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20/02/2004

Preferisco il rumore dei solchi

di Enrico Bianda, alle 20:00

queen.jpg Giugno 1986. Riccione, gita scolastica delle quarte medie.
Piove, come avrebbe sempre fatto da li alla quarta liceo, con l’ultima attesissima gita a Barcellona. Pomeriggio libero: due le scelte. Gita in carrozzella coperta, due posti sotto tendalini alternativamente rossi o blu. Per riconoscersi. Oppure passeggiata sul lungo mare saltando la risacca. Alternativa romantica, ma la carrozzella nascondeva una minaccia pesante: la competizione tra maschi per la ragazza pi├╣ carina. Opzione stancante, e persa in partenza.
Si va a cercare dischi, gi├á allora occupazione preferita da me e altri due amici, con i quali condividevo il sogno dei Frozen Feet, formazione underground di rock alternativo a tutto: scuola, amiche, letture, genitori. Si sa che ├Ę uscito l’ultimo degli Smiths. Lo aspettiamo da qualche mese, letta la recensione su Rockstar. Rientriamo con due album appogiati nel cestino del carretto con la cappotta gialla (niente ragazza, niente carrello rosso/blu! era stata la sentenza dell’omino delle biciclette): The Queen is Dead, degli Smiths, e una scommessa, The Drum is Everything, di Carmel. Ma il ricordo pi├╣ tenero, e qui mi sbilancio, ├Ę la sensazione di smarrimento una volta rientrati nella camera: non c’├Ę il giradischi!
Riuscimmo a fare un giro dei negozi e dei bar della zona alla ricerca disperata di un impianto dove poter ascoltare il disco degli Smiths. Finimmo con il guardare i solchi in controluce e a leggere i testi delle canzoni. Ma niente musica per una settimana. Solo il silenzio dei solchi.
Quello fu il primo ascolto di The Queen is Dead.

[Dal vecchio webgol, agosto 2003]


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