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15/04/2004

Un rumore che si muove

di Antonio Sofi, alle 16:48

Autobus #6, Malta, Marzo 2004, di Antonio Sofi - clicca per la galleriaA Malta, i pensieri non trovano ostacoli e si perdono subito al largo, oltre i bastioni fortificati, oltre le case gialle, basse. Malta è un’isola che nei secoli si è mangiata se stessa, costruendo le sue case con la pietra calcarea che la costituisce, scavando nell’itterico delle cave profonde.
Dall’alto Malta è brulla, piatta, gialla: una padellata di polenta mozzicata che galleggia in mezzo al Mediterraneo, e un po’ affonda.
Il giallo è dovunque, è tutto intorno. I criteri percettivi, dopo un paio di giorni, si modificano inesorabilmente. Qualsiasi colore che non sia una sfumatura di giallo ti colpisce come una carezza che non ti aspetti, come un bacio non previsto.
Anche gli autobus di Malta sono gialli.
Ma c’è anche il rosso, dipinto a mano, sui musi dei pochi residuati scalcinati della colonizzazione inglese, tenuti su con lo sputo, che ancora viaggiano sulle tratte periferiche.
Gli autobus di Malta, quelli vecchi, partono solo quando sono pieni e hanno il motore truccato per fare più rumore possibile. O almeno così sembra. Le donne, quando entrano negli autobus con le monetine in mano, si fanno il segno della croce.
Ne hanno motivo. I vecchi autobus inglesi beccheggiano come zattere, hanno le marce che entrano solo a forza di bestemmie, le discese le fanno in folle e quando frenano le gomme stridono per contratto.

Per prenotare una fermata, poi, bisogna tirare una cordicella che muove un batacchio che tocca una campanella, ma devi tirarla forte, la cordicella, altrimenti il suono si perde nel frastuono del motore, nel vento caldo che entra dalle finestre a scorrimento laterale. Lassù, vicino alla campanella, ci sono le immagini votive, le sciarpe delle squadre di calcio italiane o inglesi, e le foto della famiglia dell’autista, perchè ogni autobus è personale, e chi lo guida l’addobba come più gli aggrada. Decide anche la musica, l’autista, e spesso si porta le cassettine da casa. Una tratta verso il sud dell’isola l’abbiamo fatta con il primo album solista di Morrisey, per dire.
A Malta, se ti vedono giovane, alle fermate nemmeno si fermano, rallentano un po’ e dopo un paio di ruzzolate impari la tecnica del doppio-passo laterale che nemmeno Nureyev. Se ti salvi dalla ruzzolata, sarà comunque difficile evitare la fumata di gasolio maleolente che ti investe alla ripartenza.
Dopo un po’, a quell’odore, ci fai l’abitudine, a quel rumore, e negli autobus moderni, quelli senza campanelli né motori borbottanti, quelli che si fermano, quelli che pian piano stanno sostituendo gli ultimi esemplari scalcinati, in ossequio alla europea modernità in cui Malta vuole entrare non più borbottando, in quegli autobus lì, quelli nuovi, grandi e sicuri, ci entri di malavoglia.

Sinestesie
* Immagini: Galleria fotografica, sei foto (poco più che didascaliche) su photowebgol.
* Suoni: scarica l’mp3 con i (meravigliosi – ma abbassate il volume) rumori del autobus scalcinato (i più esperti noteranno le difficoltà di entrata delle marce – 360 kb ca.)
[oppure apri il soundblox e clicca su playlist/sonorizzazioni/Autobus Malta (ci mette un po’ a caricare, poi il riascolto è veloce)]


  • La bellezza che manca II. Il giardino dell’anima
  • Preferisco il rumore del cinema
  • Tanto rumore per nulla
  • Il suono delle frecce e altri (pendo)deliri

  • 8 Commenti al post “Un rumore che si muove”

    1. PlacidaSignora
      aprile 16th, 2004 11:28
      1

      “Traballere” più che “corriere”…:-*

    2. tt
      aprile 16th, 2004 17:47
      2

      a Malta ho soggiornato per un po’ di tempo una ventina di anni fa; leggo questo post e con sorpresa trovo che nulla è mutato. Malta è una roccia, statica e irremovibile nella sua involuzione. che è parte rilevante del suo fascino.
      malinconica nostalgia.
      (ma quando siete rientrati in Italia, pure voi, una volta a casa, vi siete resi conto che tutto quanto stava in valigia era diventato tufosetto e giallino?)
      p.s. dei bus ricordo che riuscire a prenderne uno era un terno al lotto; quando rallentava iniziava il mantra “fermati,dai,fermati” ma raramente ciò avveniva.
      però l’incontro notturno da sola, durante il coprifuoco, con uno degli armatissimi militari di Dom Mintoff è stato il clou della vacanza ( se vuole le racconto via mail). :-)))

    3. polenta
      aprile 17th, 2004 17:45
      3

      protesto per il riferimento ad una sorella mozzicata!

    4. antonio
      aprile 17th, 2004 19:30
      4

      ma giuro che di cammelli non se ne sono visti :)

    5. tt
      aprile 18th, 2004 12:23
      5

      sono riuscita a sentire l’MP3. quasi mi scendeva la lacrimuccia…

    6. antonio
      aprile 18th, 2004 13:56
      6

      sono contento, tt, non sai quanto.

    7. tt
      aprile 19th, 2004 22:12
      7

      Malta è giallina perché è tufosa. Ma una volta era una foresta, prima che gli inglesi, sciagurati, convincessero gli indigeni a dedicarsi alla coltura del – mi pare – tabacco. Senza tener conto di piogge e vento, che hanno denudato l’Isola irreparabilmente. E adesso, quando vedi sbucare una pianta, ti sembra un piccolo miracolo.

    8. Antonio
      aprile 20th, 2004 00:39
      8

      non solo. Mi pare di aver letto da qualche parte che, fin troppo amanti della nobile (?) arte dela caccia, sono riusciti a sterminare tutti i conigli dell’isla che tra l’altro era (ed è – ma ora con conigli non indigeni) piatto tipico dell’isola, il Fenek stufat. Che tra l’altro, chissà perchè, detta così mi fa morir dal ridere. :)

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