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05/04/2004

Luoghi (senza pesci)

di Antonio Sofi, alle 02:32

Volere Volare di Maurizio NichettiRicordate Maurizio Nichetti in Volere Volare (un film che, tra parentesi, mi ha fatto capire quanto possa essere sexy una donna apparentemente non bellissima – e ovviamente parlo di Angela Finocchiaro)?
Il personaggio di Nichetti, in quel film, andava in giro con il microfono e il registratore alla ricerca di rumori con cui sonorizzare i cartoni animati. Ecco. Quando andiamo in giro, ed io accompagno Enrico per i suoi reportage, sembriamo due Nichettini, ed è buffo come, dopo un po’, ti accorgi di fare attenzione ai rumori, ai suoni, alle musiche, a quello che ti accade intorno dal punto di vista sonoro, e ti accorgi anche di come spesso sia un aspetto della realtà che viene messo in secondo piano, che passa in sottofondo, appunto.
E’ che, per un reportage radiofonico, la sonorizzazione è fondamentale.
Allora facciamo a gara a chi nota prima dell’altro i rumori che possono avere la forza suggestiva di descrivere un luogo, un momento, una situazione. Un coro di una chiesa, il vociare di un mercato, il rumore di un motore scassato, il calpestìo dei passi sulla neve, o il gorgoglio di una piccola cascatella di un fiume tranquillo, mentre ti avvicini.
Che c’entrano i suoni con i luoghi?
C’entrano marginalmente.

E’ che di un bel luogo, per riuscire a darne anche solo un’idea, nulla pare bastare mai. Ne parli, e non basta, ne scrivi, e non basta, fai sorbire ad amici accondiscedenti foto e video a quintalate, e nemmeno quello basta.
Hai sempre la sensazione che nulla basti mai.
Una insoddisfazione antica, quella dell’irriproducibilità dell’esperienza.

C’è un modo, forse, di riportare alla conoscenza degli altri il luogo esperito.
Ed è l’appropriarsi di un pezzo di quel luogo a scopo narrativo. Di un pezzetto di storia. Rubare un piccolo pezzettino denso (forse l’unico ladrocinio che non diminuisce alcun patrimonio). Tagliare via dal tutto un pezzo, anche piccolo, piccolissimo, e raccontare tutto il luogo a partire da quel piccolissimo frammento. Senza perdersi in quadri generali, in aspettative di esaustività, in macrostorie che aggiungono nozioni, e aneddotiche da touring club, e non colgono il co-cor dei luoghi (che di solito sono mille luoghi, tutti incastrati gli uni negli altri come serpenti in una cesta, e impossibili da districare).

Una storia, anche piccola, non è altro che un piccolo punto di tangenza tra noi e quella intricatata globalità; che racconta, nel suo piccolo, l’irraccontabile di una realtà troppo grande e complessa per poterla costringere in un singolo atto narrativo. O almeno una sua parte.

Questo è quello che proveremo a fare, con i luoghi, fin quando e se la cosa funzionerà, chè è un po’ un esperimento. Utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione: non solo la parola, ma anche i suoni catturati nichettianamente, le foto, tutti gli “scarti” di prodotti finiti, giornalistici e non.
Ma non solo.

Luoghi veri, non-luoghi, simboli in luogo dei luoghi, luoghi degradati, in cambiamento, conoscibili e irriconoscibili, luoghi pubblici e privati, reali e sognati, immaginati come sono i progetti, virtuali come è internet, come è questo blog, spesso più vero del vero.

Insomma di ciccia al fuoco ce n’è molta.
Io, questa volta, mi sono impegnato particolarmente – ai limiti della comprensione di quello che scrivevo – a declinarlo nel modo più palloso possibile, giusto per dissuadere i poco convinti.
Poi, come al solito, ci saranno più scemenze che altro.


  • Pesci a 360°
  • Self-help blog II
  • Almeno linkatevi tra voi
  • I guard rail della convivenza

  • 5 Commenti al post “Luoghi (senza pesci)”

    1. enrico
      aprile 5th, 2004 12:10
      1

      i rumori c’entrano, eccome se centrano… i nostri processi percettivi passano, è vero, prima di tutto attraverso la vista, ma secondariamente, passano anche dall’udito. I rumori contribuiscono a dare senso alla cose che vediamo, prima cogliamo, poi metabolizziamo attraverso una serie di passaggi obbligati, e poi diamo senso a quello che abbiamo visto. Per fare questo è utile, insomma aiuta, collocare l’oggetto della nostra indagine anche in un contesto auditivo.
      Giuro! pssss, leggo attualmente un libro che si
      intitola Conoscenza e realtà di Ulrich Neisser…

    2. angelocesare
      aprile 5th, 2004 17:35
      2

      Un “Luogo” ha anche colori. Come l’estate indiana: il lago è raggiunto nella piena luce del pomeriggio: dapprima il relitto di un carro agricolo, poi qualche pietrone cementato da foglie, infine un ampio scorcio su una casa coloniale, seminascosta, un moletto in legno ma, sopra a ogni cosa, oltre, attorno a una radura con un tronco tagliato, vivide macchie di luce, fiamme di fronde brulicanti in vampate incommensurabili, riflesse nel medesimo fulgore delle acque, e oltre ancora, contro l’oscuro sfondo dei monti incombenti, il cuore stesso dell’origine della luce divina, luce rossa, vermiglia, splendente, insostenibile, folgorante, guizzante, fuoco indistinguibile, inscindibile, foglie scarlatte circonfuse di trasparenze dorate, ardenti, irreali, per eccesso di contrasto e di pigmentazione, per pazzia d’artista, come estremi bagliori prima della cecità, o causa di cecità, betulle, pioppi, aceri, frassini, querce, sassofrassi, rinvigoriti dall’oscuro fondale di pini e abeti, dal morbido verde appagante dei prati, in tonalità ardenti, sfavillanti, dardeggianti nelle minime e infinite onde della superficie del lago, sfiorato e increspato da correnti celestiali, a concupire, ad assatanare, a ghermire le anime dei vedenti, ad unirle nel medesimo interminabile istante, stremandoli fino al primo smorzamento di toni, infinitesimale ma avvertibile da un animo grato e recettivo, a tal punto affinato e avvinto dalla natura circostante da trascurarne l’essenza, la causa chimica, l’eccesso di carotene, di tannino, di autocianina rossa, drogato dalle trame della natura, dai risvolti del mistero, dal succo di alambicchi intangibili.

      Non c’è il tempo di esclamare , di constatare, appuntare, immortalare, ricalcare. L’esperienza si embrica ai segni dell’anima, la gratitudine si espande nei cieli, lasciando un senso di mancamento, di disorientamento, di sottile perverso compiacimento, di evento trascorso.

    3. tt
      aprile 5th, 2004 18:57
      3

      se questo secondo te è palloso e dissuasivo tu non hai mai letto “omissis”. ;-)

    4. Red Apple
      aprile 5th, 2004 19:20
      4

      Suoni e luoghi: come dire vista e udito.In assenza dell’uno o dell’altro l’esperienza “sensoriale” deficita di qualcosa. Però, forse, il suono ha una potenza evocativa più forte. Una volta ho assistito ad uno spettacolo di un rumorista che attraverso oggetti impensabili riproduceva suoni più o meno noti, ed era impossibile non associarli ad immagini,di luoghi e di oggetti. In quello stesso periodo un mio amico, decisamente folle, mi propose di accompagnarlo in un viaggio in cui lui avrebbe portato una benda sugli occhi per tutto il tempo,questo perchè voleva conoscere il luogo solo attraverso i suoni. Non l’abbiamo mai fatto quel viaggio e spero non capiti ma su questo blog, altrimenti mi ripropone la faccenda…

    5. tt
      aprile 6th, 2004 09:49
      5

      di suoni e di luoghi: al termine di Creuza de maa, le voci delle donne, del mercato. pochi secondi, e già si era proiettati in quelle esistenze. un esempio emblemati\co.

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