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24/12/2003

Il dono, i regali, l’amore (forse i blog)

di Antonio Sofi, alle 12:14

Odio fare i regali. Da sempre. Perciò vivo con inquietudine i periodi come questi, in cui, invece, il regalo diventa il centro dei pensieri di molti: farlo, non farlo. Cosa fare a chi. Eccetera.
Eppure non credo di essere una persona poco generosa.
L’idea del dono, per esempio, provoca in me minore repulsione.
In fondo non sono la stessa cosa? Forse no, non completamente.

Il Diario di Repubblica di oggi presenta una serie di preziosi interventi sul tema.

Fabio Gambaro intervista Alain Caillè che, sul significato della cultura del dono nelle società arcaiche, dice:

«Secondo Mauss, chi fa un regalo prima o poi ne riceverà un altro. Di conseguenza, ciò che viene donato, in un modo o nell’altro, ritorna sempre, ma più tardi e di solito in una forma diversa da quella originaria. La logica che presiede al dono in cambio di un altro dono è quello di non abolire mai del tutto il debito. Di dono in dono, infatti, c’è sempre qualcuno in debito con qualcun altro, perchè il dono fatto non è mai esattamente quello ricevuto. Insomma, non si crea mai una vera equivalenza tra i regali, il che rende la logica del dono diversa da quella del mercato, quello si tutto costruito sulle equivalenze di valore.»
E, oltre, un’altra cosa che mi ha colpito, alla domanda se siano regali disinteressati (grassetto mio):


«No, il dono non è mai carità. Testimonia della generosità e dello splendore del donatore, ma non pretende di essere gratuito e disinteressato. Al contrario, i doni implicano l’obbligo della restituzione, creando così dei legami tra gli individui. Da questo punto di vista, si può dire che si tratta di una forma di guerra attraverso la generosità. Anzi, è la continuazione della guerra con i mezzi della pace, perchè affermando la propria generosità si afferma al contempo la propria generosità»
Ma qui il riferimento a società arcaiche è dirimente (anche se mi pare chiara la permanenza di alcune di queste dinamiche con le classiche strenne natalizie); l’avvento delle grandi religioni monoteistiche provoca da una parte una sorta di spersonalizzazione e radicalizzazione del dono (donare a tutti, a chi ha bisogno; o donare se stessi, la propria vita), dall’altra una sorta di interiorizzazione (la beneficenza, per esempio, non si deve fare sapere). Il dono deve essere disinteressato, insomma, in tutte le accezioni di questo termine.
Quello che mi è dato di capire, dunque, è che nel concetto di dono coesistono (continuano a coesistere) queste due anime, una sociale e primitiva (diciamo così), l’altra religiosa e radicalizzata. Ancora Caillè:
«A Natale ad esempio, la spinta consumistica del mercato incoraggia il rito del dono, nel quale convivono l’aspirazione al disinteresse ma anche la volontà più o meno conscia di creare obblighi e legami.»
Che sia questo che non sopporto? Questa convivenza forzata, questa ambiguità?
Oppure: quale delle due anime non mi piace? Non saprei.
So che odio fare i regali, so che mi piace donare. Ma come è possibile questa differenza, se i due termini sono sinonimi? Eppure. Sottilmente.
Prova a non pensare a qualcosa di materiale.
Ma al tuo tempo, alla tua attenzione, ai tuoi sentimenti, a tutto il tuo amore.
Quello lo puoi donare, non regalare.
Ed è ancora qualcosa di diverso, dal creare legami o dal disinteresse. E forse è sia l’uno che l’altro.
Due anime che non solo coesistono, ma infine si abbracciano, amorevolmente.
Un legame disinteressato.

(e dire che volevo parlare di blog, e invece lo spirito del Natale ha preso anche me. Intanto i miei migliori auguri, a tutti voi…e una minaccia: forse continua…)


  • A voto donato non si guarda in bocca
  • Copiate e divulgate
  • Oltre il commercio c’├Ę di pi├╣? Il Natale Posticipato, forse a misura d’uomo.
  • BarCamp Matera e i sassi wi-fi

  • Un commento al post “Il dono, i regali, l’amore (forse i blog)”

    1. claudio
      settembre 12th, 2006 16:42
      1

      anch’io odio abbastanza i regali, e per questo non li faccio mai in tempo, anzi sono pi├╣ contento se trovo qualcosa da regalare in un momento lontano da qualunque festivit├á. in realt├á ├Ę un modo come un altro per avvicinarsi al concetto dono pi├╣ “disinteressato”, per quanto ├Ę inutile negare la nostra propensione biologica ai circuiti della gratificazione. la presenza delle ricorrenze ha contribuito a rendere spersonalizzante il dono tanto quanto l’idea di generalizzarlo “a tutti”. :-)

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