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20/11/2003

Cinque sensi, un ricordo

di Webgol, alle 00:46

di Proserpina

Alla scrittrice non interessava altro che scrivere. E quello che la gente intorno le diceva, scivolava sui suoi sensi come pioggia sui vetri della mansarda.
Viveva lì ormai da tempo, e quando pioveva passava ore stesa sul letto a guardare le goccioline infrangersi sulle finestre.

Non riusciva a pensare ad altro che alle goccioline di sudore che notava sempre sul corpo di lui quando finivano l’amore. L’odore intenso e quel sapore salato le restavano attorno per ore, anche quando lui era ormai andato via.
Un ricordo fitto e denso che le sembrava indelebile.

Con la stessa eccitazione guardava ora la pioggia scivolare sui vetri mentre le dita ticchettavano sulla pancia.
Era soprattutto in quei momenti che nascevano i suoi romanzi migliori. Si lasciava andare ai pensieri ripercorrendo i tempi della memoria e le parole le scorrevano dentro frullandosi in un mix gustoso. La storia si diluiva come latte nelle parole fruttose, e ne produceva, battendo forsennatamente sulla tastiera, l’ennesimo racconto, l’ennesimo romanzo, tomba immortale di qualcosa che è stato.

Quel pomeriggio pioveva. E da lì a poche ore lui sarebbe arrivato.
La scrittrice, stesa sul letto, ticchettava con le dita sulla sua pancia, al ritmio della pioggia.
E con la mente romanzava la sua prossima notte d’amore.

In soccorso dei ricordi giunge sempre uno dei cinque sensi: a provocarne il sesto.


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