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25/03/2004

Next Brel, ovvero la vendetta consumata

di Antonio Sofi, alle 01:21

L’uomo è un nomade (Jacques Brel)

nextbrel.jpgPrendo spunto da una recensione del compare di Webgol, Enrico Bianda, per Il Popolo del Blues, la rivista on line di Ernesto De Pascale, per continuare a scrivere di cover. La recensione è di un disco tributo a Jacques Brel (Next Brel – David Bowie, Scott Walker, Dusty Springfield, Nina Simone, Marc Almond, e altri – Barclay – Universal 2004): “Next Brel è un omaggio che sonda il tempo, raccoglie le perle sparse negli anni, tra gli omaggi che in molti hanno reso a Jacques Brel.

Il disco è sorprendente, anche – e forse soprattutto – per chi, come me, non conosceva molto le canzoni di Brel. Il disco è ormai in loop ossessivo da alcune settimane; quando accendo il pc, è il computer stesso che se lo ricorda e mi apre musicmatch in automatico con la prima canzone. Quando sopraggiungerà la nausea, mi toccherà formattare, già lo so.
Il disco me l’ha passato con modi da carbonaro lo stesso Enrico, che è ormai diventato il mio personale pusher di musica. Pusher dalla bastardaggine simile a quello di Daniela, il mitologico Mariuccio di Porta Portese, o quello, anonimo e brusco, di Ernesto, o, ancora, quello, scontroso e vanitoso, dello stesso Enrico – il quale, evidentemente, intende vendicarsi con me. Mi sa che li fanno con lo stampino.
Ma il tempo della vendetta è venuto, e ho pronta la bacchetta.

Il punto è semplice e la faccio breve. La recensione di Enrico, credo a questo punto volutamente, tale può essere la bastardaggine di un pusher malefico, difetta delle tre canzoni che più mi son piaciute del disco. Tre cover vere, nemmeno a dirlo. Ma di queste non c’è nemmeno un cenno. Niente. Scomparse. Dissolte. Bacchettata.
Provvedo io che con le cover non si scherza.

1) Paul ArmfieldWhy should it be that a man gets bored?
La canzone è una cover di Faut-Il Que Les Hommes S’Ennuient. Pare che la cover, tradotta in inglese da Paul e dalla moglie (ecco uno dei casi in cui una cover prevede una doppia interpretazione – di musica e testo – nel caso in cui i testi vengano tradotti – ma anche completamente riscritti, come era abitudine anche in Italia un po’ di tempo fa con le canzoni anglosassoni di successo), sia stata registrata quasi per gioco perchè destinata ad una altra band. Che sia vero o no, la canzone mantiene la dolcezza sussurrata di una prova. La voce stanca contrappunta un arrangiamento minimale, chitarra pizzicata e pianoforte.
Perchè un uomo finisce per annoiarsi, non si capisce.
Nonostante (pourtant, despite) tutto.

2) Divine ComedyJackie (qui il testo in inglese)
Per me i Divine Comedy erano quelli che avevano fatto una bella cover di There’s a light that never goes out degli Smiths (da “The Smiths is dead” – eccezionale album di cover dell’indimenticabile gruppo inglese), e questo mi bastava e avanzava.
Poi ascolto meglio il testo.
If I could be for only an hour
If I could be for an hour every day
If I could be for just one little hour
Cute, cute, cute in a stupid-ass way

Magari, penso, magari.

(Ma soprattutto)
3) Emiliana Torrini – If you go away (Ne me quitte pas – qui il testo in inglese)
torrini.jpg
Per me, che sono rinomatamente ignorante e contento e curioso, Emiliana Torrini è una scoperta sconvolgente. Se la conoscevate e non mi avete detto niente, giuro che me la prendo. La sua cover di Ne me quitte pas spazza via definitivamente la catervata di altre versioni fatte negli anni da qualsiasi cantante si imbattesse in questa canzone memorabile, che molti considerano tra le più disperate di sempre (da Frank Sinatra a Cindy Lauper, da Marlene Dietricha Julio Iglesias, fino a finire a Gino Paoli, Ornella Vanoni e Patty Pravo con il titolo “Non andare via“).
Non c’è confronto, nemmeno vago, tra una qualsiasi di queste versioni, e ci metto anche l’originale di Brel, e la cover di Emiliana Torrini, e lo dico anche senza averle sentite tutte, le altre. No ne ho bisogno. Perchè questa è perfetta.
La sensazione è che Ne me quitte pas ci abbia messo più di 50 anni per trovare finalmente la sua perfezione. Una vita intera, ma ne valeva la pena.

Una altra cosa da dire è che, non me ne vogliano i breliani, la traduzione inglese è, miracolo!, molto meglio dell’originale. Spiego. Ne me quitte pas è una canzone su uno/a che rischia di essere mollato/a, tanto per capirci.
Il testo originale di Brel (in francese) la butta giù piagnucolosa.
Non mi lasciare, farò questo, farò quest’altro, ti prego, per carità. Cose del genere.
Nella traduzione inglese, che, apprendo essere stata scritta dal cantautore e poeta Rod McKuen (che non ho idea di chi sia, ma dev’essere di certo un genio) la canzone diventa sottilmente ma completamente diversa dal lamento piagnucoloso (dolcissimo, per carità) di un/a disperato/a.

Il Ne me quitte pas, “non mi lasciare” diventa “if you go away“, se vai via.
Se vai via, mi dispiace, capisco pure, no non piango, ma mi dispiace.
Ma, if you stay, se rimani, farò questo, quest’altro, bacio gli alberi, anzi ci parlo, cavalco la pioggia, mi faccio un giretto sul sole e ritorno.

Il cambio di prospettiva è notevole.
E Emiliana Torrini, che dev’esser donna fenomenale, mediterranea e glaciale, padre italico e madre islandese, lo capisce fino in fondo.
Da una parte, quella del Ne me quitte pas, ci sta la disperazione pubblica, la scena madre, l’aggrapparsi ai pantaloni e/o alla gonna, e rischiare di beccarsi un calcione sul viso, come la belva umana di Fracchia usava fare con la mamma troppo affettuosa che non lo lasciava andare via.
Dall’altra, quella di If you go away ci sta una canzone che è come una lettera scritta e mai mandata, come se certe cose non si possano chiedere, nè tantomeno esigere, ma solo attendere. Emiliana Torrini, che dev’essere donna eccezionale (non l’ho detto?), canta come stesse pensando, solo pensando, o parlando a se stessa, di una sofferenza intima, ma in fondo calma, serena, mitigata da un bene che non esige.

Ed Enrico, di questa meravigliosa cover di Emiliana Torrini, non ne ha mica scritto.
La vendetta è consumata.
Tiè.


  • La vendetta è un piatto che si consuma freddo
  • Sono un istrione
  • Bozze di sceneggiature al femminile
  • I siti so’ piezz’e Core

  • 6 Commenti al post “Next Brel, ovvero la vendetta consumata”

    1. Gilgamesh
      marzo 25th, 2004 10:22
      1

      Grazie della segnalazione, ne ho ordinato una copia appena me ne hai scritto, e m’è arrivata oggi. Non vedo l’ora di ascoltarlo, Brel è sempre stato nelle mie corde, insiema a Brassens e pochi altri, e gli interpreti sono notevoli. Anche se so già che continuerò a preferire l’orignale francese a qualunque versione anglicizzata, almeno per il testo (Ne me quitte pas, Non mi lasciare, trasformato per metrica in If You go Away, Se tu vai via, ne è un buon esempio).

    2. Red Apple
      marzo 26th, 2004 12:52
      2

      A proposito di cover: l’anno scorso hanno organizzato una mostra a Parma, dal titolo Cover Theory di cui si dice:
      Cover Theory è la mostra che intende allargare il concetto e il modus operandi della cover anche all’ambito dell’arte contemporanea. Di fatto, questo è già accaduto molte volte, anche se in modo non dichiarato: la famosa Gioconda coi baffi di Duchamp non è forse una cover dell’originale leonardesco?(il link per leggere tutto è http://eventi.parma.it/page.asp?IDCategoria=28&IDSezione=565&ID=18603).
      Ora, possiamo insinuare che la Torrini, o meglio il traduttore del testo in inglese, abbia messo, consapevolmente, i baffi all’originale Breliano??Così come Duchamp, che forse avrà pensato “che palle sto sorriso”, il traduttore breliano avrà pensato “che palle sta lagna”. Quale modo migliore per dirlo in modo velato, facendone sì la cover, ma stravolgendo il punto di vista?? Evviva il dadaismo delle cover musicali! :-)

    3. antonio
      marzo 29th, 2004 22:02
      3

      Gilgamesh: ora proverò con Brassens. :) Peccato per il mio francese, che non sarà all’altezza.
      Red Apple: la segnalazione è eccezionale, grazie, molto interessante davvero. I baffi di duchamp, dici, e dice la mostra. Non saprei se proprio di cover si tratta, a ben pensarci. Non ne coglie il senso profondo, come ogni buona cover dovrebbe fare, ma in un certo senso la dileggia, la prende in giro, ne fa una ironica perifrasi. Mi ricorda più le operazioni di imitazione di stili: del genere “44 falsi” di Michele Serra, per capirci. O forse, chissà, anche quello è il modo di svelarne il senso profondo, ma indirettamente, e con un po’ di bastardaggine, e non con amore, come una vera cover dovrebbe fare.

    4. Apelle
      aprile 4th, 2004 09:39
      4

      Immagina di ascoltare If You Go Away dal vivo.
      In un locale fumoso e tetro, posto sotto le rotaie della stazione Centrale di Milano, in una via frequentata da puttane e viados.
      Davanti a non più di 100 persone, metà delle quali se ne strafotte del concerto e continua a far rumore e a bere.
      Con Emiliana che prova (timidamente) una paio di volte a pretendere maggior silenzio dalla sala…senza riuscirci…
      Concerto splendido, neanche bisogno di dirlo..:-)

    5. antonio
      aprile 4th, 2004 16:22
      5

      Ecco come fare a farmi rosicare d’invidia :)

    6. antonio
      aprile 6th, 2004 22:25
      6

      Giusto per la cronaca e per i posteri. Sono arrivato ad ascoltare almeno 10 versione del pezzo “Ne me quitte pas”. Proprio stasera ho ritrovato nbegli scatoloni di cassette di amici, pronti per essere butatti, “non andare via” di Gino Paoli. Continuo a pensare che tranne emiliana nessuno, di questa canzone, ci ha mai capito nulla.

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