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24/02/2004

Shareware music

di Antonio Sofi, alle 13:30

Le nuove tecnologie digitali, interagendo con l’ambiente internet, hanno cambiato radicalmente il modo di fruire la musica, portando con sé anche una serie di problemi che rimangono in parte irrisolti. Che la musica non possa essere completamente gratuita è una ovvietà che nessuno può mettere in discussione. Ma che invece di cercare di trovare il modo di integrarsi con le nuove tecnologie diffuse e non limitabili, si attuino strategie difensive, basate sul terrore è tutt’altra questione.

Giovanni Ziccardi, uno dei maggiori esperti italiani in materia, cura un bel blog, che ho scoperto da poco, e che consiglio vivamente a chi voglia farsi una idea sensata su questi argomenti.
Ziccardi, ier l’altro, segnalando l’accordo tra l’FBI e produttori di Hollywood per mettere un “warning label” su cd, dvd, software (nonchè una dichiarazione del genere “la pirateria è la terza prioritĂ  contro i crimini informatici subito dopo il terrorismo ed il controspionaggio”), argomenta con passione sull’efficacia di tali strategie del terrore.

Il post va letto tutto. Io mi limito a segnalare un passo che mi ha molto colpito: la tecnologia è una amante gelosa ed esigente, che minacce e strepiti non blandiscono.

«La via del terrore, delle sanzioni penali minacciate, degli avvertimenti che ‘duplicare ti porta l’FBI in casa’ non salverĂ  la musica. AffonderĂ  il mondo dell’audiovisivo, e tutti si chiederanno perchè. E il perchè è semplice. Non hanno capito che l’evoluzione tecnologica non si regolamenta così. La tecnologia è una amante gelosa che va accontentata, coccolata, illusa, cui va concesso qualcosa per poi riprenderlo in un altro modo, per altre strade.
Minacciare la galera, fare tintinnare le manette, aumentare le pene, è inutile. Non è così che si salva il mercato. Così lo si affonda. E per di più, facendo anche una figuraccia.
Chi minaccia, urla, strepita, e non propone, lo fa perchè non ha idee. E chi non ha idee, verrà spazzato via. Spazzato via dalle idee degli altri. Spazzato via dalla tecnologia (che non perdona). Spazzato via dalla prepotenza e dalla supponenza, che non hanno mai pagato fino in fondo ma, soprattutto, che sono incompatibili con il mondo elettronico.»

Spazzato via dalla tecnologia. Cosa potrebbe rimanere, allora?
Tornare all’analogico, forse?

La musica dal vivo, in una prospettiva che taluni ritengono la più ragionevole, potrebbe rimanere l’ultima vera risorsa dell’industria musicale.
Scrive Low Res, in un post di un po’ di tempo fa, con un tono gradevolmente divulgativo (a proposito di divulgazione, insomma):
«Alla fine, l’unica cosa per cui si continuerĂ  a pagare, è la musica live, “l’esperienza” unica e irriproducibile. Purtroppo questo è un mercato saldamente nelle mani degli artisti, e non delle case discografiche.»

Perchè “purtroppo”?
Perchè se fosse nelle mani dei discografici, questi allenterebbero un po’ la corda del terrore sul peer to peer, promuovendo più concerti?
O perchè aumenteranno i prezzi dei concerti, facendo ripagare live, e indistintamente, a tutti, quello che qualcuno risparmia on line?


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  • 4 Commenti al post “Shareware music”

    1. Gio
      febbraio 24th, 2004 23:06
      1

      Ciao Antonio, grazie di avermi citato. Non merito simile onore… :-)
      Una sola nota: quando ho parlato di ‘tecnologia che spazza via’ mi riferivo al fatto che Internet, e le nuove tecnologie, hanno sempre dimostrato una vocazione quasi ‘naturale’ ad eliminare od aggirare censure, limitazioni, comportamenti aggressivi, minacce, azioni violente. NOn mi riferivo alla tecnologia da scegliere (analogico o digitale). Mi riferivo al modo con cui vengono affrontati i problemi.
      Non si affronta, il problema della musica in rete, con toni simili a quelli usati dai discografici e dai produttori in tanti Paesi, o con il richiamo costante alla sanzione penale (“mettiamoli in galera, ‘sti pirati”. Servono idee nuove, serve aria fresca.
      Ma all’orizzonte ce n’è poca.
      Ne approfitto per segnalarti che oggi è il Grey Tuesday. Vicenda interessante. Dai un’occhiata qui http://www.greytuesday.org
      ciauz
      Gio

    2. Low Resolution
      febbraio 25th, 2004 00:16
      2

      ciao Antonio. Grazie per la citazione =;-)
      Nel mio post l’idea di “shareware music” nasce perchè credo che il futuro della distribuzione e del marketing musicale tenderĂ  ad assomigliare o a sovrapporsi al modello del software. Pochi giorni dopo che ho scritto il post, in un’intervista sul “Corriere” il nuemro uno della Sony Music diceva esattamente le stesse cose: l’acquisto di musica sarĂ  preceduto da un “periodo di prova” gratuito, dopo il quale o si compra (o meglio si paga per il diritto) o si cancella. Come il software shareware, appunto.

      Quando scrivo che la musica live è un’esperienza che “purtroppo” non è nelle mani dell’industria discografica, uso il “purtroppo” nell’ottica delle Major, le quali non sono interessate o comunque non hanno alcuna convenienza a supportare l’artista dal vivo.

      Qualche tempo fa in due diversi articoli, c’era la conferma che molti gruppi e artisti guadagnano di piĂą con i concerti live che con le vendite dei dischi. Quindi quello della pirateria musicale è un falso problema. In un certo senso si torna alle origini: la musica vera si vive “dal vivo”, dal palco. Mentre la musica registrata è soltanto un passaggio intermedio, che serve a rinforzare l’esperienza.

    3. Antonio
      febbraio 25th, 2004 11:53
      3

      Giovanni, meriti, meriti!
      lo so che non ti riferivi a quello, e credo si capisca bene dal testo (almeno io avevo capito). Colpa mia che ho “usato” quella parola come aggancio alla considerazione successiva. :)

    4. Antonio
      febbraio 25th, 2004 11:56
      4

      Grazie Low Res per la spiegazione. Ma ho una curiositĂ , magari sai dove trovare qualche dato: i biglietti dei concerti sono aumentati o no dal “peer to peer” in poi?

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