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01/10/2003

Bertolucci, dreamer

di Enrico Bianda, alle 00:42

Parte due: Notizie dai fronti
(prima parte qui)
Prima della rivoluzione“The Dreamers… I sognatori…”, così lo traduce con disarmante semplicità lo stesso regista. E’ il suo nuovo film, di cui parla malvolentieri, non perché non ne sia orgoglioso. Anzi. Ha solo difficoltà a raccontare un lavoro che scava così in profondità nel suo animo, nella sua memoria, nella nostra memoria di società complessa e malamente riconciliata. The Dreamers è una nuova incursione nella storia del Maggio parigino, il ’68, l’anno degli Stati generali del cinema, delle manifestazioni e degli scontri. E’ un ritorno. Il ‘68 era già nel cinema di Bertolucci.
Almeno in Partner, girato in quei giorni convulsi, di notizie dal fronte, che era Parigi, ancora in Italia niente, o poco.
“Purtroppo il ’68 non l’ho vissuto da ventenne… ne avevo 27. Ero a Roma e giravo Partner. Che era un film proprio su quello che stava accadendo, con Pierre Clementi come protagonista che tutti i venerdì sera correva a Fiumicino, prendeva l’aereo per Parigi e la domenica sera tornava. Lo aspettavamo, spesso lo andavamo a prendere, e ci raccontava quello che aveva visto sabato e domenica: gli Stati generali del cinema, i nuovi slogan, “Sous le pavé la plage”, sotto il pavé la sabbia, che è vero… C’è la sabbia sotto il pavè che ricopre ad esempio gli Champs Elysées. Ogni volta tornava con delle notizie fresche, era come l’ispirazione del lunedì mattina: le cose freschissime da Parigi raccontate da qualcuno che in effetti avrebbe voluto essere li, e viverle.”


Il ’68 per Bertolucci è stato anche il momento di alcune discriminazioni politiche, di certe separazioni. Alcuni dei suoi amici aderirono completamente a gruppetti quali il Partito marxista leninista, CDI e vari gruppi pro cinesi molto diversi tra di loro. Per Bertolucci, all’epoca su posizioni più vicine al PCI, fu proprio lo scontro con i suoi amici Godard, Agosti, Bellocchio e altri a spingerlo ad iscriversi al PCI.
“Forse perché quel tipo di meravigliosa avventura che si viveva nel ’68 io l’avevo vissuta, probabilmente, ai tempi di Prima della rivoluzione (1964), quello che dice il protagonista di quel film è molto vicino a quello che dicevano i ragazzi che scendevano per strada in quel maggio. Forse non è un caso, ma Prima della rivoluzione uscì a Parigi durante l’inverno tra il ’67 e il ’68, ed ebbe un grande successo. Proiettato al Cinéma d’art e d’essay fece qualcosa come 300.000 entrate. I ragazzi sentivano dire quello che loro pensavano in quel momento. Così ho vissuto il ’68.”
(rosso fiorentino, parte uno qui)


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