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12/02/2004

Voulez vous danser?

di Antonio Sofi, alle 21:14

ricchiepoveri.JPGLa Lituania, Lettonia e Estonia stanno lassù, in alto nella cartina. Infognate alla fine del vicolo cieco del mar Baltico, con le spalle a muro: dietro la Russia sovietica, imponente, minacciosa. Da poco più di dieci anni sono repubbliche indipendenti. Dieci anni per rimettersi in linea con il tanto sospirato occidente, con la nuova Europa della quale entreranno a far parte da maggio 2004. Una tremenda accelerazione che ha disegnato profili diseguali nel territorio dei tre paesi, lasciando indietro le campagne e le periferie, mentre le città più grandi già luccicano di centri commerciali e cinema multisala, pub e negozi di lusso. Specchietti per le allodole, si direbbe. Intorno ai modernissimi centri commerciali, infatti, rimane la nuda desolazione di campagne raggiunte solo da autobus scalcinati e di sconfinati quartieri dormitorio di cupa edilizia popolare sovietica. Contraddizioni: in paesi come questi, che cercano velocemente nuove identità intorno a cui raccogliersi, vi si inciampa continuamente, inevitabilmente, come su sassi dopo una frana.

La superstrada che collega il sud e il nord della Lituania, tra Vilnius e Siauliai, scorre dritta e imperturbabile, tagliando di netto la campagna infreddolita. A metà del viaggio, dalla radio della corriera, una canzone familiare interrompe la sequela ininterrotta di hit globalizzate. È Voulez vous danser dei Ricchi e Poveri, e non è una cover o un remix da discoteca ma la versione originale degli anni ’80, quella che sembra arrangiata con la pianola di Topolino, quella che da queste parti, all’epoca, spopolava. Il passato si innesta nel presente, semplicemente: con un giro di do. I Ricchi e Poveri. Ma chi sono i ricchi e chi sono i poveri, visti dal baltico?
Voulez vous danser trasmesso tra Eminem e Britney Spears dà esattamente il senso della morbida densità di queste terre di confine, in velocissimo e insieme sincopato cambiamento, oscillanti tra voglia di modernità e nostalgia del passato.
Un passato ingombrante che ha lasciato segni visibili nel territorio: i campi arati sono pieni di giganteschi cartelloni propagandistici ex-sovietici ormai arrugginiti, senza più slogan di operosità quinquennali.

collinadellecroci, foto di Antonio Sofi.jpgDa Siauliai, finita la superstrada, c’è una stradina che sale fino alla collina delle croci. Dodici chilometri mal asfaltati e peggio illuminati, in fondo ai quali una piccola collinetta spunta dal nulla come una escrescenza terrosa. Una collina piena zeppa di croci, di tutte le dimensioni, aggrovigliate le une alle altre come intricato fogliame. Bandita e distrutta più volte dai russi in nome dell’ateismo di stato, la collina delle croci è diventata il simbolo della frustrata religiosità di un popolo, che passava di notte, per gli acquitrini bassi che la circondano, pur di continuare a riempire la smorta terra col simbolo della propria fede. In hoc signo, appunto.

Voulez vous, voulez vous, voulez vous danser? Questa musica è un’isola in mezzo al mare, canta in falsetto la moretta del trio. Fuori le pianure lituane; più in là un mare ostico, freddo, poco accogliente, spolverato di neve d’inverno. Forse questi paesi sono sempre stati isole in mezzo al mare: lontane, irraggiungibili, misteriose, condannate ad essere circondate. Sotto un cielo bianco, una coperta di nebbia radente e luminosa che lambisce i tetti delle città, i destini di tre popoli simili eppure orgogliosamente differenti.
Un cielo in quieta attesa: del sole, di un sospiro di sollievo.
Se verrà con l’Europa che verrà, non è detto, ma qui lo sperano.

Voulez vous, voulez vous, voulez vous danser?
Ad una vecchia domanda sotto forma di canzone, una risposta nuova: oui.


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  • Un commento al post “Voulez vous danser?”

    1. Antonella
      febbraio 13th, 2004 11:06
      1

      Antò, finalmente riesco a passare di qui (acciacchi permettendo), ed è sempre un gran bel leggere. Ti mando un bacione. Anto

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