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13/03/2004

Carsiche memorie

di Enrico Bianda, alle 20:59

Musica per le sue orecchie, madame (I)

tango.jpgPrendiamolo come un piccolo esercizio di memoria. Non ci sono in effetti dei brani che in assoluto pongo al di sopra di altri. Insomma non è come al cinema dove più o meno credo che riuscirei in quel gioco così affascinante del mettere i primi dieci film della vita uno dietro all’altro. Nella musica proprio no. Nel senso che si, certo, ci sono dei brani che hanno segnato qualcosa nella mia vita. Ma rimetterli tutti in ordine no. E’ un po’ come l’ordine dei dischi in Alta fedeltà: si possono mettere in ordine alfabetico per autore, per composizione, per genere, oppure per anno di pubblicazione, oppure ancora – sempre più difficile – per tipo di emozione che mi scatenano dentro. E allora potrei immaginare una sequenza gastronomica, e Monk lo metterei di nuovo in testa, a seguire mi sa che ci finirebbe il Chet Baker ma solo quello che canta, perché con la tromba passerebbe poco più in la… Eppure la tromba di Chet l’ho amata subito, e l’ho odiata anche subito, per l’impossibilità della riproduzione.
Ecco che allora si pone il problema. Ma questa serie di dischi e canzoni in ordine di emozione mi rigira per la testa da tempo. Ma ogni settimana se ne aggiunge qualcuna e sparisce qualcosa d’altro. Così a freddo, proprio ora metterei subito un brano di Kip Hanrahan, magari proprio da uno degli ultimi dedicati a Le Mille e una notte, ci sono Don Pullen e Steve Swallow che suonano. E subito dopo mi viene in mente la lacerante melodia dell’Ode to life proprio di Don Pullen, dal vivo a Chicago nel 1992, poco prima che morisse, ma si tratta di un disco che non esiste, un’incisione pirata che mi è arrivata tra le mani un po’ per caso. Quindi alla fine si tratta di una cosa privata, un po’ come la canzoncina di un bambino sentita una mattina presto nel silenzio di un paese.

Mi rendo conto che, ad analizzare il processo emotivo dal quale scaturiscono queste melodie, mi ritrovo davanti un po’ ad un flusso creativo incontrollabile, devoto al caso e all’umore del momento. Come la scrittura o l’improvvisazione. C’è una traccia ferrea, la cultura musicale, il nostro apprendistato, alimentato nel tempo dalle esperienze e da tanto altro; e poi c’è l’estro, l’umore, l’emozione, la sapienza e la lucidità: un po’ come le vecchie cassettine, o nastri. Si compongono con l’estro ed un sapere di base.
Ancora, nell’ordine del caso, oltre il velo dell’ordine, per riprendere un bel titolo musicale di conversazioni con Alfred Brendel, metterei una composizione di Fred Hersch che si intitola Endless Stars, c’è qualcosa della leggerezze e dei chiaro scuro di Bill Evans, ma è lui, il suo tocco e la sua contabilità. Dal vivo al Village Vanguard. Che vuoi di più? In altri tempi avrei messo Astor Piazzolla da un disco intitolato Tango hora zero: seconda traccia lato A. Non ricordo il titolo ma il disco l’ha pubblicato un’etichetta che si chiama American Clavé, guarda caso l’etichetta di Kip Hanrahan. Ma si potrebbe andare avanti per ore, ma scava scava mi rendo conto che trovo cose che stanno li da anni, dieci e più, questo Astor è fermo in questa ipotetica Top Ten delle emozioni da almeno il 1989! Ci aggiungo Are You Going With Me, Pat Metheny tratto da Travels, ECM non so più quando: posso ancora riempirmi di brividi, giuro, ho mimato inutilmente il solo di chitarra synt per anni, a volume tremendo. Era una canzone che finiva nelle compilation di molti di noi, da molto più giovani.
E’ un percorso da fiume carsico…
Sono le canzoni della vita, cui si aggiungono brani nel tempo, si sommano emozioni e consapevolezze diverse, trasformate. Bisognerà aspettare la fine dei nostri giorni per fare un bilancio, e ci vorrà un nastro da 120.

(continua…)


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  • Un commento al post “Carsiche memorie”

    1. daniela
      marzo 27th, 2004 19:30
      1

      amo il disco di kip di cui parli.

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