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Post scritti nel novembre, 2003

19/11/2003

Falsi ricordi

di Webgol, alle 00:56

di Lorenza Contaminazioni

Mi guardava con occhi ansiosi e quando mi ha acceso la sigaretta ho visto che la mano gli tremava.
Non capivo perche’ mi era venuto a cercare, cosa volesse da me.
Era poco piu’ di un conoscente, una persona la cui vita aveva incrociato la mia, quasi per caso e per poco tempo, tanti anni fa. Pochi frammenti sbrindellati di ricordi gli erano stati sufficienti a costruire una storia fantastica: dunque, mi aveva incontrato dopo parecchio tempo; avevamo parlato, avevamo deciso di scrivere un libro insieme, e l’abbiamo fatto, ce l’hanno pure pubblicato.
Lui ricorda incontri, conversazioni, progetti di lavoro, pagine scritte a quattro mani, discussioni, musiche di sottofondo, risate, scherzi, una confidenza e un’ amicizia sincere, piani ambiziosi, sogni, riconoscimenti…
E’ venuto da me a chiedermi se quello che ricordava era vero, se lo rammentavo anch’ io. L’ho guardato, mi sono sforzata di non distogliere lo sguardo, ho tentato di rimanere impassibile. “No, niente di tutto questo e’ vero”.

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19/11/2003

Il mistero della Cozza

di Webgol, alle 00:49

(Barlumi di memoria semi-arteriosclerotica.)
di Antonella Fulci

Fin dai primi zampettamenti tra i piedi di mio padre e delle ciarliere creature che ascoltavano jazz a tutto volume nel salotto dei miei, gli assenti del momento sembravano non avere un nome ma solo soprannomi.
Il mio gioco preferito era dare un volto agli esseri Tolkieniani che nascevano nelle sere in cui riuscivo a mimetizzarmi come un geco sulla tappezzeria, per ascoltarne le gesta sempre più fantastiche e altrettanto dileggiate.

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18/11/2003

Il ricordo e il suo doppio

di Webgol, alle 01:03

di Carnefresca

clicca sull'immagine per vedere la versione più grandeI ricordi fanno di noi un essere doppio, prendono per mano la nostra immagine, la nostra faccia, il nostro modo di camminare, indossano nostri vestiti, lo sguardo, i gesti, la voce, la capigliatura e si sovrappongono ai nostri tratti come una olografia. Siamo quello che sembriamo e al tempo stesso ci riconosciamo attraverso quello che ricordiamo di essere. I ricordi sono la didascalia delle curve del tempo che ci è passato sul volto, l’estensione semantica delle rughe agli angoli della bocca, la storia dei nostri racconti di ciò che è stata ed è la nostra vita. Nelle parole con cui vorremmo il mondo ci guardasse dentro, in quelle immagini che se raccolte insieme riempiono poco più di un album di fotografie, c’è tutto quello che abbiamo fatto, mangiato, creduto, vissuto, amato mentre il resto del mondo ci guardava fare, mangiare, credere, vivere, amare. Attraverso i ricordi abbiamo un nome e un’essenza perchè i ricordi sono lo specchio che riflette la nostra versione dei fatti. Il feticismo di avere l’ultima parola su quello che ci ha riservato la signora Vita.

18/11/2003

Scrivo, quindi ricordo

di Webgol, alle 01:00

di Proserpina

Quando hai un blog di quasi tre anni ti rendi conto del bene che può fare.
Ripercorro a ritroso le ore, i giorni, i mesi, gli anni e scopro sensazioni che ho provato e che senza il supporto delle parole non saprei ricordare.
Mi rivedo scrivere parole d’addio, raccontare paure, soddisfazioni, esami, disperazioni, amori. Leggo nelle mie parole i cambiamenti della mia età, del mio modo di vedere le cose. E mi sorprendo, mi ritrovo, ricordo ad un tratto e mi emoziono, mi accorgo di come certe cose che sembravano indimenticabili sono sfumate e devo pescare a fondo – aggrappandomi qua e là – per riportarle alla luce.

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17/11/2003

Una innaffiata ai gerani del blog

di Antonio Sofi, alle 01:13

La coppia di webgol (Antonio ed Enrico) se ne parte per una settimana dalle parti dei paesi Baltici a raccontare storie radiofoniche (il secondo dei due), far brutte foto e scovare parole (il primo dei due), evitare predoni cosacchi, orsi polari, pazzi vari (entrambi – e questo sarà, per esperienza, la cosa più complicata).
Potevamo ben lasciare webgol deserto, spazzato dai freddi venti del web, per poco più di una settimana: di certo non ci sarebbero stati bonzi disperati, in astinenza dalle nostre scemate, darsi pubblicamente fuoco alla festa di gnueconomy.
E invece m’è venuta una idea, di cui mi prendo la responsabilità – e l’immenso piacere.
Lascio la casetta di webgol a delle splendide blogger che, in questi mesi, hanno seguito webgol con fin troppo gentile attenzione, e che non riuscirò mai a ringraziare abbastanza.
Webgol sarà in mani mille volte migliori delle nostre. Da oggi fino al nostro ritorno Antonella, Carnefresca, Gaia, Lorenza e Manila sono coautrici e, ogni tanto, se avranno voglia, e tempo, verranno qui a innaffiare i gerani (e la memoria).
Ho sempre pensato che, quella di innaffiare i gerani di qualcuno che è via, fosse una delle più belle immagini della amicizia: un pensiero che si invera e si fa azione, e cura.

17/11/2003

Caveblog: a futura memoria o ad eterno scorno

di Antonio Sofi, alle 01:11

Caveblog.netTutto nasce dai commenti a questo post di Nicola Giallodivino. Il quale, tempo prima, aveva scritto di una cosa incomprensibile che, con uno spunto che avrebbe fatto inorriddire anche il più scalcinato tra i copywriter, aveva nomato il librone del blogico pubblico . Quale librone? Beh, ovvio, quello del blogico pubblico. Quello dove sono conservati tutti gli articoli sui blog. Scritti da gente che lancia l’allarme sul baco del millennio, le olimpiadi degli hacker, i gatti bonsai, le cinture di sicurezza sulle magliette e via così. Sono una cerchia di colleghi che sparano alcune cazzate – scusate, ma quanno ce-vò-ce-vò – e ne scrivono altrettante adesso sui blog. Perchè fanno notizia.
Sta di fatto che era da poco uscito su L’espresso un articolo intitolato Stupido Blog, l’ultimo di una serie di articoli sui blog trasudanti banalità.

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17/11/2003

Ho il blogroll posseduto dal demonio

di Antonio Sofi, alle 01:08

Clicca per vederlo grandeGuarda tu stesso.
(‘sta Laura’s blog sarà mica Laura Palmer rediviva?)


16/11/2003

Odorìti, come riempire gli spazi vuoti

di Enrico Bianda, alle 01:43

Jonathan Franzen«Ma una delle principali caratteristiche della mente è la smania di costruire interi a partire da frammenti. Tutti quanti abbiamo un vero e proprio punto cieco nel campo visivo, nella zona in cui il nervo ottico so congiunge alla retina, ma il nostro cervello registra immancabilmente un mondo senza soluzione di continuità. Cogliamo parte di una parola e ci sembra di sentirla per intero. Vediamo volti espressivi in una tappezzeria a disegni floreali; siamo sempre impegnati a riempire gli spazi vuoti.»
Siamo sempre a riempire gli spazi vuoti. Lo dice Jonathan Franzen in Come stare soli.
Con la memoria allora riempiamo sempre spazi che per forza sono vuoti, o irregolari.
Possiamo davvero pensare di riuscire a colmare con il ricordo il passato?
I sensi agiscono quindi ad intermittenza, sconnessi, afferrano una realtà solo in parte completa, ma integralmente da interpretare. A fronte di una incapacità fisiologica resta una necessità interpretativa totalizzante. Il resto allora lo fa il cervello, aggiungendo qua e la dove serve, ricucendo gli strappi con la realtà, dando completezza dove serve, riempiendo i vuoti.

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14/11/2003

La memoria dei blog, reprise.

di Antonio Sofi, alle 01:15

(riassunto delle puntate precedenti: Lui non era più lui. Era suo zio. Allora come fare? Dove ancorare la nostra identità? In cosa, in chi. Nei blog? Tu pazzii, guagliò.)

La foto non basta. Per esempio, molto spesso in alcune foto non ci si riconosce. Uh, guarda questa foto: non sembro io.
La fotografia è un amo che pesca in un fiume, e bene ai pesci non fa.
Per questo spesso intimoriva chi, agli inizi, non ne era aduso: perché quell’immagine di sè, fissata, perdeva l’anima, moriva, estratta di viva forza dalle cose che si muovono continuamente, e continuamente cambiano.

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13/11/2003

La memoria dei blog

di Antonio Sofi, alle 01:17

se la memoria aiuta a costruire identità
e i blog aiutano la memoria
i blog aiutano a costruire identità

Sillogismo iniziale, narrativo, indimostrato e forse indimostrabile.
Che Aristotele mi perdoni.

Quando viene meno la possibilità di ricordarci chi siamo, la nostra identità vacilla. Chi siamo se non ricordiamo? Chi siamo stati?
L’identità ha bisogno di ancoraggi, puntelli, ormeggi.
O diventa barchetta continuamente alle prese con i marosi, senza rotta.
Dove ancorare la nostra identità, quindi? Come fare a dimostrare chi siamo e cosa siamo stati?
Se siamo stati.

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12/11/2003

Più o meno quanto ci metti ad arrivare?

di Webgol, alle 01:47

Una vita, caro mio, una vita.
Franz Kafka
«Mio nonno soleva dire: La vita è incredibilmente breve.
Oggi, nel ricordo, mi si accorcia a tal punto che a malapena, per esempio, riesco a concepire come un giovanotto possa decidere di recarsi a cavallo fino al villaggio vicino senza il timore che, a prescindere da accidenti sfortunati, il tempo stesso di una vita normale e serenamente vissuta sia di gran lunga inadeguato a tal viaggio.»

Il villaggio vicino, Franz Kafka

10/11/2003

Il pasto è finito, andate in pace.

di Webgol, alle 01:51

Tutto ciò che ha un inizio deve avere una fine. No, non parlo del (purtroppo) indifendibile Matrix revolution. La frase (banalotta, ma consolante – sperando che sia una fine vera) che incornicia il terzo episodio di Matrix firmato dai fratelli Wachowski va benissimo per un pasto.
Un pasto deve avere una fine precisa, scandita dai piatti e dalle portate. Come anche questo nostro mese monografico dedicato a Cibo & Dintorni, scandito dai post. Tra lampredotti fiorentini, racconti magnoni, cibo jazz, frutta, dolce o cioccolata, caffè o ammazzacaffè. Quest’ultimo, poi, cos’altro è se non il tentativo di procrastinare il più possibile il momento, sempre un po’ triste, in cui finisce il pasto e ci si alza dalla sedia?
Allora, a mo’ di ammazzacaffè, un breve sintesi sragionata sui post di webgol dell’ultimo mese.

– Ricette udibile & edibili
Filetto di maiale al brandy con Bud Shank, il risotto DLee con Art Pepper, i filetti Crazy Monk con Thelonious, risotto creolo con Lester Bowie.

– Proposte e teorie
I blog sono trattorie e a conduzione familiare dove si entra e si mangia quello che c’è, le cucine dei blog, tutti i blog che si occupano di cibo e il suo omologo in Glob, anche i blogger magnano, la dieta mediterranea non abita più qui.

– Tripperie
Il tuffo del lampredotto e, nei commenti, una sorta di mappa di dove mangiarlo a Firenze, la sbira genovese della sig.na Silvani, il lampredotto reloaded finisce in radio tra Sofri, Boroni e Cardini.

– Racconti magnoni
L’impronta della pianura, La svizzera e Bambi in salsa operaia, A bocca aperta di Nicola Giallodivino, La minestra del nonno di Carnefresca, Mensa sana in corpore sano, La cosa più buona che abbia mai cucinato con Fabio Picchi guest star.

– Pasticcini
Le caramelle Sugus e il cioccolato Milka, il cioccolato fa bene al cuore, Cioccolato di Gaia Capecchi, Mantra gastronomico reloaded

– Companatici
Requiem per un film mai girato (in morte di Manuel Vasquez Montalban), Bontà loro citano webgol, cagata-grandissima-cagata diceva Ugo Tognazzi cuoco, gli uomini preferiscono le vongole, Music Restaurant (a cura di Daniela Amenta), Giro di ronda intorno al frigo

– Stuzzichini (grazie a Mitì)
Saper cucinare, diete, mangiare, dietofobi, stranezze (una tra tutte? Di Herb Shriner: Mia moglie fa cose splendide cogli avanzi. Li butta via.)

– Header
I primi di Stefo [Pasta n° 196, pasta n° 248, pasta n° 35], l’acqua che bolle in cottura, le olive pugliesi di Proserpina, la bilancia industriale, trovata in una ex fabbrica di cioccolato abbandonata, Maiale disegno originale di Carnefresca, Caffè? di Sergio Maistrello, l’ultima foto, perfetta per finire un tema, e per iniziarne un altro.

Per i prossimi giorni (chissà quanti, vedremo come va) il tema è presto detto: Memoria.

Ne vedremo delle belle.
Cosa hai detto?
Ne vedremo delle belle.
Ah. L’avevo già dimenticato.

08/11/2003

Mantra gastronomico reloaded

di Antonio Sofi, alle 01:19

«Abbasso i mujaheddin dell’assaggio. Noi si vuole – e si pole – mischiare i sapori, assaggiare guidati dal piacere, unire sulla forchetta il fusillo verde e la patata raschiata dal fondo della teglia.» (eb)
Eppure è difficile non cedere, resistere resistere resistere, tener ferma la posizione caciarona e mischiarola di fronte ai depositari del verbo gastro-ali-comporta-mentale. Soprattutto mentale.

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07/11/2003

Risotto creolo (Smooth Rice)

di Enrico Bianda, alle 02:00

(Edibili udibili: le ricette di webgol)

Lester Bowie, nemmeno a farlo aposta vestito da cuoco!Mantra gastro-teleologico (intro)
Assaggiare, manducare, godere, ascoltare.
Imperativo categorico, farsi del bene, quando si può. E lasciarsi andare al piacere della sovrapposizione.
Fusilli segreti con il pesto, lingua salmistrata, insalata di pollo con maionese fatta in casa, pomodorini ripieni al forno, piccoli peperoni verdi in salamoia e patate al forno molto agliose e croccanti che gocciolano olietto benefico che pare fatto dai frati di Camaldoli.
Un mantra gastronomico da ripetere che suggestiona e pacifica: si mischiano i sapori, si rompe e si sconquassa l’ordine stabilito del gustare.
Abbasso i mujaheddin dell’assaggio.
Noi si vuole – e si pole – mischiare i sapori, assaggiare guidati dal piacere, unire sulla forchetta il fusillo verde e la patata raschiata dal fondo della teglia.
Porzione speciale per chi è stato paziente.
La patata che si accompagna a tutto, la patata accondiscendente, la patata generosa, la patata di facili costumi, la patata incalzante, la patata infine ecumenica.
Il riso cuoce macchiato di rosso, i peperoni si sciolgono nel brodo aggiunto lentamente e pazientemente, dal frigo occhieggiano serene alcune patate lessate il giorno prima.
Che si fa? Mi avvento, le spello, le taglio a tocchetti e le immergo riconoscente nel riso che intanto arrivava a fine cottura.

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05/11/2003

La cosa più buona che abbia mai cucinato.

di Antonio Sofi, alle 01:22

Dalle cucine a vista modello anni 50, con le pentole di rame appese ai ganci come quarti di macello, si apre una finestra di una lunga vetrata e spunta una vigorosa capoccia bianca, e un paio di baffi sarcastici, a manubrio, abituati a comandare. La vetrata dà sulla sala da pranzo. In fondo alla sala un palco, e in mezzo delle colonne che non servono a nulla, se non, e deliberatamente, a rompere i coglioni a chi vuol guardare.
Così capisci subito che questo non è un posto qualunque.
La capoccia spunta e un fremito percorre la sala da pranzo gremita in ogni ordine di posti, come l’Artemio Franchi dei bei tempi. Silenzio di posate, istantaneamente congelate a mezz’aria, come nemmeno all’interno del supermoviolone di Biscardi. L’insalata di pollo dondola impiccata dalle punte delle forchette, il roast beef in salsa verde giace ferito senza speranza sui fili interrotti di lame taglienti, la polenta alla cannella fuma piano nei piatti, senza disturbare.
Il tono è imperioso e svelto, come lo è solo di chi ha il sugo sul fuoco.

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