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20/02/2004

Copiate e divulgate

di Antonio Sofi, alle 20:54

Dice un’anonima giormalista, amica di gg, a proposito di divulgazione (che, per inciso, riguarda intrinsecamente la complessit√†, altrimenti non sarebbe divulgazione)
¬ę[…] quasi mai chi √® “dentro” la complessit√† approva le semplificazioni necessarie a comunicarla.¬Ľ
Difficile non essere d’accordo. Lo scrivo da amante della difficile, difficilissima, arte della divulgazione. Ma forse semplificazione √® termine ambiguo. Che pu√≤ essere confuso con l’uso indiscriminato di tipizzazioni banalizzanti(internet=pedofilia/perversione/hacker, ecc. ecc.), o con la semplice accessibilit√† del linguaggio utilizzato, che spesso poco c’entra.
Divulgazione è invece quando la complessità non solo diventa semplice, ma anche densa, e pregnante. Divulgazione è densificazione pregnante di un universo espanso. E solitamente incasinato.

Fatto sta che, come sa bene chiunque abbia a che fare con un qualsiasi spazio fisico adibito ad abitazione (leggi: camera), fare casino √® enormemente pi√Ļ semplice che ordinare sensatamente. Divulgare non √® facile. Chi √® “dentro” la complessit√†, √® vero, quasi mai approva la divulgazione, e spesso, aggiungerei, s’incazza. Spesso s’incazza a ragione.
Ma spesso si incazza per motivi pi√Ļ beceri, e indicibili. Che per√≤ esistono, eccome.
Altrimenti stiamo sempre a gettare il sasso (volevo scrivere altro) addosso a chi ci prova. Il punto √® che da sempre, informazione √® potere. E qualsiasi tentativo di divulgazione √® comunque una fuoriscita di informazione sensata. E una conseguente perdita di potere che deriva da questa fuoriscita. Se tutti sapessero quello che so io, e lo capissero cos√¨ come lo capisco io, io servirei di meno. Spesso mi vien da ridere a pensare a tutti i soldi spesi per progetti di comunicazione interna nelle aziende, quando chiunque abbia lavorato in qualsiasi organizzazione sa benissimo che c’√® gente che preferirebbe farsi tagliare un braccio pur di collaborare veramente a diffondere la sua conoscenza a vantaggio degli altri. Semplice paura di vedersi scippare di mano le poche cose che si sanno.
Ma qui si parla di giornalismo, di blog, di informazione. Dovrebbe essere diverso. O no?
Il braccino corto ce l’hanno anche i blog. E’ una domanda.
Ho sempre pensato che i blog dovessero essere (anche) un modo di fare divulgazione. I blog in quanto sistema aperto, legato alle morbide catene degli infiniti link potenziali, e delle infinite comparazioni, senza particolari posizioni di potere, o privilegi da difendere sono una opportunità importante per farla bene, questa benedetta divulgazione.
Per di pi√Ļ, nei blog, la densificazione viene rafforzata (illuminata dal di dentro) dalla personalizzazione del mezzo, e dal contesto. Un post sul blog √® come parlare seduti sul divano di casa, e intorno tutto che parla di te. E se sei a casa tua cosa fai? Non offri? Ecco perch√®, insisto, i blog sono anche, se non soprattutto, un dono. Divulgare √®, in fondo, un dono di conoscenza.

Amici giornalisti chiamati in ballo dal post di Granieri, se volete capire come fare divulgazione, leggete i blog.
Va bene anche copiare. Parlo per me, ma se me ne accorgo giuro che per una volta non dico niente.


  • Un mullet tira l’altro
  • Copiate pure, ma da 20 fonti diverse e in modo trasparente
  • I mullet e la capigliatura dissonante (yet to come)

  • 9 Commenti al post “Copiate e divulgate”

    1. Proserpina
      febbraio 21st, 2004 01:02
      1

      Un bel post. E un’ottima teoria. Vorrei ribattere, ma mi riservo di farlo senza febbre e dopo aver dormito un po’. Ciao Ant√≤, un bacio.

    2. carnefresca
      febbraio 21st, 2004 17:17
      2

      hai ragione su tutto e il fatto √® che la divulgazione, forse anche per la parola ‘vulgus’ nella parola, √® vista come una versione a buon mercato della sapienza, che l’iconografia tradizionale vede meglio nelle torri d’avorio che sulla terra dove stanno i piedi. si tratta di retaggi vischiosi avulsi dalla ragione e dal fatto che √® pi√Ļ facile dare la colpa della mancata comprensione al ricevente che a chi ha esposto. io personalmente non sono contro i linguaggi settoriali e credo che anzi amplifichino la potenzialit√† espressiva dei concetti, per√≤ √® vero che sono spesso legittimazione di abusi retorici e che creano barriere culturali che incentivano la pigrizia a ‘non capire’. molte volte sotto tante parole non c’√® nulla, a parte il re nudo. e il suo potere nel silenzio che ne segue.

    3. MassimoSdC
      febbraio 21st, 2004 17:39
      3

      (ot. – ecco adesso posso dire di riconoscere il chiaro di luna di Beethoven..) ;-)

    4. cesare
      febbraio 21st, 2004 17:52
      4

      Vediamo se ho capito: in fondo si tratta di raggiungere un equilibrio, ma molti, per ragioni non sempre nobili, questo equilibrio non provano nemmeno a raggiungerlo. Per cui siamo condannati, parlando di filosofia, a scegliere tra Hegel e De Crescenzo.

    5. Mullah
      febbraio 21st, 2004 19:47
      5

      Sono d’accordo sul valore dell’informazione come ostacolo alla sua diffusione. √® un processo che noto anche all’interno dei blog, che poi, perch√® dovrebbero sottrarsi ad una caratteristica interna all’informazione stessa?
      Il piano gioioso e giocoso sul quale cerco di rimanere, √® in realt√† pi√Ļ superficiale di quanto sembri, perch√® √® vero, il blog porta con s√® anche l’idea del dono, e l’idea del dono stesso contiene questa contraddizione. Quando si regala qualcosa, si √® consapevoli di donare una parte di s√®, ci si sente diversi e pi√Ļ buoni perch√® non √® quello il comportamento naturale rispetto a tutto ci√≤ che ci appartiene.
      Complimenti per la riflessione, l’ho trovata molto stimolante.
      Mullah

    6. n.
      febbraio 22nd, 2004 13:10
      6

      sottoscrivo supinamente la frase dell’amica di granieri. quanto s’incazzano quelli che intervisti quando riassumi il loro pensiero e lo semplifichi. vagli a spiegare che il giorno dopo il giornale serve a incartare le uova, e un servizio in tv diventa una cassetta da riciclo. la mia opinione √® che i blog non facciano informazione, almeno qui da noi. fanno un’altra cosa. altrettanto carina, utile, divertente, appassionante. e forse anche nel resto del mondo cominciano a farne sempre di meno, di informazione. l’ultimo esempio √® stato il blog di S. Pax dall’iraq. adesso che drudge report (se lo vogliamo considerare un iperblog) dopo il successo di monicona lewinsky, c’ha riprovato con Kerry, ma l’hanno beccato con il sorcio in bocca -come si dice a roma – per la faccenda dell’amante. quindi, tornando al tema, per questo dico che i blog non fanno informazione (non mi ricordo una notizia corposa tirata fuori da un blog italiano, e non √® mica una colpa) ma possono essere fonte. fonte bizzarra, magari, perch√® misurano un po’ di polso a un certo numero (non montiamoci la testa, siamo sempre uno zero virgola qualcosa) di italiani. fonte perch√® – come dici te ant√≤ – possono essere spunto per farci su un bel pezzo. spunto, ch√® copiare √® sempre una brutta cosa. a me personalmente poi piacciono sempre di meno i blog che sfornano link, e m’appassiono sempre di pi√Ļ ai diari. mica √® facile leggere storie di vita diverse tutti i giorni. altro che inchieste sul tradimento con interviste a gianna schelotto. meglio una saccocciata di blog da leggere a ritroso. ma questo √® un altro discorso. buona domenica. n.

    7. antonio
      febbraio 23rd, 2004 12:55
      7

      Non solo l’iconografia tradizionale vede meglio tutto ci√≤ che √® culturale meglio confinato in una torre d’avorio, cio√® non solo lo sguardo disattento di chi in fondo non se ne farebbe nulla, anche di una divulgazione fatta bene… il problema √® piuttosto che divulgare √® mal visto anche e soprattutto in quegli ambienti che potrebbero e dovrebbero farsi carico di uno sforzo comunicativo in tal senso. penso all’ambiente accademico, per esempio, che mi capita spesso di osservare da vicino. Lo sforzo di esser semplice senza essere banale, di divulgare insomma, √® non solo uno sforzo mostruoso, ma spesso assai poco pagante. Da tutti i punti di vista. Perch√® lo sforzo non viene percepito correttamente, perch√® lasci spazio a critiche e puntualizzazioni che un bel muro di sane vecchie astrusit√† incomprensibili e intimidatorie avrebbe di certo bloccato. La chiarezza diventa un disvalore. Perch√® divulgare √® anche mettersi in gioco. E mettersi in gioco √® sempre un rischio. Dare la possibilit√† a chi ti ascolta di partecipare, di confrontarsi davvero, significa spesso mettergli in mano la tua stessa arma. Nel confronto si faranno di certo scintille, ma puoi anche lasciarci le penne. O la penna.

    8. marco
      febbraio 26th, 2004 22:24
      8

      Un altro problema √® che la divulgazione √® fatta in genere da gente esterna all’argomento da divulgare, perch√® gli interni (p.es. gli scienziati) la fanno solo se sono dei grandissimi che non devono pi√Ļ guadagnare posizioni oppure se sono degli sfigati che devono ripiegare su qualcosa ritenuto secondario.
      Poi, chi si occupa dell’argomento oggetto di divulgazione ha paura non solo delle ‘perle in pasto ai porci’, ma anche che la sua disciplina gli venga rubata, nel senso che con una divulgazione ben fatta c’√® il rischio che il pubblico associ la disciplina al divulgatore e non a chi realmente ha prodotto i contenuti.
      Non sto dicendo che queste paure siano corrette, però ci sono e bisogna tenerne conto.

    9. antonio
      febbraio 27th, 2004 19:02
      9

      Perfetto Marco. Non avrei saputo dirlo meglio. Credo di non sbagliare immaginando che ci preoccupano le stesse cose :)
      √® ovvio che bisogna tenerne conto, la cosa che mi disturba √® il pensiero che queste cose riguardino in particolare l’Italia. Dai miei non prolungati ma attenti contatti con altre realt√† (prima tra tutte quella americana) mi pare che l’approccio alla divulgazione sia ben diverso. Sbaglio?

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