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25/02/2004

Sono un istrione

di Enrico Bianda, alle 22:03

Ovvero: perché Charles Aznavour ti deve spaccare il cuore in mille pezzi

aznavour1.jpgQuando Aznavour finge di fare il verso a Frank Sinatra è irresistibile. Ascoltatelo in una perla di swing come Toi et tes yeux d’enfants: si balla, si sorride, ma resta una vena di malinconia che ti entra dentro come una lama fine da pescatore norvegese.
Ed è questa la vena dominante della canzone francese dei maestri della canzone intimista. Si sorride, oggi, al pensiero di queste canzoni d’amore, ma non passano insensibili ai nostri ardori e alle nostre passioni. Si incuneano sicure della strada che trovano nelle nostre emozioni: ci raccontano con freschezza – vista l’età – di storie d’amore sul filo del rasoio…
Lì lì per esplodere, lì lì per restare da soli, con un gesto riparatore arrivato in ritardo, con una frase non detta e un sapore amaro in bocca. Sarà un percorso particolare, sarà la memoria di un padre che teneva un vecchio 45 giri in un cassetto, quasi nascosto per un pudore sorprendente, ma se ascolto Reste, una canzone scritta nel 1962, mi domando davvero come possa essere possibile resistere a questo inno sentimental-intimista-disperato-categorico.
Poche parole, tutte al posto giusto, ideale per muovere leggermente la testa a tempo di gondola tentennante, un po’ crooner maledetto un po’ ammiccante consapevole in punta di piedi. Si inanellano allora i pezzi di questa storia che si racconta ammirevolmente, tra pezzi di vita che passano veloci e un Que c’est triste Venise sentita una volta al telefono dalla casa di un amico.
Aznavour è un po’ come ascoltare Jacques Brel mentre si ama ricambiati (Brel al contrario impone l’abbandono, fisico e spirituale, non lascia scampo). Riascoltare Aznavour dopo, alla memoria diciamo, non può che spezzarti il cuore in mille pezzi, perché un po’ ti penti di quello che non hai fatto, un po’ ti ripassa tutto dentro la testa, veloce, e hai voglia di prendere il motorello, e attraversare la città dove vivi al buio, per i viali sgombri, magari in un inizio di primavera o con il profumo dei tigli a maggio.


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  • 5 Commenti al post “Sono un istrione”

    1. antonio
      febbraio 25th, 2004 23:00
      1

      p.s.: saltata la puntata di round midnight ho tolto il post che tornerà buono prossima settimana :) non si butta via niente

    2. mitì
      febbraio 26th, 2004 02:20
      2

      Ascoltare Aznavour può spezzare il cuore il mille pezzi, però riempie talmente tanto di dolcezza l’anima che il cuore si ricompone subito, più caldo, sensibile e palpitante che pria. :-)

    3. carnefresca
      febbraio 26th, 2004 22:34
      3

      è che in quella voce e in quella espressione traluce classe, una chiara, affascinantissima, irresistibile classe. aznavour è uno stato mentale.

    4. Alfredo
      novembre 4th, 2004 13:50
      4

      Concordo con carnefresca. Aznavour è uno stato mentale dal quale è difficile separarsi. Come canta l’amore Aznavour non vi sono eguali. Daltro canto, lui stesso dice “Io canto l’amore, perchè credo che tutto derivi da esso”.

    5. antoniolus62
      novembre 27th, 2007 13:20
      5

      c/a dott. Enrico Bianda

      Mi rivolgo a Lei dopo aver letto le splendide parole con le quali ha descritto l’anima di Aznavour, nel pezzo del 25/02/04 intitolato ‘’Io sono un istrione’’, e le chiedo:

      è possibile che l’Italia si sia dimenticata di un tale Artista e che io e mia moglie siamo dovuti andare a Parigi lo scorso 9 novembre per poterlo sentire ed applaudire?

      Grazie per l’attenzione e cari saluti

      Antonio Serra

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