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10/02/2004

La nota più profonda dell’universo

di Ernesto De Pascale, alle 09:18

Reverberations: The Speculative Case for the Cosmic B Flat, ovvero fluttuando nello spazio in tonalità di Si maggiore.

galassia2.jpgQualche tempo fa mi era sorto uno scrupolo che volli risolvere al più presto. Mi domandavo se i molti anni di studi radiofonici e di sale di registrazione non avessero danneggiato il mio udito e mi recai così da un audiometrista. Una strana nota bassa, infatti, ogni tanto sbucava da chissà dove e cominciava a ronzarmi per il capo. Ma lo specialista mi rassicurò che il mio udito era simile a quello di un bambino di pochi anni. Perfetto.

Però questa specie di malumore non voleva passare fino a che non conobbi John C. Rockwell, un collega, che stava compiendo delle ricerche giornalistiche sulla riverberazioni cosmiche. La cosa cominciò ad affascinarmi e mi lanciai così anche io nella ricerca.
Chi l’avrebbe mai detto? Avreste mai creduto che i filosofi, i maghi, gli scienziati e i compositori che credevano alla vecchia nozione della Musica delle Sfere avessero mai avuto ragione?
Questa musica esiste, è la nota di Si.
O per lo meno questo è quello che ci hanno detto gli scienziati pochi mesi fa quando hanno annunciato che la Galassia Perseo, 250 milioni di anni luce dal nostro pianeta, stava emettendo quella nota, o una serie di quelle note, che “ci appare come onde di pressione che sprizzano via da un super immenso buco nero” secondo Dennis Overbye, un giornalista che si occupa di scienza per il New York Times.

Già di per se questa notizia basterebbe a farci fare cartella visto che fino a oggi si è sempre asserito che dal buco nero non scappano neanche neutroni e protoni. Ma non sapevo di trovarmi solo all’inizio di una lunga affascinante storia. Le note sprigionate dalla fuga dal buco nero hanno un periodo di oscillazione di 10 milioni di anni, e si insediano di diritto come “la nota più profonda dell’universo”, parola dell’astronomo Dr. Andrew Fabian, della Cambridge University in Gran Bretagna, leader del team che ha compiuto la scoperta. Scoperta che ha molto a che fare con lo studio dei buchi neri e delle proprietà fisiche dell’universo e meno con l’estetica speculativa che accomuna noi mortali giornalisti di musica e che, per essere più pratici, più ci colpisce.
Queste note di Si possono certo essere le note più lunghe dell’universo, ammettiamolo, ma quanto sono universali? Anche se durano 10 milioni di anni non durano all’infinito e non è detto che raggiungano l’infinito!

La mia curiosità è infatti in relazione a un altro articolo del New York Times a proposito di un misterioso “hum” che colpisce una serie sempre più alta di persone, una specie di variante bassa di quella malattia tanto tipica fra i musicisti di musica rock e non solo (Pete Townshend, Ray Davies, Charlie Haden) che si chiama tinnitus e che corrisponde a una frequenza sibilante che non lascia scampo alle orecchie dei poveretti.
E’ forse anche quest’ultimo “hum” in Si? Così da suggerirci una complicazione cosmica a quello che fino a oggi era vissuto come una qualsiasi altra malattia? Se così fosse mi sentirei quasi un beneficiato!
Sono entrato in corrispondenza con il dottor James Kelley della Università del Nuovo Messico, dove vive il mio amico musicista Jono Manson, che aveva precedentemente intrapreso studi su un gruppo di malati del Taos che soffrivano molto a causa di questo “hum“. Il Dr. Kelly mi ha per prima cosa chiarito la differenza fra “frequency” (frequenza) e “pitch” (tono).
“La frequenza è una misura fisica” mi ha scritto, “il tono è ciò che noi percepiamo“.
Dal momento che il Si generato dal buco nero è 57 ottave al di sotto del Do centrale che noi assumiamo per postulato come riferimento della nostra notazione musicale, e non può essere ascoltato dalle orecchie umane, l’unica classificazione possibile è qualificarlo come “tono”.

Nella sua e-mail il dottor Kelly riportava che questo “Pitch” era rivelabile a circa 66 hertz, due ottave sotto il Do centrale di riferimento. Ma, a ad onor del vero egli ricordava di pazienti che sentivano “hums“ ben al di sotto della più bassa nota di Mi della tastiera di un pianoforte. Nessun riferimento esplicito alla nota di Si di cui scriviamo ma uno può sempre sperare, no?
Per tornare a ben più grandi schemi, se la frequenza (o tono) di Si è oggi il seme acustico dell’universo, forse allora l’intero nostro sistema di intonazione, centrato sul Do di riferimento, necessita di una revisione.
Il sistema armonico occidentale coinvolge tonalità con un incrementato numero di diesis e bemolle che si allontanano dal Do centrale, o dal Do maggiore, dalla tonalità e dall’accordo, quindi, composto solo dai tasti bianchi del pianoforte.
Questa considerazione potrebbe tramutarsi in un gran cambiamento nel pensiero dell’umanità come quando si passò dall’idea dell’universo piatto con la terra al centro di esso al sistema solare.
O forse no.

Pandit Pran Nath and Terry Riley at the Houston Astrodome in 1981 Nel corso di questa indagine, il mio pensiero si è più volto rivolto al compositore californiano Terry Riley, considerato da sempre una sorta di santone mistico della cosmicità, che nel 1964 divenne celebre grazie alla sua composizione “In C”, che in quaranta anni di vita continua a crescere per autorevolezza e continua a essere suonata ovunque al mondo, in parte per la sua bellezza, in parte per la sua ingenua struttura: una serie di semplici figure melodiche, infatti, ad appannaggio di qualsiasi tipo di strumento e strumentista, da suonare seguendo certe regole, costruiscono uno sfaccettato affresco sonoro.
Le più recenti composizioni di Terry Riley affermano che la sua fascinazione con il Cosmo non è sopita. Una di esse si chiama “Sun Rings” e la prima mondiale di essa è stata eseguita ultimamente eseguita a San Francisco dal Kronos Quartet (anch’essi californiani).
“Sun Rings“ si basa su una serie di “space sounds” registrati dal Dottor Don Gurnett della Università dello Iowa. Qualcuno si potrà chiedere se in essa la nota di Si di cui prima gioca qualche ruolo speciale. Ma a giudicare dalle composizioni di Terry Riley tutto l’universo si muove in Do! E questo vale anche per “Sun Rings“.
Secondo le enciclopedie musicale, Internet e il libro di illazioni “Music of The Sphere: Music, Science and Natural Orders of the Universe” di Jamie James, pensatori ed artisti sono meno interessati a designare un tono fondamentale universale quanto di più alle relazioni fra i toni: scale musicali, modi e chiavi musicali.
Nel corso dei secoli sono infatti apparse numerose Tavolature che descrivevano le caratteristiche emotive delle chiavi musicali, e ciò è accaduto dai tempi dell’antica Grecia in poi. Il libro più completo a questo proposito è quello scritto dalla Dottoressa Rita Steblin e pubblicato dalla University of Rochester Press, intitolato “A History of Key Characteristics in the 18th and Early 19th Centuries” ma il periodo che esso affronta è più vasto. Attenzione lo si trova solo su Amazon e costa 95 dollari più le spese. Questo sì che potrebbe farvi ronzare le orecchie!
Le descrizioni di un autore, si sa, sono sempre altamente soggettive ma quelle della dottoressa Rita Steblin a proposito della chiave di Si maggiore sono quelle di una chiave musicale descritta come “felice“. Ma del tono universale avevano già scritto altri in precedenza: “Magnifica e gioiosa” sottoscrisse un commentatore francese, “nobile” rispose un altro. “Il suono di una grandezza accondiscendente miscelata a una venerabile serietà“ scriveva del tono universale uno scrittore tedesco del diciottesimo secolo, “rappresenta le ispirazioni del mondo” aggiunse un italiano del secolo successivo (non c’era ancora la televisione, è facile capirlo!).
Se ascoltiamo le parole di questi saggi, un universo in tonalità di Si maggiore non è un brutto posto dove risiedere! E se prendiamo per buone le parole di August Gathy, un autore francese del diciannovesimo secolo, il nostro universo è addirittura declinabile al femminile (lo scrisse nel 1835). E’ questo forse il motivo dell’esistenza di Erda o Gaia ? Visitate questo sito devoto alla “musica per pagani del libero pensiero, umanisti, psichedelici, visionari, mistici“. Forse mr. Terry Riley lo ha già fatto.

Prima di abbandonare con riluttanza il concetto di chiave musicale, ecco una lista altamente selettiva di ben conosciute composizioni in Si maggiore. “Hammerklavier” di Beethoven, “Suonata per piano”, “Sinfonia n.4”, “Concerto per piano n.2” di Brahms, le “Sinfonia n. 98 e n.102” di Hydn, la “Sinfonia n.5” di Prokofiev, la “Sinfonia n. 5” di Schubert, la “Sinfonia n. 1“ di Schumann.

Ma forse siamo andati troppo oltre, al di là di aver annoiato qualche serissimo studioso della teoria musicale.
L’universo non è ancora stato individuato emettere musica – come noi la concepiamo – in alcuna tonalità o modo.
E’ solo che con lentezza ma molta molta fermezza e autorevolezza sta intonando la nota di Si, a ripetizione.
Sta insomma facendo rumore.
E ci fa così, a sua insaputa, meno soli, proprio quello che da anni gli scienziati tentato di dimostrare. Allora, perchè andare a dirgli di smettere?
Esiste il silenzio assoluto allora? E se non esiste il silenzio non esiste neppure il vuoto, no? E che canzone cantavano le sirene? Che nota? Che tonalità? Non era forse Sun Ra un precursore?

Mentre restiamo ben piantati coi piedi per terra (ma fluttuando nello spazio in tonalità di Si maggiore) attendiamo una risposta dai nostri intrepidi scienziati, con le orecchie ben dritte al cosmo mentre a me il ronzio è da un po’ passato, usando, con cautela i cottonfiocc.


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  • 7 Commenti al post “La nota più profonda dell’universo”

    1. Alessandra
      febbraio 10th, 2004 09:50
      1

      Splendido pezzo. L’ho letto tutto con interesse avendo io (ahimè senza continuare) passato qualche anno in conservatorio. E’ solo che con lentezza ma molta molta fermezza e autorevolezza sta intonando la nota di Si, a ripetizione. Qui mi sono venuti i brividi, lo ammetto. Terrò le orecchie ben dritte al cosmo, lo prometto. ALE :)

    2. uno di passaggio
      febbraio 10th, 2004 12:53
      2

      Se lo sanno quelli di spirit gli mettono le cuffiette alla sonda su marte

    3. carnefresca
      febbraio 10th, 2004 15:43
      3

      mi sono emozionata al solo pensiero, bello…

    4. Roberto
      febbraio 23rd, 2004 11:53
      4

      Caro Ernesto,
      ho apprezzato molto il tuo articolo, ma da bravo pedante quale sono non posso esimermi dal correggere un paio di scorrettezze: B flat non è Si, ma Si bemolle; Brahms non ha scritto né sonate né sinfonie in Si (o Si bemolle): Rockwell si riferisce ancora a Beethoven…

    5. Anto
      febbraio 27th, 2004 11:18
      5

      Consiglio per Antonio: se incontri Uncle Ernie fatti dire come conquistò Plant menzionandogli i Moby Grape e cosa fece Santana un secondo prima di salire sul palco a Woodstock. E sogna, come ho fatto io :) Baciotti, anto

    6. Gerardo Tristano
      aprile 2nd, 2005 00:08
      6

      Caro De Pascale,
      il “si” più bello è quello di Alban Berg.
      E’ la nota immediatamente sotto il “do” centrale,suonata progressivamente da TUTTA l’orchestra.
      Comunque non si tratta di frequenze,no? ma di toni, come dice il suo amico J.Kelly.Perché la nostra è arte psico-acustica,reciprocamente attiva:non
      c’è tono SENZA frequenza,ma non c’è frequenza
      SENZA tono.E’la finitudine dell’uomo,ma anche la
      sua qualità.
      In quanto alle relazioni “fra” i toni,non c’è al
      mondo NESSUNA REGOLA INFALLIBILE;tutto è frutto
      della cultura,questa parola così facile da pronunciare,ma altrettanto difficile da ritenere.
      E’solo questa che ci aiuta nell’apprezzamento dei
      suoni,i quali rimangono comunque “indecifrabili”e
      allora più universali,ecumenici.
      Un caro saluto
      Dr.Gerardo Tristano
      Compositore.

    7. SiBequadro
      agosto 31st, 2009 19:19
      7

      Esattamente come ha precisato già qualcuno, la nota di cui si sta parlando è un Si bemolle, e non un Si naturale, quindi tutte le composizioni elencate e i riferimenti a tale nota, sono evidentemente sbagliati.
      Direi anche che la questione è fondamentale per la qualità dell’articolo, non si può cannare in questo modo!

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