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26/02/2004

Note stonate

di Antonio Montanaro, alle 17:27

pianomani, foto di as, mani di ebFumo, tanto fumo. D’altronde pare che l’accoppiata musica-tabacco sia imprescindibile. Per un ogni locale jazz che si rispetti. «Attenzione, però dipende anche dal whisky che hanno in riserva: le note prendono tutto un altro aspetto». Gianfri è un esteta della musica. E’ lui che mi accompagna nelle scorribande notturne, ovunque ci sia un piano, un contrabbasso, una chitarra, una batteria a suonare.
SarĂ , ma a me il whisky non piace. Ci ho preso una sbronza a dodici anni – infanzia difficile – e da allora se solo sento l’odore mi ritrovo in un cesso a vomitare. Ho smesso pure di fumare. Allora? Non dovrei apprezzare il jazz? Stronzate.
Certo che se fumassero di meno in questa bettola dal soffitto troppo basso sarebbe meglio. Ma la musica è musica. E va ascoltata, gustata, metabolizzata. A prescindere, avrebbe detto Totò, jazzista della risata.
E poi che vuoi che sia un po’ di fumo. Se solo funzionassero gli areatori. Lo so, non siamo al Blue Note, né in uno di quei grossi locali tanto pubblicizzati dai giornali. Lì ci trovi i nomi importanti, i Paolo Fresu, i Roberto Gatto, i Pat Metheny, i Chick Corea, i Jack DeJohnette. «E ci trovi pure il Lagavulin». Gianfri, fanculo tu e il tuo whisky.
Qui, invece, le pareti sono scrostate, ingiallite, ricoperte di volti in bianco e nero: Chet, Miles, Luis, Bill, Wes, Ella, Billie. E sul palco, piccolo, in fondo alla sala, una cantante, cicciottella, pallida. Con un gran petto che scolla la scollatura. Fino a renderla pericolante, precaria. Una chitarra e un chitarrista magro, pensieroso, quasi assente. Un giovincello rapato a zero, muscoloso, aggrappato ad un contrabbasso. E un piano, nero, a coda, suonato da un uomo barbuto e canuto, con la sigaretta costantemente accesa.

Suonano da quasi un’ora, ma la poca gente che c’è – trenta? Quaranta? Forse cinquanta persone – sembra pensare ad altro. E’ un martedì, giorno di lavoro. Per chi un lavoro ce l’ha. Chiacchierano, bevono. E fumano, tutti. Cazzo, sono l’unico a non sputare fumo dalla bocca.
Loro, intanto, sul palco sudano, una nota dopo l’altra. Incuranti. Un controtempo. Qualche applauso. Qua e là, in automatico. Appena gli strumenti prendono una pausa, tra un pezzo e l’altro. E in lontananza si sente il rumore dei bicchieri, la voce della biondina al banco, di fronte all’entrata.
Un grazie, sussurrato. Una pausa birra. Dieci minuti.
Si ricomincia.
Besame, besame mucho / Como si fuera esta la noche la ultima vez / Besame, besame mucho / que tengo miedo a perderte / perderte despues…
Lei ce la mette tutta, cerca di dare un tocco di sensualitĂ  alla voce scura, profonda. Muove le spalle, lentamente, si appoggia alla coda del pianoforte. Ammicca, goffa.
Besame, besame mucho / que tengo miedo a perderte perderte despues / Quiero tenerte muy cerca mirarme en tus ojos /
verte junto a mi / Piensa que tal vez manana / yo ya estare lejos
muy lejos de aqu…

La chitarra fatica a tenere un tempo, annoiata. Il piano si lancia in assoli, isolati. Resta il contrabbasso – il mio preferito, l’altruismo fatto musica – a cercare di non far scivolare le parole nelle pozzanghere del vuoto armonico.
Besame, besame mucho / Como si fuera esta la noche la ultima vez / Besame, besame mucho / que tengo miedo a perderte / perderte despues…
Evidentemente non è serata. O hanno provato poco. Capita. Un amico ti chiama: vieni a suonare? Manca Gino, Nicola, Roberto: «50 euri fanno sempre comodo».
Forse si sono ritrovati qui, sul palco, per la prima volta. Ognuno con il suo carico di pensieri. Ecco, pare di leggerli, vengono fuori insieme alle note stonate. La cantante: Ho lasciato mia figlia a dormire con la nonna, vorrei stare più tempo con lei, raccontarle una favola… Il pianista: Domani dovrò alzarmi presto, ho il turno delle 6… Il chitarrista: Se solo riuscissi a fare quel maledetto esame di Economia politica… Il contrabbassista: Quando torno a casa la chiamo. No, è meglio scriverle una mail, anzi domani la vado a prendere a scuola…
Anche gli artisti hanno preoccupazioni normali. Ci mancherebbe. Altrimenti la creatività non sarebbe così vicina alle cose umane. Elevandole, sublimandole.
Besame, besame mucho / Como si fuera esta la noche la ultima vez / Besame, besame mucho / que tengo miedo a perderte / perderte despues…
Applausi. I più forti, finora. Probabilmente merito dell’incrollabile bellezza del pezzo di Consuelo Velasquez. E’ stata una delle peggiori interpretazioni che abbia mai ascoltato. Ma applaudo anch’io. Almeno la serata si riscalda.
Sorrisi dal palco. Ringraziamenti, leggermente piĂą convinti. Parte il piano, dinuovo.
Estate / Sei calda come i baci che ho perduto / Sei piena di un amore che è passato / Che il cuore mio vorrebbe cancellare…
Il pubblico apprezza. SarĂ  perchĂ© la serata sta per finire. Al massimo tra mezz’ora saremo tutti fuori da qui, alla ricerca delle auto. Di ritorno nei nostri appartamenti, vuoti, pieni a metĂ . O sarĂ  l’alcol che – come sostiene Gianfri – comincia a trasformare le parole, i suoni. Hai dato un’occhiata ai whisky che hanno al bar? «C’è solo Jack Daniel’s». Il fumo è denso, l’aria pesante.
TornerĂ  un altro inverno / Cadranno mille pètali di rose / La neve coprirĂ  tutte le cose / E forse un po’ di pace tornerà…
Ma sì, chi se ne frega. Stonate, fuori tempo, annoiate: son sempre note. E la musica va ascoltata, gustata, metabolizzata. A prescindere. Che fai, ne prendi uno anche per me? Può darsi che questa volta non vomito…


  • Poi uno dice l’inno di Mameli
  • 7 in condotta, 10 in risate
  • Best radio off
  • Musica random in dosi omeopatiche

  • 4 Commenti al post “Note stonate”

    1. carnefresca
      febbraio 26th, 2004 22:28
      1

      a sentirli descritti così mi hanno fatto una grande tenerezza..

    2. LaColonna
      febbraio 27th, 2004 10:31
      2

      Un po’ Wenders di “il cielo sopra Berlino”, come piace tanto a me… Ma che atmosfera in poche righe…

    3. mitì
      febbraio 27th, 2004 11:22
      3

      Sei proprio bravo tesoro :-*

    4. armando l'armadillo
      febbraio 22nd, 2005 16:25
      4

      besame il culo

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