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22/10/2003

La minestra del nonno

di Webgol, alle 00:07

di Carnefresca (per webgol)

Il Verme e la bambina di Carnefresca (clicca per vedere il fumetto) A cinque anni, i genitori sempre fuori casa per lavoro, la spedirono a vivere dal nonno, e lei portò i giocattoli, i vestiti, il cappottino verde, l’orso di peluche, il vasino chicco di plastica rossa, quello a forma di gatto.
In un colpo si dimenticò di tutto, di avere un fratello con la tutina bianca e i pannolini sporchi, di avere un papà che tornava a casa, e una mamma che ripiegava i panni. Si dimenticò come era la sua stanza, si dimenticò il grande pino verde dell’orto e il gatto Paoletto che all’ora di cena correva a mangiare il prosciutto che lei gli gettava dal balcone. Si dimenticò di tutto perché con lei c’era il nonno.
Il nonno le aveva insegnato a giocare a dama briscola poker ramino e scopa, e le faceva il solletico ogni volta che gli si arrampicava tra le braccia, come una scimmia dispettosa.

Il nonno in casa si occupava di tutto.
Alle dodici in punto indossava un grembiule bianco, accendeva la radiolina “Nordmende” che stava sulla mensola di un camino che mai era stato acceso e cominciava a preparare il pranzo.
Era il momento più divertente della giornata, il momento in cui lei si aggrappava ai quei pantaloni così grandi e lo guardava lavare i pomodori san marzano, posarli sul tagliere e ridurli a listelli, con piccoli colpetti, per preparare il sugo.

Lei ogni tanto gli passava la cipolla e rideva «nonno, tu piangi, stai piangendo nonno!» quando lui, con la precisione della mezzaluna e la santa pazienza della chioma d’argento, l’affettava a pezzettini.
Poi il nonno prendeva il cucchiaio di legno ed girava la mistura. Mentre la salsa si scaldava e diventava sugo odoroso, il nonno di solito affettava il pane fresco e con una forchetta ne intingeva una fetta nel sugo. Lei era così golosa del pane col sugo che avrebbe voluto mangiarne un mondo, e se chiudeva gli occhi lo vedeva davvero, il mondo fatto di pane e sugo.
Accanto alla cucina del nonno, dove erano appese pentole di rame grandi e luminose, forme per ciambelle e un tostacaffè a forma di tenaglia, c’era una terrazza fiorita. Un piccolo giardino delle meraviglie, con un pergolato di rose e delle felci che tutti gli facevano i complimenti, al nonno.
Il giorno del suo quinto compleanno, il nonno aveva piantato un oleandro proprio lì, in mezzo al terrazzo, tra le felci e le rose. Era cresciuto rapidamente, molto più di lei, ma il nonno le aveva assicurato che lei sarebbe sempre stata più grande. Di quell’oleandro. Cinque anni più grande. Per sempre.

Verso l’ora di merenda, ogni giorno, lei si sedeva in terrazzo, vicino a quell’oleandro, e cucinava al nonno un pranzetto prelibato.
Una minestra. La minestra del nonno. E’ fatto provato che a questo mondo non c’è nonno che non ne vada ghiotto.

Ingredienti: Il Verme e la bambina di Carnefresca (clicca per vedere il fumetto)
cinque cucchiai da cucina di terriccio intorno ad una piantina di oleandro;
lombrichi o millepiedi, se lombrichi ne basta uno, se millepiedi almeno tre o quattro. In genere sono reperibili sotto il vaso dei papiri o delle felci, ma a volte anche sotto quelli dei gerani. Dato che se li lasci scappano e che se scappano si nascondono, è meglio intrappolarli sotto un bicchiere;
una decina di semini di belle-de-jour;
foglie di felci sminuzzate;
cinque corolle di bocche-di-leone;
i petali di tre o quattro gerani rossi e bianchi;
sassolini ad libitum;
due o tre foglioline di ortiche da muro sgretolato;
gusci sminuzzati di chiocciole da terriccio, meglio se senza la lumaca dentro considerato il fatto che, escluso il lombrico, trattasi di minestra vegetariana;
un pezzetto di laterizio sbriciolato;
un mezzo innaffiatoio di plastica gialla pieno di acqua corrente;
una terrazza;
un nonno.

Preparazione:
Munirsi di una terrina di plastica grande quanto due palmi di mano di bambina di cinque anni, versare l’acqua con l’innaffiatoio di plastica e mescolare sino a che il composto presenterà un aspetto molliccio e uniforme.
Raccogliere il lombrico o i millepiedi, tagliarne il corpo in pezzi di mezzo centimetro, versare nella terrina e mescolare bene.
Prendere i semini della belle-de-jour e schiacciarli sul laterizio con un sasso fino a farli sgranare. Raccogliere la polverina rossa fine del laterizio e conservarla a parte. Cospargere quindi il minestrone di terriccio con i semini sminuzzati, spolverandoli con la polverina rossa appena raccolta.
Versare altra acqua e mescolare per non perdere l’uniformità.
Prendere le corolle gialle delle bocche-di-leone, smembrarle in ogni parte e spargerle insieme alle foglioline di felci sulla superficie della minestra. Sgretolare poi i gusci di chiocciole in polvere finissima stando però attenti a conservare intatta la parte centrale avvoltolata, a fini estetici visto che le casette delle chiocciole sono così belle. A questo punto versare la minestra in un piatto cercando di non sporcare per terra .

Ornare il piatto con i petali di geranio e i sassolini, prendere le foglie di ortiche, che hanno piccole spinette, e appiccicarle sulla maglietta di lana, infilarsi fiorellini di geranio dietro le orecchie, trotterellare intorno al nonno, prenderlo per mano, mettergli il bavaglio con le mollette e guardarlo sorridere mentre mangia.
(carnefresca)


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