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16/11/2003

Odorìti, come riempire gli spazi vuoti

di Enrico Bianda, alle 01:43

Jonathan Franzen«Ma una delle principali caratteristiche della mente è la smania di costruire interi a partire da frammenti. Tutti quanti abbiamo un vero e proprio punto cieco nel campo visivo, nella zona in cui il nervo ottico so congiunge alla retina, ma il nostro cervello registra immancabilmente un mondo senza soluzione di continuità. Cogliamo parte di una parola e ci sembra di sentirla per intero. Vediamo volti espressivi in una tappezzeria a disegni floreali; siamo sempre impegnati a riempire gli spazi vuoti.»
Siamo sempre a riempire gli spazi vuoti. Lo dice Jonathan Franzen in Come stare soli.
Con la memoria allora riempiamo sempre spazi che per forza sono vuoti, o irregolari.
Possiamo davvero pensare di riuscire a colmare con il ricordo il passato?
I sensi agiscono quindi ad intermittenza, sconnessi, afferrano una realtà solo in parte completa, ma integralmente da interpretare. A fronte di una incapacità fisiologica resta una necessità interpretativa totalizzante. Il resto allora lo fa il cervello, aggiungendo qua e la dove serve, ricucendo gli strappi con la realtà, dando completezza dove serve, riempiendo i vuoti.

Perché ne abbiamo bisogno: che reazione potremmo avere di fronte ad una realtà segmentata, incompleta?
C’è però un senso che secondo me è completo: l’olfatto. Difficile immaginare un profumo incompleto.
Ne arriva solo una parte? Il resto che ha fatto? Un oggetto può in parte nascondersi alla vista, una superficie può sottrarsi in parte al nostro tatto. Un profumo, un tanfo arriva completo? Che succede se un odore si ibrida con un altro? E’ questa la caducità del nostro senso olfattivo cui il cervello ripara andando a recuperare frammenti di memoria olfattiva a complemento?
Saranno odorìti…


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