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24/03/2004

Cover lover

di Antonio Sofi, alle 09:11

(avvertenza: guarda la “categoria” qui sopra e leggi di conseguenza – roba con poco filo logico)

ascoltomusica.jpgSono sempre stato affascinato dalle cover, ovvero le versioni successive di un brano scritto e/o pubblicato da qualcun altro.

Faccio subito una digressione, mi scappano i distinguo che quando scappano scappano, perch√® con il termine cover (e la definizione generale di cui sopra mantiene questa ambiguit√†) spesso si intendono due cose che, per quanto mi riguarda, sono diametralmente opposte, e poco compatibili l’una con l’altra.
Mi spiego (o provo a farlo).

Da una parte ci sono le cover vere.
C’√® chi prende, cio√®, una canzone fatta e finita, la guarda fisso come il bambino aspirante maestro di Matrix guarda il cucchiaio e la piega al suo talento, la scompone con un atto d’amore, e la trasforma di nuovo in materia grezza. Un insieme autosufficente e concluso, pi√Ļ o meno equilibrato, di note e parole viene disarticolato e ricomposto in un nuovo equilibrio. C’√® chi la interpreta, insomma, ne cerca il cicciolo denso che sta in fondo alle cose, il senso profondo, e intorno a quello ricostruisce un qualcosa che √® insieme nuovo e vecchio. Riconoscibile e originale. Gi√† e mai sentito. Non √® forse quello che si dovrebbe fare con tutte le cose che si amano?

Una cover, anche se vera, √® d’altronde un miracolo che non sempre riesce, e tante sono le cover che riescono male.
E’ d’altronde un miracolo che, cos√¨, mi azzardo a dire senza il conforto di un ragionamento approfondito, pu√≤ capitare solo con la materia sonora, cos√¨ fluida e insieme morbida, elastica, scomponibile, riproducibile. Testo e musica. Il testo, in una cover, rimane nella stragrande maggioranza delle volte lo stesso dell’originale (non sempre: ne scriver√≤, forse), cambia la musica. Una cover si pu√≤ fare solo di una canzone. Impossibile fare una cover di un libro, di un qualsiasi testo, o, chess√≤, di un quadro. Certo del primo si possono produrre vari tipi di parafrasi, pi√Ļ o meno ironiche e sfottitorie, e del secondo se ne pu√≤ fare copie, imitazioni; ecco quelle si.
Le copie, le imitazioni si possono fare di tutto. E c’√® chi non sa fare altro.
Ed ecco anche la mia distinzione.

Perch√® il termine “cover” √® usato anche per indicare le canzoni eseguite dalle cosiddette cover band.
Le cover band sono, invero, un fenomeno curioso. In parole povere, immaginando per puro esercizio di immaginazione che ci sia qualcuno che non sappia di cosa sto parlando, ci sono gruppi musicali il cui repertorio √® composto quasi esclusivamente di canzoni di altri gruppi, spesso accomunati dall’appartenza ad uno stesso genere musicale, oppure di un solo gruppo.
Nella maggior parte dei casi obiettivo dichiarato e tenacemente perseguito da ogni cover band che si rispetti è quello di riprodurre esattamente la canzone originale, ogni singola nota, ogni singolo passaggio, ogni singolo sussulto di voce.
Se vuoi far veramente felice una cover band basta che gli dici che la loro esecuzione √® u-gua-le all’originale.
Una determinazione imitativa che spesso √® supportata da una passione portata all’eccesso, ma che talvolta √® solo mestiere, un modo per sopravvivere alla mancanza di talento e stile proprio, o a difficolt√† di emergere.
L’imitazione √® spesso il passaggio, non solo obbligato ma necessario, per chi, per esempio, inizia a suonare. Poi c’√® chi trova la sua strada espressiva, e chi decide di suonare le canzoni degli altri, ed esattamente cos√¨ come loro lo hanno gi√† fatto. Niente di male, per carit√†, c’√® un certo mercato (non discografico, ma di esibizioni live) per le cover band.
Io stesso per esempio sono andato recentemente a vedere un concerto di una cover band di Rino Gaetano, e mai sarei andato a sentire la band pincopalla assolutamente sconosciuta che suonava la sua musica.

Non sostengo nemmeno, tanto per essere chiari, che si tratti, sempre e comunque, di band prive di alcun talento; ci sono casi di strabiliante capacit√† mimetiche. Mi √® capitato, ormai un bel po’ di anni fa, di sentire un concerto di questo gruppo, si chiamano Achtung Babies, e se chiudi gli occhi vedi Bono che canta.
O, per esempio, gli Her Pillow, che sono sicuro i romani ben conoscono, ma che sono una cover band atipica, che fa spesso cover vere, specializzata nella musica irlandese (ma sono superlativi quando si esibiscono negli stornelli popolari Рprova ad ascoltare Che mangerà la sposa), e che forse amo per motivi del tutto incidentali, e, per così dire, affettivi, extramusicali.

Molte altre non le ricordo, anche perchè devi affidarti alla memoria live.
Eppure ce ne sono tante, tantissime.
Non ci credi? Dai un’occhiata al portale delle cover band italiane. Ma stai attento, l’universo delle cover band pu√≤ avere dell’inquietante.

Ci sono quelle facili. Per esempio i Vicious Underground, i Bar Mario, i Bollicine, i Four horsemen, i geniali Queentet, che ho controllato e sono davvero cinque.
E quelle un po’ pi√Ļ difficili. Tra cui per esempio: Avanzi di balera (Lucio Battisti), Freak of nature (Alanis Morrisette), Utopia (Nomadi), 99band (Toto – sic) e tanti altri.

Sta di fatto che di cover band ce ne sono tante tantissime e, comunque la metti, e per quanto bravi possano essere, contesto il fatto che facciano cover, almeno per come le intendo io.
Sono copie, magari ben fatte. Ma sempre copie rimangono.
Chiamiamole tribute band (e in realtà molte, correttamente, si definiscono in questo modo), copy band, ma non cover band, che una bella cover è ben altro miracolo.

Fine digressione.
Quello che volevo dire è che sono sempre stato molto affascinato dalle cover.
Quelle vere.
Tutto qui.


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  • 7 Commenti al post “Cover lover”

    1. carnefresca
      marzo 24th, 2004 13:22
      1

      verissimo quando parli dell’interpretazione come atto d’amore, √® proprio la parte nuova, quella ‘tirata fuori’ dall’originale secondo me che indica la misura di quanto quel pezzo √® stato amato. √® quello che √® entrato dentro e il modo in cui viene raccontato. mi viene in mente il famoso ‘red hot and blue’ in tributo a cole porter e penso a ‘it’s all right with me’ rifatta da tom waits. per√≤ penso anche a un altro tipo di cover, che √® ‘killing an arab’ rispetto allo ‘straniero’ di camus. da un libro a un testo musicale per ripercorrere un unico stato mentale. sono esperimenti che riescono quando riconosci l’originale in qualcosa che a prima vista non ci somiglia per niente. l’*amore* viaggia attraverso le idee, partorisce le cose.

    2. antonio
      marzo 25th, 2004 01:39
      2

      A proposito di Straniero mi √® venuto in mente il film di Visconti. e quindi che altro che poco pensamento, questa √® un enorme imprecisione: in realt√† si pu√≤ fare una cover di qualcosa non sia una canzone, altroch√®. Con un film, un remake… .)

    3. O'keeffe
      marzo 25th, 2004 18:09
      3

      Forse ci sarebbe da fare un distinguo nel campo delle “cover”.
      La cover pu√≤ essere dello stesso genere: musica-musica,testo-testo, film-film, quadro-quadro, ma pu√≤ essere anche una cover trasversale, quella che mescola i generi. Mi vengono in mente “le cover” realizzate da Kenneth Branagh(si scrive cos√¨?), sul suo amatissimo Shakespeare.L’attore fa quello che un qualsiasi, bravo, musicista fa nei confronti del proprio idolo. Lo imita, appunto, usando il proprio linguaggio comunicativo.Certe volte aggiungendo, altre tagliando, altre volte lasciando intatto il contenuto e mutandone, invece, la forma. Ognuno lo fa, insomma, come meglio pu√≤. Ma poi mi chiedo, e vi lascio questi interrogativi, quando √® nata l’arte della “cover”? Chi √® stata, per esempio, la prima cover band? e il primo remake?

    4. antonio
      marzo 29th, 2004 22:05
      4

      O’keeffe, sono d’accordo con te sulle cover trasversali. Hai colto il punto. Sulle altre domande, molti interessanti, non ho modo di risponderti. Ma prover√≤ a cercare di saperne un po’ di pi√Ļ, la cosa √® stuzzicante. grazie.

    5. Lorenzo
      giugno 10th, 2004 15:38
      5

      Sono d’accordissimo su quanto scrivi. Io amo le cover se fatte bene, e per fatte bene intendo fatte proprie, reinterpretate.
      Ho avuto modo di vedere alcune delle Tribute Band in circolazione, e alcune sono davvero grandiose.
      Una di quelle che pi√Ļ mi ha colpito √® stata senza dubbio quella di Lou Reed/Velvet Underground che tu citi, i Vicious Underground.
      Non capisco per√≤ quando li cataloghi tra le “cover band facili”. Cosa intendi per facile?
      Come repertorio √® uno dei pi√Ļ audaci e difficili da interpretare e riproporre, e loro sono veramente superlativi.
      Gli Achtung Babies, invece, mi hanno deluso molto.

    6. Antonio
      giugno 10th, 2004 15:50
      6

      quando una cover è fatta bene, interpretata cioè, è una gioia per mente, spirito e panza. senza alcun dubbio, poco importa che non sia originale.
      Con “facile” intendo solo l’aspetto terminologico, la scelta del nome della band. Rileggendo mi sono reso conto di non aver spiegato bene questo punto. Vicious underground √® facile associarlo ad un gruppo preciso (i velvet), avanzi di balera o freak of nature un po’ meno. Non mi riferivo ad altro visto che non ho mai sentito nulla di loro. Ma ora che me lo dici, se li trovo in giro, ci faccio un pensierino: i velvet sono d’altronde uno dei gruppi che ho pi√Ļ amato.

    7. Carlo Dolce
      marzo 7th, 2005 20:19
      7

      torno in argomento a distanza di un anno poich√® solo ora un amico, gran navigatore, mi ha inviato via mail il tuo bell’articolo “cover lover” . Visto che hai tirato in ballo anche il mio gruppo Avanzi di Balera (tributo a Lucio Battisti) mi permetto di condividere quanto tu hai detto in toto. Fare cover puo’ essere estremamente creativo come pu√≤ essere estremamente frustrante. Per quanto ci riguarda la scelta del nome (lontanissima dal tributo a Lucio Battisti che facciamo) √® indicativa della nostra evoluzione o involuzione. Da giovanissimi abbiamo composto lunghe suites progressive senza successo. Poi siamo passati ai locali che volevano solo cover. Lo abbiamo fatto da bastian contrari quali siamo, con brani di solo musica italiana quando gli altri facevano solo stranieri e lo abbiamo fatto per lunghi anni. Poi quando tutti si sono messi a fare vasco e liga e meedley vari noi ci siamo trovati in sala prove e abbiamo prima fatto un disco di cover varie (anche queste Riletture di brani perdutamente amati) che andavano da Benito Urgu a Paolo Conte passando per celentano e gli Area comprendendo 5 nostre composizioni e poi abbiamo riletto Battisti con la nostra sensibilita’, la nostra cultura musicale, e abbiamo scelto i pezzi che sentivamo nostri e che dopo il lavoro sono diventati NOSTRI (scusa LA PRESUNZIONE) e li abbiamo messi su un CD che si intitola “quel gran genio del mio amico” Con lo scopo di abbandonare i locali dove ti trattano come fossi uno dei camerieri e passare a platee pi√Ļ mirate (cio√® che venissero per battisti e scoprissero gli avanzi) e perfortuna questo ci √® stato sempre riconosciuto. Tu non hai idea di quante persone ci dicono e ci hanno detto frasi di questo tipo: Ma la tua voce non somiglia a quella di Lucio?, ma con Lucio che cosa hai a che spartire?, Manca una Tastiera il suono √® troppo Heavy, Chi tocca Lucio Muore, ; Tutti complimenti per me e per il gruppo. Siamo fieri di aver riscritto alcune canzoni di Battisti-Mogol e averle fatte alla nostra maniera e spero col nostro stile. Poi a causa dell’et√† (quasi 50) e di stimoli che vanno sempre piu’ scemando, abbiamo probabilmente accantonato velleita’ compositive (che peraltro non trovano spazi) e ci siamo comodamente specializzati in questo tipo di tributo ed andiamo avanti su questa strada. Non so se Battisti si sentirebbe tributato da noi, ma l’importante e che noi ci si senta in tutta onesta’ contenti di come lo abbiamo ascoltato, vissuto, riletto e risuonato.
      Grazie per l’ospitalit√† .

      P.S. Comunque quando gli Achtung Babies suonano fanno sempre il tutto esaurito. La Tribute band clone è di grandissima moda.

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