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20/04/2004

Una rondine per ogni bossolo

di Antonio Sofi, alle 12:04

Chiatta sul Danubio, Vukovar, Croazia, foto di Antonio Sofi, Aprile 2003 - clicca per andare alla galleria fotograficaArriviamo a Vukovar di notte. L’aria è fresca, nonostante la primavera inoltrata, poche la macchine in giro, le luci dei lampioni rompono a fatica lo scuro denso delle ombre. Fiutiamo l’aria friccicorina in cerca dell’hotel Danubio, l’unico degno di tal nome in tutta Vukovar. Rumiz e Altan ne avevano scritto e disegnato nel loro splendido Tre uomini in bicicletta, e ci pare di poterlo trovare, in quel buio, odorandone le tracce narrative. Dopo un po’ di giri nel vuoto di una segnaletica inesistente, ci risolviamo a chiedere. L’Hotel Danubio è uno dei pochi palazzi che danno sul fiume che è rimasto in piedi per tutta la guerra che ha squassato questi luoghi, in fondo pochi anni fa. Entriamo dentro, l’ansia della ricerca si trasforma in fame. Ci sediamo al ristorante dell’albergo e ordiniamo da un anziano cameriere con giacca rossa, lisa, dello stesso colore del velluto antico degli interni, una cofanata di cevapcici, salsiccine di carne cipollata. La radio trasmette canzoni croate, intorno a noi un gruppo di ragazzi bevono birra, in un’allegria poco spensierata, diffidente, che non rompe mai in contentezza, come un cavallo abituato solo a trottare.
Il Danubio, lĂ  fuori, a due passi, gorgoglia lento, silenzioso, pacifico.
Una liquida ninna nanna.

Vukovar è una città devastata.
Assediata per mesi nel 1991, lasciata sola, rasa al suolo, è come un pugile finito lungo giĂą per terra che nessuna voglia ha di rialzarsi. I muri dei palazzi portano ancora, visibili come cicatrici non rimarginate, i segni delle mitragliate. Per terra, dovunque, i fiori delle granate, con petali di schegge tutt’intorno. E’ vivamente sconsigliato andare dentro i palazzi distrutti, per pericolo che siano ancora minati. Vukovar è in Croazia, di lĂ  dal fiume è giĂ  Serbia, si vedono le casematte delle guardie di confine, tra la vegetazione. Prima della guerra, a Yugoslavia unita, si andava da una parte all’altra del fiume a bersi una birra. Il fiume unisce, il fiume divide. Ora, a Vukovar, il Danubio è pacioso e spento, navigabile ma non navigato: da qualche parte lì in mezzo, passa il confine. Alcuni pescano, perchè almeno i pesci non hanno passaporto.
Le rondini, intanto, è pur sempre primavera, abitano uno per uno i buchi nei muri mitragliati.
Una rondine per ogni bossolo, che rivincita della vita!”. (P. Rumiz)

Sintestesie
Suoni
Rumori e voci dal mercato di Vukovar: Mercato di vukovar (mp3 – 360 kb circa) [oppure soundblox]
Foto
Otto foto acquose e forate di Vukovar, su Photowebgol >>
Reportage radiofonico
Danubio, di Enrico Bianda per Rtsi (durata: 20 minuti, mi rendo conto che sono un tempo enorme per gli standard blogger, ma lo consiglio davvero vivamente)
Introduzione | Prima parte | seconda parte
Narrativa/fumetti
Tre uomini in bici, di Paolo Rumiz e Tullio F. Altan: “Il Danubio va, lento, regolare; uno ci si tuffa da una chiatta arrugginita, nuota controcorrente e pare fermo, col fiume che gli scorre sotto come un tappeto mobile.”
Radio
Speciale di Radio 24 su Vukovar, storia e filmati: speciale vukovar


  • Corpi Estranei IV – Tempo da perdere
  • Che foto mettiamo oggi?
  • Festival di Perugia. L’occhio del ciclone del giornalismo
  • La bellezza che manca III. Il disordine dei confini.

  • 3 Commenti al post “Una rondine per ogni bossolo”

    1. tt
      aprile 20th, 2004 18:18
      1

      quando di un luogo nulla si sa, è bello inforcare gli occhi altrui e “visitarlo”, semplicemente così.

    2. Antonio
      aprile 21st, 2004 10:49
      2

      tt, se hai sperimentato tutte la catervata di sinestesie (previo approfondito esame per dimostrarlo), ti meriti un riconoscimento speciale webgoliano che io ed Enrico andremo a stabilire. Ricchi premi e cotillons se qualcun’altro lo ha fatto :)

    3. tt
      aprile 21st, 2004 12:27
      3

      tutte tutte no. quasi. :-)

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