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14/11/2003

La memoria dei blog, reprise.

di Antonio Sofi, alle 01:15

(riassunto delle puntate precedenti: Lui non era più lui. Era suo zio. Allora come fare? Dove ancorare la nostra identità? In cosa, in chi. Nei blog? Tu pazzii, guagliò.)

La foto non basta. Per esempio, molto spesso in alcune foto non ci si riconosce. Uh, guarda questa foto: non sembro io.
La fotografia è un amo che pesca in un fiume, e bene ai pesci non fa.
Per questo spesso intimoriva chi, agli inizi, non ne era aduso: perché quell’immagine di sè, fissata, perdeva l’anima, moriva, estratta di viva forza dalle cose che si muovono continuamente, e continuamente cambiano.

C’è un bellissimo romanzo di Emmanuel Carrère, si chiama Baffi ed è la storia di un uomo che un giorno, per scherzo, si taglia i baffi che porta da anni e perde con essi la propria identità. Nessuno più lo ricorda con i baffi, les moustaches: vecchie foto non ce ne sono, e si ritrova da solo, pieno di ricordi che nessuno condivide, riconosce. Ricordi inutili.
Senza sapere chi è.

Perché la propria memoria spesso non basta.
Serve anche quella degli altri. Il riconoscimento degli altri. Il sé si definisce compiutamente attraverso lo sguardo dell’altro. (* leggi commenti)

Fragilissima identità quella moderna poi! Troppe cose da ricordare, da tenere a mente, troppi presenti e troppi passati, che spesso ci scivolano tra le mani. Troppi ruoli da sostenere, appesantiti da aspettative, proprie e altrui. Instabile.

I blog sono forse anche un modo per puntellare identità. Per tener traccia di sè.
E se forse (ma non sono sicuro) non sono nati per questo, a questo servono, o potrebbero servire o serviranno, accessoriamente.
I blog, a maggior ragione quelli personali, che tengono traccia delle cose della vita, di ciò che si pensa e si fa, modificano il rapporto che si ha con il passato.
Con il proprio passato.
Comincia ad esserci in giro gente che ha un blog da uno, due, tre anni. In cui ha scritto ciò che ha fatto o pensato, giorno dopo giorno.
Chi mai si potrebbe ricordare tutto così nettamente e precisamente?
Che bestia strana è questo passato che sta nero su bianco, eternamente sotto i microscopi dell’allora presente?

Certo i diari esistono da sempre. Ma, a differenza del diarietto chiuso nel cassetto, il blog è pubblico, cioè ha a che fare con lo sguardo degli altri, e con il loro riconoscimento. Molto più del diarietto-chiuso-nel-cassetto, contribuisce a creare la propria identità.
Come questo tener traccia, questa memoria esterna (se vogliamo chiamarla così), questo racconto di sè, nero sui bianco, con archivi e permalink, modifica la percezione della nostra identità, è una domanda che rimane aperta. Se, insomma, questo accumulo è risorsa o ingombro.

Difficile per esempio mentire, ricostruire, reinventarsi del tutto un passato. Dir balle.
Paul Ricoeur parlava di promessa, l’unica cosa che abbia senso per dir che noi siamo davvero noi. La promessa è un legame tra il presente e il passato.
Il blog spesso è proprio una pubblica promessa.

Ci ritorno: promesso. (capito perché è un legame?)

Quanto al programma di Webgol.
Memorie non è solo quella dei blog, è la memoria bimba, scolastica, autunnale, di vecchi amori non più visti, di vecchie storie non dimenticate, la memoria gentile che cura, e quella cattiva che fomenta, la memoria dei sensi (uditiva, palatale, olfattiva). Di sicuro, il solito percorso che ricama l’estemporaneo: 4 percorsi di memoria olfattive, un odore-un ricordo, di Enrico Bianda. Si chiamano ‘
Odorìti’. Per il resto, come al solito, quello che passa il convento.


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