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08/11/2003

Mantra gastronomico reloaded

di Antonio Sofi, alle 01:19

«Abbasso i mujaheddin dell’assaggio. Noi si vuole – e si pole – mischiare i sapori, assaggiare guidati dal piacere, unire sulla forchetta il fusillo verde e la patata raschiata dal fondo della teglia.» (eb)
Eppure è difficile non cedere, resistere resistere resistere, tener ferma la posizione caciarona e mischiarola di fronte ai depositari del verbo gastro-ali-comporta-mentale. Soprattutto mentale.

Tutto si mangia da solo. Magna la polentina, le pennette, il saraghino ma tutto da solo, accrocchiato con l’aria e niente più, fallo scivolare nel palato spoglio come penitente francescano, puro come suora devota, e suggilo come fosse vino prelibato, schioccando la lingua: e nessun Antonio Albanese che ne disponga una pantomima come si deve. Tu-tum-tu-tum: come faceva quella canzoncina? Mi domando come si possa continuare a fare il sommelier.

Ma arriva il cameriere mujaheddin con tanti piccoli piatti, singoli, separati.
Io: – Posso metter tutto in un piatto?
Cm: – No!
Io: – No?!
Cm: – Le pennette e l’insalata! Il roast beef con la mayonnaise! Giammai!
Io: – A me piace…
Cm: – Non si può…
Io: – …e poi sopra al mucchietto apporre delicatamente un chicchino di mais dell’insalata ché il giallo ci sta bene, mette allegria.
Cm: – Che orrore! Sputi!
Io: – …e quindi tutto dentro un panino, due sottili e piccoli pezzetti di pane sconnesso, a fare un mini sandwich come da bambini, da guarnire all’esterno con riso arborio al pollo e funghi, nella poetica speranza che il residuo bollito acchiappi con moto amoroso la lingua di mayonnaise che ancora trema, in un languido bacio, come solo può esserlo mentre l’aereo sta cadendo e di certo si sfracellerà senza scampo alcuno, dammi l’ultimo bacio tesoro mio che già vedo il dente che frantuma e la laringe che inghiotte…
Cm: – Beh se le cose stanno così …
Io: – Visto? Mangiare è anche gioco e poesia… Sicuro che non vuole un morso?


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