home

Leggi gli aggiornamenti in home page

21/01/2004

E adesso parliamo di diari

di Antonio Sofi, alle 12:30

E adesso parliamo di diari.
Il blog del servizio del tg Ieri, al Tg1, all’interno dell’edizione delle 20.00 condotta da Lilli Gruber, va in onda un servizio che parla di blog.
Su caveblog c’è la fedele trascrizione, la consiglio vivamente a chi la avesse persa, la trovo assolutamente esilarante.

(Se ne scrive anche qui:
Se me lo dicevi prima, Mappamondo, Proserpina, Macchianera, Paolo Valdemarin, Gaspar Torriero, Marsilio Black, Herzog, 49km, Zoro e tengo la lista aperta)

Lo dico subito: non mi stupisce il tono, nè l’approccio al tema. La ricostruzione di una realtà complessa come i blog (ma anche come internet), una volta che entra nelle logiche mediali, ne esce sempre un po’ con le ossa rotte. Considerato anche il fatto che è un tg nazionale, e che ci sono pochi minuti a disposizione, che abbiano scelto di segnalare il lato più notiziabile, nonché oggettivamente diffuso, dei blog è una scelta che non mi sento onestamente di condannare.

Però c’è un però. Perché ci sono modi e modi. E i dettagli contano, e il linguaggio giornalistico televisivo è un linguaggio come altri, che si puo ‘parlare’ bene o meno bene. Ma andiamo passo passo.
Introduce il servizio Lilli Gruber. Il sorriso è quello rilassato e compiaciuto dedicato alle notizie leggere.

Lilli Gruber: – Parliamo adesso di diari. Un tempo non c’era niente di più riservato di quel piccolo quaderno sul quale venivano annotate esperienze di vita, delusioni, speranze. Oggi è internet a raccogliere le confidenze degli adolescenti.
Fin qui niente da ridire. Unico appunto, volendo essere pedanti: perchè un diario dev’essere per forza “piccolo”?
Quindi si vede una schermata di un computer e una voce fuori campo legge alcune parole. Una sottolineatura segue passo passo le parole e nemmeno tutte.
Caro diario, rieccomi dopo tanto tempo, era una vita che non riuscivo a tenere un diario… caro diario, pochi mesi fa ho conosciuto una persona che mi ha fatto conoscere il senso della vita.
Ho fatto una piccola ricerca e ho trovato il blog che è stato mandato in onda nel servizio e da cui sono prese parte delle parole. E’ questo. Si parla di diari, quindi carodiario.com. Niente di più facile. Gli utenti iscritti sono 305, per dire.
Sullo schermo passano immagini di repertorio (si vede che è estate) di giovani coppie che si sbaciucchiano sul prato e sulle panchine; di sottofondo una musica strappacòre. Dopo aver spiegato che blog è un neologismo di web + log e che significa diario di bordo (credo che mai termine marinaresco sia stato così usato, ma è diabolicamente efficace a questi livelli: un navigatore naviga sul web e tiene un diario di bordo – tutto torna, senza fare una dannata piega), si sente l’esigenza di far vedere questi benedetti adolescenti che tengono un diario online.
Prima blogger: Io sul blog scrivo quello che mi succede durante la giornata, le mie emozioni, le mie sensazioni, se mi sento triste se mi sento allegra.
Seconda blogger: Soprattutto quello che poi ho voglia di condividere con altri utenti, altre persone.
Entrambe le blogger, se blogger sono, sono anonime. Strano, perché spesso non si lesinano le fascette. E invece: numero tra numeri, link tra link, entità archetipiche e impersonali, rappresentative di una moltitudine che è ‘come un sol’uomo’, voce scognomata del ‘popolo di internet’. Dovrebbero meritare una fascetta? No.
E poi. Utenti? Questo è dissonante con il resto, e, fossi stato in loro, l’avrei tolto. Si parla di diari, di confidenze, di intimità regalate allo sguardo curioso dei navigatori, e poi si usa il termine utenti? Amici bisognava dire, al massimo persone, ma non utenti.
Io leggo molti blog, di tutti i tipi, e mai ho letto un blogger rivolgersi ai suoi lettori come degli utenti.

Segue immancabile opinione della psicologa (lei sì fascettata) sull’argomento.
Il finale, poi, lo trovo geniale. Ge-nia-le.
Giornalista: – E i fan del caro vecchio diario? In minoranza, ma ben decisi a difendere con ogni mezzo il block notes più segreto.
Con ogni mezzo, attenzione. La suspence è alle stelle.
I fan (sic!) del caro vecchio diario sono dolcissimi bambini, che far passare per adolescenti è arduo. Ovvio che siano minoranza.
Bambina: – Lo conservo solitamente sotto il materasso, nella federa del cuscino
Altra bambina: – Nascosto in un cassetto, segreto
Bambino: – Lo conservo in un posto nascosto, che preferirei non dire
E c’ha ragione, c’ha. Oltre che dalla mamma, anche dal Tg1 bisogna guardarsi.
E’ pronto per farsi un blog anche lui, con nick e password.


  • La crisi della tv? Sono tutti andati al mare.
  • All’anima di ANIMAls /3
  • La mosceria del Bunga Bunga
  • Rumizzeide. Plurale di terra, singolare di viaggio

  • 2 Commenti al post “E adesso parliamo di diari”

    1. marco
      gennaio 22nd, 2004 14:37
      1

      Dalle mie parti io l’ho messa sul ridere, qui invece siete stati piu’ seri. Meno male che c’e’ qualcuno che smentisce l’uguaglianza blog=fuffa :-)
      Il servizio del TG1 alla fine non mi ha fatto ne’ caldo ne’ freddo, essendo abbastanza tirato via. La questione non e’ che i blog non sono diari di adolescenti, ma che non sono *solo* quello. Inoltre mi sembra il servizio facesse una doppia semplificazione, dato che non si capisce perche’ quando si parla di diario gli si associ con riflesso pavloviano un’adolescente, con l’apostrofo piuttosto che senza. E’ vero che bisogna sintetizzare, pero’ ogni tanto qualche distinguo male non fa.

    2. Luigi
      dicembre 31st, 2005 13:24
      2

      Ma io voglio sapere come tenre un agendina si un diario di viaggio come compilarlo passo passo aspetto risposta

    Lascia un commento