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24/04/2004

Giornalismo integrato (organico)

di Enrico Bianda, alle 13:17

Marat di DavidQuesto ritratto di Marat morente – o morto definitivamente – mi ha sempre aiutato ad inquadrare un periodo storico che mi appassiona da anni: la Rivoluzione francese, e ancora più precisamente il terrore giacobino. Non so per quale motivo, forse perchè alle medie, forse l’ultimo anno, ero così debole in francese che mio padre mi obbligò a leggere un saggione enorme sulla rivoluzione, naturalmente scritto in francese, e la cosa mi procurò tanti di quegli incubi da farmi letteralmente deviare di interessi e farmi innamorare della lingua.
Poi credo vi sia un secondo motivo, la lettura, molto più divertente della Storia a fumetti diretta da Enzo Biagi, con le illustrazioni di grandissimi maestri del fumetto. Le pagine che ricordo con maggior nitidezza sono proprio quelle della Rivoluzione Francese.

Ecco. Forse è proprio in quegli anni formativi (e dolorosi per la pochissima voglia di studiare che avevo, dilaniato tra la passione per la pallacanestro e la musica, tra piccoli gruppi rock e la Big Band dove suonavo la tromba) che nasce l’inclinazione a fare del giornalismo uno strumento capace di integrare i linguaggi, la scrittura, la fotografia, i suoni con quel complesso meraviglioso che possiamo tranquillamente indicare come drammaturgia del rumore.
Di giornalismo comprendente prima, e integrato dopo, avremmo cominciato a parlarne solo molti anni dopo, durante le lunghe conversazioni con Carlo Sorrentino, professore all’Università di Firenze, che da anni si occupa proprio di giornalismo e naturalmente con Antonio.
Tutto poi pare esser confluito nell’idea condivisa di Multicanale cognitivo, parolone molto contestato durante uno sfortunato intervento ad un convegno accademico.
A qualcuno potrà semprare giornalismo frolloccone, facile e spregiudicato perchè forse ruffiano. A me, a noi, pare un modello di condivisione tematica (e sensoriale) che aiuta non poco la narrazione, e con lei la possibilità di costruire comunità di interessi.


  • Il giornalismo secondo Maus
  • NeU Web: Weblog e giornalismo personale
  • Mandami un sms o comprami un giornale
  • Giornalismo e (o è?) Internet. Il festival internazionale a Perugia.

  • 2 Commenti al post “Giornalismo integrato (organico)”

    1. tt
      aprile 25th, 2004 11:32
      1

      non so perché, ma il “giornalismo frolloccone” lo associo a ben altro. :-)

    2. enrico
      aprile 25th, 2004 18:56
      2

      forse è un complimento, grazie.
      Io raccolgo: faccio questo mestiere, il giornalista, da ormai una decina d’anni, poco meno, e ho incontrato molti professionisti tanto spaventati all’idea di confrontarsi realmente con i propri lettori da rinunciare ad ogni possibilità di riallacciare i legami con la realtà. Nelle redazioni il mestiere ti annichilisce, i consumatori di informazione diventano per molti una massa informe da nutrire ad omogeneizzati di informazione. L’idea che dall’altra parte vi possa essere qualcuno che consuma perchè vuole capire, immaginare ed orientarsi forse spaventa.
      Questo giornalismo – che Antonio ironicamente e provocatoriamente chiama “degli scarti di produzione” – in realtà si scontra proprio con questa attitudine. Per noi, e per molti altri naturalmente, più bravi, più importanti, più ricchi forse, l’obiettivo è proprio questo: rompere, nella misura del possibile, questi schemi, portando alla luce ogni momento del nostro lavoro, e mostrarlo, aiutandoci (forse perchè non siamo abbastanza bravi per far le cose semplici!)a raccontare.

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