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11/10/2003

L’ultima sbira

di Antonio Sofi, alle 23:39

La Sbira, zuppa di trippe genoveseLa sbira è una zuppa di trippe, legata alle più antiche tradizioni genovesi. Qui la ricetta, per chi voglia provarsi con un altro piatto del passato.
Spesso si dice di un cibo particolarmente buono che “resuscita i morti”, e a molti cibi vengono attribuiti poteri prodigiosi, taumaturgici, magici, lenitivi.
Il cibo fa resuscitare i morti perchè fa resuscitare i vivi: nei fortunati incontri tra cibo e palato, cura angusti pensieri, scioglie cupe preoccupazioni, rasserena morbose paturnie.
Ed è esattamente questa la storia della sbira, una zuppa che resuscitò i morti e liberò i pensieri. Anche se per un attimo solo: il tempo di finirla, e di pensarla tra palato e ricordi.

Ce la racconta la Signorina Silvani, esperta gastronoma, appassionata di cucina e deliziosa commentatrice blog senza blog (rara avis: qui per sapere perchè):

…nella Genova del Medioevo (e sino alla fine del XVIII sec.), l’ultimo pasto dei condannati a morte consisteva in una scodella di brodo arricchito di midollo con trippe centopelli tagliate fini fini e riempita di pane abbrustolito e formaggio.
Questo piatto veniva chiamato popolarmente “la sbira” perchè si trattava del rancio abituale degli sbirri (propriamente le guardie carcerarie) di Palazzo Ducale, che in quei tempi oltre residenza del Doge e del Governo fungeva pure da gattabuia.
Per i prigionieri affamati, quell’umile piatto costituiva un vero banchetto consolatorio prima dell’esecuzione.
Una sorta di ultimo desiderio.


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