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05/02/2004

Everybody wants kung fu fighting

di Ernesto De Pascale, alle 09:32

Lou Reed Si dice che ognuno si ritrovi la faccia che si merita a una certa etĂ .
Se è davvero così come interpretare la faccia di Lou Reed sulla copertina di “Kung Fu Today“?
L’espressione delle sue lunghe rughe scavate nel volto è quasi cartonesca, di sfacciato compiacimento e stupore, e poi ci sono gli occhi; quegli occhi che si staccano dal cranio con terribile intensità e che non lasciano dubbio che appartengano a un uomo che ha vissuto per troppo tempo sulla linea estrema della propria esistenza, che ha visto troppo e raccontato poco, ma che non sarebbe potuto essere altrimenti.
Lou Reed a Pisa, non piĂą tardi di pochi mesi fa, nel caos di una data in cui gli uffici stampa si rincorrevano fra di loro tentando di mettere ordine alle bizzarrie del nostro, mi aveva promesso che se fossi andato a trovarlo in palestra a New York City non mi avrebbe parlato di musica ma solo del suo amore per il Kung Fu.
Ok, dico io, ed ora, preciso preciso, mi sono presentato qui come da sua promessa.
Mi trovo a Fit it up, la palestra più chic del Lower East Side di New York City, un’area che una volta era una fogna e che ultimamemente sembra pare essere stata disinfestata con un Arbre Magic. Il nome del luogo è un evidente parodia della celebre canzone che cantava Elvis, Rip it up, ma qui, diciamolo subito, tutto è una parodia della realtà. Primi coloro che frequentano il luogo e che – abbracciando le discipline marziali – paiono essere in missione per conto di qualche Maestro superiore. Ma al massimo solo il Mago Otelma può essere l’ispiratore di questi tipi. I quali, infatti, pur davanti alle mie ferme rimostranze di avere un appuntamento con l’autore di “walk on the wild side”, non mi fanno mettere piede oltre la zona lounge della palestra dove risuonano le note inconfondibili di “Quando, Quando, Quando”.
Che Tony Renis sia socio anche di Fit it Up ?

Lou Reed ha da qualche anno intrapreso la pratica di questa disciplina antica che ebbe un breve periodo di gloria negli anni settanta, il Kung Fu, e lo fa – come fa tutte le sue cose – molto seriamente. Dopo essere stato (nell’ordine): giocatore di basket, drogato, spacciatore, alcolista, chiropratico, collezionista di ceramiche inglesi del settecento, buddista, sufista, surfista, meccanico di Ferrari, giocatore di calcio è oggi un bravissimo atleta di Kung Fu, acclamato ovunque, con numerosi trofei all’attivo. Intanto, per la gioia di uno zoccolo duro ma fedele, continua a incidere dischi interessanti come l’ultimo, “The Raven“, un album interessante e sfaccettato che, però, lascia intuire a i piĂą smaliziati che proprio tutte le rotelle al posto giusto, Lou, non le abbia!

Ma bando ai pensieri e, piuttosto, come fare adesso a fargli sapere della mia presenza? Reed se mi vede mi riconosce, sicuro! Ci siamo già incontrati nel 1981 a casa sua quando un super appartamento a Chelsea costava un garage all’Osmannoro, a Roma nei tardi ottanta e infine in una super cena segreta dopo il concerto del Verdi a Firenze, in cui mi raccontò le sue prime emozioni da teen ager nel vedere i grandi eroi del rock & roll con lo Revue del dj Alan Freed al Paramount theatre, nel 1958.
Decido che la cosa più facile è attendere.

Lou Reed - The RavenFaccio l’indifferente e a quelli della palestra dico che ho un appuntamento con John, tanto un John esiste sempre in una palestra, no?
Di lĂ  dalla porta a vetri fonoassorbente scorgo coloro che si allenano ma di Lou neanche l’ombra. Li vedo, ma non li sento, tirare urla forsennate con le giugolari che si tirano e si gonfiano ma di Lou, ancora, neanche l’ombra. Fino a che non mi appare mentre combatte e scompare con – suppongo – quello che potrebbe essere il suo maestro, un ragazzetto ventenne che ha movenze plastiche alla Bruce Lee.
Reed indossa un kimono di seta rosso con revoire nere e dorate che gli fanno fare una figurona niente male. Poi scompare. E si va avanti così mentre io lì sono sempre quello che attende John, “i’m/ waiting/ for my maaaan” non lo canta proprio Lou?
Quando, dopo un paio d’ore mi appare davanti nella lounge area della palestra è vestito di nero, come sempre. Nessun capo firmato, come è giusto che sia per un vero grande, nessuna concessione alla moda, una lunga palandrana nera di pelle (col caldo che fa!), imbalsamatura perfetta, a freddo direi, e poi ci sono gli occhi, quegli occhi.
Mi guarda cercando di scoprire nella sua mente dove mi ha giĂ  visto ma – ne sono certo – avendo lui affermato in precedenti interviste, che il suo album rumoristico “Metal Music Machine” è la rappresentazione sonora di ciò che gli è rimasto nel cranio dopo le citate esperienze lo anticipo e, visto che non è solo e non ha l’aria di volersi trattenere troppo gli dico, in italiano (ma io pensavo di aver parlato in inglese!) la prima cosa che mi viene in mente e cioè «Ti saluta Paolo» a cui lui risponde «Salutalo da parte mia», in italiano ugualmente perfetto. Poi si volta e se ne va.
Paolo? Sì, Paolo. Paolo è Paolo Zaccagnini, il barbuto e simpaticissimo quotidianista musicale de “il Messaggero”, amico di Reed da molti anni. Il suo nome è un lasciapassare con gli artisti rock americani.
Beh!… mi sembrava una cosa accettabile da dire, no? Cosa volete dire voi ad uno che incontrate nella reception di una palestra, e per di piĂą di arti marziali?
Quale è il messaggio nella seconda canzone del terzo lato del suo ellepi doppio del millenovecentosettantotto?

Intanto un tipo non raccomandabile che assomiglia a Franco Franchi in “Ku Fu, dalla Sicilia con Furore” del 1973, mi chiede se mi voglio iscrivere. Le minuscole casse hi fi disposte a grappoli nella sala asettica irradiano Bocelli, adesso.
Continuo a pensare che Tony Renis abbia qualcosa a che fare con questo posto.
E’ chiaro che devo andare via. Il mio tempo a Fit it up è terminato. Sono un po’ depresso, lo ammetto, speravo meglio, da entrambi. Per strada Reed è ancora lì che attende un taxi, altri due uomini che sono con lui si guardano intorno con fare circospetto, la gente lo sfiora, quasi nessuno lo riconosce. Lui non ha espressioni.
No hype, no big deal.
Vedo che mi osserva.
«Enjoy New York» mi dice secco. Io faccio un cenno con la testa. Mi butto nella tentacolare città e giro l’angolo. Poi mi fermo a pensare. Forse domani torno qui, per iscrivermi in palestra.
Everybody wants Kung Fu fighting!


  • Rock & Roll

  • 4 Commenti al post “Everybody wants kung fu fighting”

    1. Antonio
      febbraio 5th, 2004 11:02
      1

      un grazie speciale al grande Ernesto (il http://www.ilpopolodelblues.com è il suo sito) è d’obbligo. Thank you man.

    2. Antonella
      febbraio 5th, 2004 15:13
      2

      Uncle Ernie forever!!!!!!! Baci, Anto

    3. atroC.T.X.Z.B.tion
      febbraio 5th, 2004 17:02
      3

      scommetto che claudio, il mio istruttore di kung-fu shaolin, a lou reed gli spacca la faccia. a parte la cazzate, ho iniziato a frequentarlo da qualche mese e l’ambiente, in una qualsiasi palestra del norditalia, è molto piĂą sereno: niente urla forsennate e niente ubbidienza a un maestro superiore. in effetti siamo un po’ a corto di materia teorica, però sotto l’aspetto fisico è una disciplina divertente. adesso scusa, ma devo andare a raccontare a tutti i miei amici che mi prendevano per il culo che anche lou reed è appassionato di kung fu.ciao

    4. davide
      giugno 16th, 2006 00:34
      4

      è per gente come te che denigra il kung fu…per gente che vede dei buffoni che strillazzano mentre si allenano..per colpa di queste palestre tristi dove gli serve la musica per allenarsi che il kung fu è cosi denigrato…poveri voi..continuate con le vostre mediocri vite e con i vostri fisici deboli da bevitori di caffe..mi spiace ciao

      p.s. atro lascia sta quei bambocci degli amici tuoi e piuttosto non ti far mettere i piedi in testa dai loro stupidi pregiudizi…venissero da me se hanno dubbi su un buonn kung fu

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