27/11/2003
Il silenzo degli estoni
di Enrico Bianda, alle 01:33
(Odorito numero due)
Un interrogativo mi consuma: puo’ un silenzio essere profumato? Puo’ emanare qualche odore particolare? Forse si.
La risposta arriva dalle strade di Tallin dopo due giorni di neve continua. La neve filtra gli odori, li annulla, li addomestica oppure li consuma. Il silenzio degli estoni e’ come il profumo della neve: si congiungono, si ammaliano. La neve attutisce i rumori e affievolisce gli odori.
Taverne, caffe’, ristoranti, musica e movimenti intrappolati in un fermo immagine olfattivo e percettivo. Si cammina in una bolla temporale. Nemmeno gli sfiati di vapore dai casermoni russi del quartiere di Lasnamac presso Tallin riescono nel freddo nevoso di un mattino ad avere qualche odore. Niente.
Si pensa e si vive in una dimensione di trasferimento sensoriale. La neve assorbe, il rumore resta negli edifici, si affaccia alle finestre.
Sono occhi che guardano le strade, i marciapiedi contando i fiocchi di neve, pazienti. Si stemperano nel bianco manto nevoso.
Il silenzio degli estoni e’ il silenzio odoroso della neve.



