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21/10/2003

Cagata-grandissima-cagata

di Antonio Sofi, alle 23:32

Ugo Tognazzi amava cucinare. Non solo: per lui la cucina era arte, passione, ossessione. Alcuni dicevano che amasse il cibo più del cinema, e vi dedicasse più tempo e attenzione. Cuoco esperto e apprezzato, amava sperimentarsi in piatti e ricette di sua creazione, e spesso proponeva istrionici menù ad amici e conoscenti, che li accoglievano con giudizi positivi. Beh, non sempre.
Così lo ricorda Carlo Verdone su Repubblica di oggi.
«Tognazzi non è stato meno grande di Sordi (concordo, ndr) […] Ugo è stato il primo a complimentarsi con me. Mi accolse nella sua congrega dei dodici apostoli che dovevano assaggiare i suoi piatti. Terribile. Le votazioni prevedevano: ottimo, molto buono, buono, discreto, e cagata-grandissima-cagata. Monicelli sempre così. All’inizio ero rispettoso ma poi è arrivato a cose allucinanti. Una sera c’erano delle cotolette strane. Ci facciamo coraggio e chiediamo: balena, dice. Tutti a tirare fuori la magnesia bisurata. Lui si incazzò a morte. È stata la penultima cena, l’ultimo menù fu “ovaie di pernice in salsa di mirtillo”: a quel punto Ferreri o forse Benvenuti insorse: stasera, Ugo, spaghetti burro e parmigiano e non rompere. Lui mandò la tavola all’aria e offeso se ne andò. Noi ci facemmo una spaghettata.»
Menù istrionici. O meglio: a supercazzola brematurata.


  • Il pasto è finito, andate in pace.
  • Nell’ora delle ombre schiacciate. Intervista a Monika Bulaj.

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