandireL’urlo era belluino. Arrivano i baraccati della maglianaa! E tutti scappavano.
In realtà non esistevano da una vita i baraccati della magliana, non so nemmeno se ci siano mai stati. Ad essere onesto.
Nel cuore di Roma a due passi dal San Camillo, dietro Monteverde, poco sopra piazzale della Radio c’era la raffineria di Roma, si chiamava Purfina. Pochi lo sanno, i pi√Ļ vecchiotti se la ricordano. Un tempo in zona le ciminiere erano evidentemente un paio: quella della raffinazione colla fiammella che brucia alta, e quella della camera mortuaria dell’ospedale, ancora in funzione fino a poco tempo fa. A met√† degli anni sessanta decisero che la faccenda era abbastanza insalubre, o che forse conveniva spostare l’olio nero a due passi da Malagrotta, e regalare la collinetta ai palazzinari. Da raffineria a quartiere di Roma, una virgola sul piano regolatore. Nasceva l’ex Purfina.
Una volta m’hanno detto che c’√® chi la chiama l’isola. Pessimo nome, ma rende l’idea: un mucchio di palazzoni alti in media nove dieci piani, tagliato da una parte da via Majorana, dall’altra dal terreno dell’ex raffineria, ormai campetto per cani e ragazzini, e verso il centro delimitato dalla Stazione di Trastevere. Non √® una borgata. E nemmeno un quartiere residenziale di Roma.
Quando ero ragazzino le urla belluine risuonavano nel campetto dove giocavamo a calcio, la raffineria stava proprio l√¨. Si vedevano ancora i tuboni neri della pipeline che poi sono spariti. Il glorioso comitato di quartiere reclamava un posto per i bambini. Volevano chiamarlo parco Gianni Rodari. Noi correvamo sul cemento e dribblavamo anche le siringhe. Poi √® finita l’eroina. E il grande sindaco (un tutt’uno: Rutelloni) l’ha trasformato in un luogo appetibile anche per le carrozzine. Adesso si chiama parco Gianni Rodari: vent’anni dopo.

I bar di periferia sono quei posti dove c’√® sempre qualcuno di fronte che staziona. Sembra aspetti. In realt√† non aspetta nulla o nessuno. Sta in piedi, a braccia conserte, lo sguardo al chilometro. A fumare una sigaretta, a non far niente. Male che vada passa qualcuno di conosciuto, e butta una battuta, un saluto: “Bella secco!”,… risposta: “a√≤, bella…”. Davanti al bar tabacchi di piazza Amp√®re c’√® sempre almeno uno che incrocia le braccia. Gente del quartiere. Molti erano con me alle medie.
Medie di confine tra viale Marconi, Oderisi di Gubbio da un lato, e via della Magliana, dall’altro. A Carnevale arrivavano: non erano baraccati ma tiravano le uova lo stesso. Ogni tanto si crocchiavano di santa ragione, scontri tra bande di sale giochi diverse. Andava di moda il videogame da bar, quello delle olimpiadi. Che dovevi fare una sega al joystick per vincere i 100 metri. Io in classe le prendevo da uno che diceva: mio padre fa il bidello ai mercati generali. Pi√Ļ semplicemente faceva il doppio lavoro: il bidello in una scuola elementare e poi il facchino ai mercati generali. Mi stritolava le orecchie, mi dava certe pizze che diventavo tutto rosso. Menava pi√Ļ di me, io ovviamente abbozzavo. Poi feci amicizia (siamo amici tuttora) con Fabio detto er Negro. A 15 anni era ancora in prima media, io gli passavo i compiti, lui mi proteggeva. Semplice. Adesso ha un figlio che si chiama Daniel. Come Fonseca.

Purfina, binari stazione Trastevere, Aprile 2004, Roma - foto di Antonio Sofi - clicca per ingrandireDavanti al baretto, c’√® gente che lavora, altri che non fanno una ceppa, qualcuno forse spaccia. Proprio l√¨ un giorno spararono a uno. Non era chiara la ragione, ma lo stavano aspettando per seccarlo: il colpo gli entr√≤ sotto l’occhio, all’altezza dello zigomo. Dicevano che era questione di donne, o forse di eroina. Non s’√® mai capito. Per anni l’alberello davanti al tabacchi dove il tipo era caduto tra le urla della ragazza che aveva assistito alla scena, era diventato un totem del ricordo. Foto, peluche, sciarpe della Roma, scritte, bigliettini. Ne √® piena tutta Roma. In genere sono lapidi spontanee per quelli che muoiono in motorino.
Il tabacchi, che era anche latteria, lo tenevano marito e moglie assai simpatici, io ero follemente innamorato di una delle due figlie. Compravo quintalate di Mars solo per andarla a vedere. Non le ho mai detto nulla. Un caschetto nero splendido e due occhi neri grandissimi. Rispondeva al telefono: prontoba√†r? Scendevo anche a comprare il latte fresco, oggi non si compra pi√Ļ. Lei mi guardava e sorrideva. Si fidanzava con quelli pi√Ļ grandi, non avevo alcuna speranza. A un certo punto √® sparita e come nel migliore dei luoghi comuni possibili, s’era sposata, ingrassando a dismisura. Conservava ancora un bel viso. Ma non era pi√Ļ il fiore di periferia d’un tempo, per citare Valerio.

Sempre lì sotto, al baretto, si riuniva un pezzo di colonna romana delle bierre. Da ragazzino mi divertivo a guardare i treni, una mattina vidi pure i poliziotti che sparavano ai brigatisti che scappavano lungo i binari della stazione Trastevere. Li avevano beccati.
Pi√Ļ avanti negli anni trovarono una signora morta in un appartamento nella mia scala. Erano separati in casa: il marito se ne accorse dalla puzza. E poi – anni dopo – un polacco carbonizzato infilato dentro un cassonetto. Nessuno sapeva che era polacco, ma era diventato polacco. La prima migrazione infatti d’oltrecortina arriv√≤ proprio da noi e il ricordo era vivo per cui ogni slavo, o pi√Ļ semplicemente biondo, diventava polacco. Un palazzinaro per farsi amica santa sede e comune aveva dato un sacco di appartamenti ai primi polacchi che arrivavano in Italia. Era il periodo in cui il papa riceveva i briefing dalla Cia sulla situazione a Varsavia, le foto satellitari che inquadravano un puntino bianco stretto da una folla immensa, e Reagan aveva capito che il Vaticano aveva pi√Ļ divisioni di quante se ne possano immaginare.

Al campetto – l’anno che murammo il portone principale del Virgilio – andammo sotto casa mia a spaccare i tavelloni di cemento. Fummo notati da alcuni, gente di fuori, uno il fazzolettaro, chiese ad Andrea e Pippo cosa stessero facendo. Loro risposero di circostanza. Il tipo tir√≤ un destro sulla spalla in segno di amicizia al Mister. Pippo lo apostrof√≤ sperando di raccogliere un po’ di benevolenza: a√≤ ma io te conosco, te sei il fazzolettaro di Ponte bianco. Un altro destro stavolta dritto dritto sullo sterno. Non aveva apprezzato. C’era poco da fare. Sono casi in cui capisci che √® meglio incassare. Salutare e andarsene.

Non c‘√® mai stato un ristorante all’ex Purfina. Non √® luogo da ristoranti. Al massimo una rosticceria che faceva un’ottima pizza ai funghi. Era l’unico ristoro della zona. Un paio di alimentari: e da uno mi rifornivo di rosette per la merenda a scuola. La tenutaria una signora anzianotta, ciccionissima e un po’ avida, le faceva imbottite anche con la testina di vitella, che da ragazzino adoravo.


  • Genius loci (Firenze e Roma)
  • I poteri ultraterreni del conduttore di reality (e non solo)
  • Simposio e fanga dajista
  • Il Natale di un killer occasionale

  • 25 Commenti al post “Purfina, periferia romana. L’isola che c’√®.”

    1. gaqbryella
      aprile 29th, 2004 17:00
      1

      pi√Ļ roma di cos√¨! (5 anni a lavorare in viale 4 venti, arrivarci con i mezzi, mangiare ai baretti di zona, quell’odore strano nell’aria..beh, lasciano il segno)

    2. Red Apple
      aprile 29th, 2004 17:25
      2

      A questo post ci vuole un applauso doppio: il primo per il post “squisitamente” bello. Il secondo per la scelta iconografica delle foto che lo accompagnano!! ;-)

    3. polenta
      aprile 29th, 2004 17:44
      3

      a Piazzale della Radio (15 anni fa) ho visto un negozietto che vendeva uova come primo e quasi unico articolo… bellissimo post, spero di leggerne un seguito

    4. antonio
      aprile 29th, 2004 19:29
      4

      Le foto qui sopra hanno una piccola storia buffa. Avevo due possibilit√† ieri pomeriggio a Roma, inaspettatamente liberatosi da rogne varie. Passarlo a svenire sul letto, oppure prendere il vecchio motorino che lascio ad arrugginire sotto casa, macchina fotografica, tutto citt√†, il pezzo giallodivinico di Nicola stampato e gi√† pi√Ļ volte letto in saccoccia, e andare a fare un giro dalle parti che descrive, questa ex-purfina che io non conoscevo, e di cui mi sono innamorato attraverso le sue parole. Mi risolvo tardi, esco con poco tempo a disposizione per far foto e/o per capire un luogo (e le due cose sono indissolubilmente legate, e di solito ci vuol tempo). Mi perdo, ovviamente, nel traffico di rientro. mi rivoltolo zigzagando tra i miasmi vari, giro a destra e sinistra, sensovieteggio con spavalda ignoranza. Ad un certo punto mi ritrovo su un cavalcavia: da una parte una ciminiera, dall’altra i binari del treno. Era come se li avessi gi√† visti, leggendoli, li riconosco come quelli delle parole. chiedo per sicurezza ad un gruppetto di anziani che mi viene incontro: “dov’√® l’ex purfina?”. Uno di loro muove il braccio a 360 gradi. Tutto intorno a te, buffo ometto con la macchina fotografica in collo. C’era un cielo strano, una luce gialla radente, un cielo sereno che quando lo fotografavi diventava cupo, minaccioso. Faccio un po’ di foto, alla ciminiera, ai binari. Poco tempo per andare in giro. Un’aria tutto intorno, uno spazio commovente: a roma, un panorama, sia pure su un cantiere dell’alta velocit√† √® una cosa che ha sempre del commovente. E le casine colorate, in lontananza, come spettatori diligenti. Un silenzio innato, che sopravanzava il traffico continuo delle macchine. Accanto a me un fioraio, mi guarda con curiosit√†. Ad un certo punto mi chiede: me la fai una foto? io, che di solito devo convincere la gente a farsi fotografare, non mi faccio pregare. Alla fine mi chiede se pu√≤ avere le foto, in un italiano un po’ stentato. Io, certo, si, con piacere, dammi un indirizzo e-mail. Sconforto. Poi l’illuminazione. lui ce l’ha un indirizzo e-mail anche se dubito lo sui molto. Fruga in un cassetto, scosta gambi di rose, petali marci, fiori appassiti, trova un pezzetto di carta lercio e me lo porge. c’√® un indirizzo e-mail, bene. Sotto, due brevi scritte in arabo. Lui le indica e fa: “questa √® la username e questa √® la password!”. Io: “nonono, per carit√†! non mi serve mica la tua password per mandarti una e-mail!” – e segue una spiegazione dettagliata di come e perch√® non serve, che non sembra sortire effetti apprezzabili. Alla fine prendo il pezzetto di carta, tanto l’arabo non lo conosco. Speriamo la password ce l’abbia scritta da qualche altra parte. Senn√≤ gliele stampo e Nicola m’ha gi√† promesso che gliele porta lui.

    5. tt
      aprile 29th, 2004 21:13
      5

      posso dirlo? siete formidabili!

    6. Valerio
      aprile 29th, 2004 21:28
      6

      Grazie x la citazione dotta, a buon rendere

    7. carnefresca
      aprile 29th, 2004 22:24
      7

      mamma mia, sto pezzo non è che è vivo, brulica! e molto belle anche le foto.
      fatelo leggere anche all’ignaro signore della password e della mail;-)

    8. gabryella
      aprile 29th, 2004 23:19
      8

      ant√≤, m’hai “quasi” commossa..(la scritta araba, se vuoi, te lo faccio tradurre io – e gratise)

    9. mauro
      aprile 30th, 2004 00:09
      9

      Il pezzo e’ bellissimo. nico’, come giornalista sei sprecato :)

    10. Melody
      aprile 30th, 2004 09:46
      10

      Praticamente sentivo la tua voce che raccontava! Molto bello. La prossima volta ti racconto i miei ricordi così potrai fare un pezzo analogo dedicato a Pietralata (come Pasolini, Monteverde e Pietralata!!).

    11. Emanuela
      aprile 30th, 2004 11:49
      11

      Bellissimo post, molto visivo, molto poetico, e complimenti anche all’autore delle immagini. :o)

    12. miti
      aprile 30th, 2004 13:39
      12

      Bravo. Bravo davvero. :-*

    13. traparentesi
      maggio 1st, 2004 17:21
      13

      Divertente e molto interessante scoprire che esiste l’isola che c’√®. A proposito, conosco una ragazzina che si chiama Sue Ellen.

    14. Antonio
      maggio 1st, 2004 20:40
      14

      dovrei spedire una salve di grazie in mille direzioni, e lo faccio, con piacere. Solo a Nicola non lo dico, che, conoscendolo (e sghignazzando), “camurrioso” (come dice la nostra comune passione letteraria) come √® con i complimenti, quelli che gli avete fatto gli bastano e avanzano. :)

    15. angelocesare
      maggio 1st, 2004 21:57
      15

      Secondo me gli sguardi dai bar, quando prolungati e giornalieri, indagano nel mondo delle ombre. Ed arrivano ad intuirlo.

    16. Antonio (marokko)
      maggio 7th, 2004 20:02
      16

      Bellissimo articolo e bellissime foto, detto da parte di un ex-Purfinaro emigrato vale ancora di piu’. Nico, sai che mia madre da giovane organizzava raccolte di firme e manifestazioni per la chiusura della Purfina? Probabilmente si sara’ incontrata con la tua all’epoca.
      Mi potete per favore mandare le due immagini dell’articolo in risoluzione un po’ piu alta? Mi piacerebbe tenere sott’occhio via Curbastro da lontano, sullo sfondo del PC…

    17. Larry Snover
      marzo 1st, 2005 10:20
      17

      Larry Snover

      “Sue Ellen” – 1960 School Classmate?

      Re: Divertente e molto interessante scoprire che esiste l’isola che c’√®. A proposito, conosco una ragazzina che si chiama Sue Ellen.

      Di traparentesi alle 01.05.04 17:21

      I am trying to find a 1960 school classmate in the USA. I believe that the “Sue Ellen” {above} is Sue Ellen Kadison Vecchiotti – Mrs. Franco Vecchiotti – Sue Ellen Kadison, who graduated from Clarks Summit Abington High School with me almost 45 years ago.
      We are having a 45 year class reunion and are trying to locate everyone!
      I don’t speak the language, above, therefore can’t understand the information from the world wide web.
      PLEASE HELP!!!

    18. maurizio caso
      dicembre 31st, 2005 15:53
      18

      molto bello.Pensa che io ero uno di quelli che giocava al campetto,sotto al ponticello dove c’era il treno merci abbandonato , scendevamo nelle grotte,facevamo a botte…..SONO 5 ANNI CHE ORMAI VIVO A PIACENZA PER LAVORO ED HO LASCIATO LA PURFINA.MA RIMARR√† PER SEMPRE IN ME UN RICORDO INDELEBILE ,COME LA SCRITTA,SUL MURO DEL CAMPETTO, DI CRISTIAN MIO GRANDE AMICO SCOMPARSO…..

      p.s. HAI RAGIONE L’ARIA HA UN ODORE PARTICOLARE ED INCONFONDIBILE ME NE ACCORGO OGNI VOLTA CHE VADO.HO GIRATO MOLTO NELLE STRADE DI ALTRE CITT√†; NON √® UGUALE.

      MAURIZIO CASO

    19. fabio
      febbraio 23rd, 2006 22:37
      19

      Ricordi da quasi vecchio.Il tredici barrato,tram con rimorchio,che saliva a Monteverde:la puzza nelle giornate di vento si sentiva da ponte Garibaldi.La torre alta nella notte-si trova anche in Pasolini,ma lui la chiama Permolio-con la fiamma,le torri piu’ piccole vicino,i vapori di gas rossastro.Qualcosa di demoniaco,ai miei occhi di bambino.Avevo paura della Purfina.La torre si vedeva dal Gianicolo e dalla Rupe Tarpea.Non ho fotografie:qualcuno puo’? Un altro pezzo di Roma sparita.

    20. giorgio
      febbraio 8th, 2007 15:49
      20

      Si certi effluvi giungevano intensi anche all’Ostiense, un capolavoro di iniziativa industriale postbellica cinica e arrogante di stampo tipicamente anglosassone.Il ragionamento fu il seguente: qui abbiamo lo spazio sufficente, costo zero, stazione ferroviaria a due passi, sfruttamento ad altissimo rendimento. abitanti…ospedale S. Camillo contiguo
      lo Spallanzani, il famoso sanatorio Carlo Forlanini specifico
      lunghe degenze di patologie preminentemente “respiratorie” a due passi(Monteverde) che importa, forse chiss√† certe inalazioni di idrocarburi saranno un toccasana per i ricoverati. un esempio che continua a fare
      proseliti purtroppo a distanza di sessantanni.
      Sembra di leggere. Nostalgia no grazie.
      Giorgio Roma

    21. LUCIO LUPIERI
      febbraio 7th, 2008 11:45
      21

      sono molto contento di aver trovato questa diapositiva della mia vita.perchè queste poche righe hanno fotografato quello che è stato.
      Anche io come maurizio Caso ero uno di quei ragazzi che,dopo aver svolto i doveri di ogni adolescente, viveva praticamente al campetto.
      ho vissuto tutto quello che viene descritto e mi è sembrato di rivivere quei momenti e di risentire quei profumi.
      Vorrei ringraziare l’autore che ha ravvivato il ricordo della mia infanzia e di quegli amici a cui continuo a sentirmi legato ma che non vedo piu’.

      lupetto

    22. anna
      marzo 21st, 2008 18:40
      22

      Anche se non sono proprio vecchietta io la purfina me la ricordo.Ero una bambina di sei anni quando la mia famiglia si trasfer√¨ a Roma dall’Abruzzo.Cercavamo una casa e andammo a vederne una a viale Marconi.Fu una visione molto inquietante quella della torre con il fuoco sulle cima.Per fortuna andammo ad abitare in un’altra zona della citt√†.Il destino mi ha fatto incontrare e sposare un ragazzo che √® nato e vissuto a piazzale della radio.Mi raccontava che da bambino andava a giocare nel cortile della parrocchia che stava a ridosso della raffineria.Li era molto affezionato al suo quartiere che ha lasciato quando ci siamo sposati.Ora non c’√® pi√Ļ perch√® un linfoma lo ha colpito a soli 46 anni.Non sapremo mai qual’√® stata la causa; chiss√† se c’entra qualcosa proprio quella mostruosa torre col fuoco sulla cima?!?

    23. MARISA
      settembre 9th, 2010 18:46
      23

      x maurizio caso: sono la sorella della fidanzata di cristian. grande amico e compagno di momenti indimenticabili…..
      x sempre nel cuore di tutti coloro che lo hanno conosciuto….

    24. ivan
      settembre 11th, 2010 18:52
      24

      immagini indelebili , ricordi unici e mai dimenticati . saluto Maurizio e Lucio , amici di periodi che spero di rivivere ogni giorno della mia vita , ci siamo persi di vista perchè cosi è la vita ,ma quanto ci penso !!
      La scritta diceva : CRISTIAN CON NOI e lo sarà sempre come simbolo di un tempo , che non conosce fine .
      Grazie del sogno

    25. MAURIZIO CASO
      giugno 9th, 2011 18:05
      25

      Ciao a Marisa e Ivan, dopo Lucio nel 2008 erano 6 anni che aspettavo post di gente che avesse conosciuto Cristian o che comunque avesse abitato l√¨ e giocato con noi negli stessi spazi del mitico campetto…Finalmente sono tornato a Roma il sogno si √® avverato 6 anni dopo il mio commento su questo blog. Appena arrivato a roma nel 2010 sono subito andato a Prima Porta dal mio amico d’infanzia CRISTIAN detto er PAQOTTA e mi sono accorto che √® sempre pi√Ļ con me
      sembra ieri…che era con noi..ogni tanto passo a via caselli solo per respirare quell’aria e qualcuno dei nostri l’ho anche rivisto chi sposato chi ha figli , chi non c’√® pi√Ļ… (Davidino detto spadino, Maurizio Ghiacci detto tortellino, Flavia). Ciao vecchi amici sarete sempre vivi nel ricordo, nel presente e nel futuro.

      CIAO A MARISA ED IVAN quando vi va scrivete su questo blog è un piacere.CIAO

      MAURIZIO CASO

    Lascia un commento