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27/02/2004

Musica per le mie orecchie (ovvero live vs mp3)

di Antonio Sofi, alle 17:13

Un paio di giorni fa, accennavamo ad alcune questioni legate alla musica digitale. L’argomento mi pare centrale. Ragionando sulla musica e dintorni, impossibile prescindere completamente dal contesto, dagli strumenti, dai canali attraverso cui la musica è fruita e ascoltata.

Nel post, si accennava ad un possibile doppio binario di fronte al quale si trova oggi, e si troverà sempre più in futuro, l’industria musicale. Banalizzando (e i più esperti di me mi correggeranno): da una parte la musica registrata, attraverso il supporto dei cd, e, sempre più, dell’mp3, dall’altra la musica live, esperienza sonora unica e irriproducibile.
Low Res, nei commenti a quel post, aggiungeva: «[…]molti gruppi e artisti guadagnano di più con i concerti live che con le vendite dei dischi. Quindi quello della pirateria musicale è un falso problema. In un certo senso si torna alle origini: la musica vera si vive “dal vivo”, dal palco. Mentre la musica registrata è soltanto un passaggio intermedio, che serve a rinforzare l’esperienza.»

Si ripropone, in un certo senso, una nuova valenza del confronto tra analogico e digitale, se anche si pensa che, in questo caso, anzi nel più ottimistico dei casi, non si potrà prescindere da una musica registrata che passerà anche dal web, nel momento in cui le major discografiche smetteranno la via del terrore, e cercheranno nuove modalità per integrarsi con le nuove tecnologie legate ad internet, dal peer-to-peer in poi.

Ma oltre un problema di opportunità, di diritto e di copyright, di politiche commerciali, c’è anche un risvolto relativo alla qualità del suono digitale.

Trovo un interessante articolo di Brandon Wirtz su questi argomenti, interessante come sono per me tutte le cose di cui capisco poco. Scrive Wirtz: «One of my biggest complaints with CDs isn’t a fault in the media, it is the fault of the idiots who master them.» Insomma, non è il supporto in sè, ma il modo (idiota pare) con cui viene usato.
Secondo Wirtz, la compressione dell’audio della maggior parte dei cd, equalizzando i picchi sonori, rende il suono “monotono”: «Music CDs are compressed, a term that has nothing to do with the amount of size a file takes up but rather the amount of range in the volume of a piece of content. By compressing audio you never end up with sounds that are too quiet to be audible or so loud as to be deafening. Instead, you end up with audio that is very monotone.»
Senza vita, e senza emozione.

Il circolo vizioso della compressione (e della conseguente scarsa qualità) si alimenta ancor di più nel passaggio dal cd all’mp3, e nella vendita on line delle canzoni.
«Because online music such as iTunes and Napster 2.0 use CDs as their source, the music I buy for my portable device sucks, too. Only it sucks more because instead of getting CD quality suck, I get near-CD quality suck. The distortion and loss of frequency response that results from a file being data compressed / encoded to 128 or even 192k stacks on top of the distortion added via audio compression.»

Se pure, insomma, aumenteranno, pian piano, le possibilità di acquistare musica on line (senza accennare alla pirateria o ai download illegali), bisognerà tener presente che la musica che si ascolta nei vari mp3 player non sarà, almeno per ora, un granchè. It will suck, insomma.
Pur non essendo un purista, insomma, spesso con gli mp3 me ne accorgo pure io.

La conclusione di Wirtz ci fa ritornare al doppio binario musica registrata (che sucks, almeno in parte) e musica live (esperienza irriproducibile, olistica), e alle conseguenze anche commerciali che ne derivano. La conclusione mi pare piuttosto affrettata e complottistica (credo più ad una incapacità di gestire tutta la complessità delle trasformazioni in atto – insomma ci vedo molta casualità più che una vera strategia), e mi convince meno del precedente ragionamento “tecnico”, ma forse tutti i torti non li ha.
In pratica Wirtz afferma che il decadimento della qualità sonora della musica funziona come una sorta di fattore di lunga durata, che abitua gli ascoltatori a quel tipo di qualità musicale scarsa, aprendo così lo spazio (commerciale) da una parte alla musica live vera e propria, dall’altra alle varie esperienze live in televisione – anche quelle “suoneranno” meglio della musica in un cd.
«The music becomes severely ugly. This, of course, helps sell concert tickets because these days most everyone does sound better on stage. It also helps MTV as the Unplugged music sounds much more lifelike than the music that gets passed off on CD.»

Insomma. Altro che strategie del terrore e della criminalizzazione diffusa, prezzi esorbitanti dei cd, vendita on line di musica scarsa: facciamo che si fanno più concerti e contenti tutti?


  • Qdc live. Lunedì tecnologico.
  • Qdc live. Giovedì intercettato.
  • Webgol Live. La musica smarmellata
  • Qdc digestivo. Podcast live con ospiti (forse).

  • 2 Commenti al post “Musica per le mie orecchie (ovvero live vs mp3)”

    1. carnefresca
      febbraio 27th, 2004 20:09
      1

      in effetti quello della ‘qualità minima garantita’ è un problema che i paperoni del napster a pagamento dovrebbero porsi, ma la considerazione è insita nel mezzo per gli ovvi limiti dati dalla banda e quindi del tempo necessario per scaricare formati più ‘pesanti’ e tenendo conto dei costi aggiuntivi che comporta una connessione ‘normale’. paradossalmente, in nome dell’equità, i bitrate più alti dovrebbero costare meno per andare in pareggio con rapporto costi di tempo/connessione. magari potrebbe diventare un incentivo alla diffusione della banda larga (sempre più larga;-).
      l’unico problema dei concerti è che l’esperienza è irripetibile, ognuno è unico e chi non c’era non saprà mai cosa è successo. è per questa considerazione che glenn gould, in tempi non sospetti certo, decise di limitare le esecuzioni live per concentrarsi alla diffusione delle registrazioni delle sue performance. l’unico modo per poter toccare più gente possibile in un’unica esecuzione. il bitrate basso in questo senso è una piaga. per avere la botte piena e la moglie ubriaca a noi amateurs non resta che attaccarci al caro vecchio vinile;-)

    2. Antonio
      febbraio 27th, 2004 21:03
      2

      Carnefresca, interessanti considerazioni, e per niente paradossali :) Consiglio di dare un’occhiata anche ai commenti del post http://www.griffin-digital.com/200402archive001.asp#1077791200001
      sui motivi della scelta di comprimere il suono.

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