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Post scritti nel ottobre, 2003

31/10/2003

Mangiare

di Webgol, alle 23:53

Intermezzo / 3
– Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato, né ferito. Morto. (Woody Allen)
– Stasera la tavola è imbandita con ogni ben di Dio. Frutta, cacciagione, vino. Ma non mi piace mangiare così. Da solo. Vorrei la presenza di qualcuno… renderebbe tutto più buono. L’ideale sarebbe un’orfanella che guarda da dietro i vetri, mentre cade la neve… (Romano Bertola)
– Amare al buio, dormire al sole, mangiare in silenzio: tre sciocchezze. (Ugo Ojetti)
– Amare significa pochi dolci. (Maurizio Sangalli)
– Ci divertimmo moltissimo in Spagna quell’anno, viaggiando e scrivendo. Hemingway mi portò a pescare i tonni e io ne presi quattro scatolette. (Woody Allen)

(continua e finisce prossima volta… altri intermezzi: saper cucinare, diete – ringraziate sempre la splendida Mitì)

31/10/2003

Mensa sana in corpore sano

di Enrico Bianda, alle 00:20

Ore 11:30. Fame.
La sveglia è suonata alle quattro del mattino. Non è suonata. E’ direttamente penetrata nei gangli vitali scuotendoli ferocemente.
Ma è andata, insomma ci si fa anche questa volta, poi forse è l’ultima mattina. Comunque alle 11:30 la fame si attorciglia e sconquassa le viscere. Decido che forse è giunto il momento di scendere in mensa. Lavoro in un’azienda pubblica in Svizzera, la quale è, diciamo, normodotata: la mensa c’è, si disegna serenamente lungo i bordi di un giardino sempre fiorito. E’ luminosa e poco affollata. Strano, mi dico da qualche anno.

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29/10/2003

Cioccolato

di Webgol, alle 23:54

di Gaia Capecchi
Ti comincia a martellare nel cervello. Prima con un piccolo colpetto, lieve, quasi impercettibile. Poi, più forte. Colpisce, ribatte, insiste; nello stesso punto. Il pensiero comincia a essere totalizzante. Ha invaso ogni snodo della tua materia cerebrale e non c’è nient’altro, intorno. Senti qualcosa anche all’altezza del petto, che preme. Una specie d’affanno lesto e incontrollabile; vorace. Allora frughi ovunque, sposti, visioni, allunghi braccia in ogni anfratto della cucina. Finchè lo vedi: eccolo. Allora furtivamente lo prendi. Ti fermi un attimo e guardi: lo scarti, quasi sempre con furia. Non ne hai ancora scoperto un lembo che già ne senti l’odore, e la salivazione aumenta. Lo avvicini alla bocca e le narici si dilatano, con indecenza. Poi lo addenti, in morsi medio piccoli, e ti devi trattenere perché vorresti riempirtene la bocca in modo osceno, ma poi sai anche che finirebbe subito e tu vuoi invece quella specie di tortura della media-lentezza.

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29/10/2003

Il cioccolato fa bene al cuore?

di Antonio Sofi, alle 23:21

Toblerone (della Suchard - vedi foto)La risposta è si, e potremmo chiuderla qui. Il cioccolato fa bene al cuore: fidatevi e addentate il toblerone. E invece no. Qualcosa in più va detta.
Una prima cosa è che una barretta di cioccolato contiene tanti polifenoli quanti un bicchiere di vino rosso.
Un’altra scusa scippata di mano agli ubriaconi. Non ne ho mai sentiti al bar giustificarsi chiedendo un quartino di polifenoli, ma non si sa mai.
I polifenoli del cioccolato si chiamano flavonoidi. Si tratta di composti presenti anche nella frutta, nelle verdure, nel tè e nel vino rosso. I flavonoidi maggiormente rappresentati nel cioccolato sono le catechine e epicatechine flavan-3 insieme a degli oligomeri conosciuti come procianidine. Questa frase l’ho scritta solo per le procianidine, che devono essere cosette proprio simpatiche. Questi flavonoidi (banalizzo) hanno proprietà antiossidanti, contrastano i radicali liberi e il colesterolo, inibiscono la aggregazione piastrinica, nel tempo libero spazzano pure per terra. In pratica aiutano l’organismo a difendersi da rischi cardiovascolari.
Più del vino. E, come il vino, non vale se vi strafogate.
(grazie a FS per le informazioni mediche)

28/10/2003

Giro di ronda (around the frigidaire)

di Antonio Sofi, alle 23:23

C’è un delizioso nuovo trick di Amazon (altri lo spiegano meglio). In due parole: è possibile ricercare parole chiave all’interno dei libri. Giallodivino intravede una opportunità di vendetta: sarei curioso di sapere in quanti romanzi compare la parola strutto, giusto per fare un dispetto a Sirchia.
Comida prepara tartufi al cioccolato. Pare occorra sistemarli negli appositi pirottini. Io, che non ho idea di cosa siano, li mangerei direttamente.
Waitress si divide tra papiri poco sensuali e esperimenti di Artusi erotici.
Da Zu c’è pasta al tonno come torta di compleanno, da Cibitalia hamburger nei biberon (con sospetto di leggenda urbana).
Fuoriluogo e una dieta, due inviti a cena di seguito, e la quiete che manca: nella quiete della propria dieta ci si accoccola fra le pieghe di un minestrone senza grassi, ci si distende fra le foglie dell’insalata novella.
In Trattorieblog sono andati in un posto dove entrare a mangiare non è facile, in quanto il proprietario apre quando vuole e chiude ancora prima (ci andrei anche io, le premesse sono buone, dio salvi i ristoratori burberi), questo mentre Michele Marziani pare aver problemi ad aggiornare il blog, e speriamo li risolva al più presto, e Lulu prepara salvia fritta. Categoria snack. Salvia fritta? Snack? Patatine fritte non usa più?
Maccheronica (la guida palatale, inservibile ma preziosa, a cura di Camilllo Langone – oggi sul Foglio) riporta una frase di Totò: Erano persone che non sapevano fare niente, tranne che mangiare. Mangiavano da professionisti.
Appunto. Mi dirigo verso il frigorifero. Il dovere mi chiama.

26/10/2003

Diete

di Webgol, alle 23:57

Intermezzo / 2
– Dieta Valium per dimagrire. Agisce non perchè ti calmi veramente l’appetito, ma perchè la maggior parte del cibo ti cade per terra… (George Miller)
Mia moglie è andata da un celebre dietologo; in due mesi ha perso 300.000 lire. (Boris Makaresco)
A proposito di diete, un mio amico ha perso più di 60 Kg la settimana scorsa: sua moglie l’ha lasciato. (Leopold Fetchner)
– Era così grasso che per mettersi la sciarpa usava il boomerang. (Boris Makaresko)
– Gli obesi vivono di meno; però mangiano di più. (Stanislaw Lec)

(continua… – intermezzo / 1 qui – per il tutto ringraziate sempre la splendida Mitì)

25/10/2003

La dieta mediterranea non abita più qui

di Antonio Sofi, alle 23:25

Il concetto di dieta mediterranea viene coniato negli anni ’50 in seguito ai risultati di uno studio svolto sulla popolazione dell’Europa meridionale (e in particolare, Creta). Lo studio dimostrava che, a dispetto di un elevato apporto di grassi, quelle popolazioni avevano una bassissima incidenza di patologie cardiovascolari, di certi tipi di cancro e una maggiore aspettativa di vita rispetto ad altre zone d’Europa. Le principali caratteristiche di questa dieta, riassunte nella piramide alimentare, sono: abbondanza di cibo vegetale (frutta, verdura, cereali, noci e legumi); olio di oliva come la principale fonte di grassi; pesce e pollo consumati in modeste quantità; basso consumo di carne rossa; moderato consumo di vino, normalmente con i pasti.

Ora. Lasciamo perdere i risultati dei commenti a questo post che se li leggesse un dietologo cambierebbe mestiere, irrimediabilmente sfiduciato, e andiamo per punti.

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24/10/2003

Saper cucinare

di Webgol, alle 23:58

Intermezzo / 1
– Una ragazza che sa cucinare trovera’ sempre un uomo che sa mangiare. (Arsenio Hall)
– Linda: “Ma tu ti cuoci solo cibi surgelati?”. Allen: “Cuocerli? E chi li cuoce? Io neanche li scongelo. Li succhio come se fossero ghiaccioli!”. (Woody Allen)
– Se il brodo fosse stato caldo come il vino, il vino vecchio come il pollo, il pollo grasso come la cuoca, la cuoca pulita come le mie tasche, sarebbe stata una cena impagabile. (Jean Porta)
– I piatti che mi prepara mia moglie si sciolgono in bocca. Mi piacerebbe che imparasse a scongelarli, prima. (Jack Klugman)
– I baci non durano. Saper cucinare sì. (George Meredith)
– Mia moglie fa cose splendide cogli avanzi. Li butta via. (Herb Shriner)

(continua… ho preparato altre tre puntate, ma dovete ringraziate la splendida Mitì)

24/10/2003

Filetti Crazy Monk

di Enrico Bianda, alle 00:22

Edibili udibili: le ricette di webgol

Thelonious MonkChe cosa diavolo mangiava Thelonious Monk?
Una domanda che occorre porsi prima di descrivere questi Filetti Crazy Monk, che devono molto alla musica del pianista fool.
Una corte che si rispetti, un dramma shakespeariano: il fool è Monk.
Entra nella sala della corte, veste una buffa tunica con in testa un lungo e rigido copricapo. Si siede a tavola, insieme agli altri commensali e ordina gelato alla nocciola. Gelato alla nocciola in un dramma shakespeariano? Gelato alla nocciola in un dramma shakespeariano. Monk il fool vuole un gelato alla nocciola, andando contro la storia, il menù previsto dal Re, la sua stessa vita. Come secondo, riso con salsiccia soffritta majorchina e filetti di baccalà.

Parte udibile
Qualsiasi cosa incisa da Thelonious Monk.

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23/10/2003

La Svizzera e bambi in salsa operaia

di Webgol, alle 00:02

di Nicola Giallodivino

Ristorante Cooperativo, Zurigo - foto di Nicola Z.Zurigo è una città bruttina, metà Heidi, metà Praga 9.
Insomma tetti di ardesia, campanili a guglia e casermoni grigi da periferia realsocialista, il tutto nordicamente senza persiane. Grazioso tram stile viennese, predicatori in piazza davanti ai grandi magazzini Globus che tuonano contro gli omosessuali.
Ho visto un sacco di ristoranti, pizzerie, kebabisti e cinesi. Ma penso che questo locale sarebbe piaciuto a Manuel Vasquez.
E’ un posto che ha fatto infrangere un tabù rigidissimo che mi vieta di entrare in ristoranti italiani fuori dai confini patri. Al massimo – osservando rigido la norma – mi avvicino e osservo da fuori le istantanee dei ragù bolognaise, dell’agnello arrosto, come accadde in Grecia. No, fatela anche voi l’eccezione.
La doppia porta è giustificata dal freddo che regala, già a ottobre, tre gradi, quando a Roma ce ne sono ventiquattro.
Il locale ha una storia da raccontare.
Di fronte ci sono le sedi di due sindacati, a cinquecento metri il palazzo della borsa di Zurigo. Una delle “case” del capitalismo globale, roba di titoli e futures, certo non è Francoforte, non è Wall Street, ma da queste parti i denari sanno cosa siano. E soprattutto sanno metterli al riparo sotto mattoni lussuosi e segreti.
Varcate la porta doppia, e sulla sinistra scoprirete con stupore un bel ritratto di un barbuto dell’altro secolo: Carlo Marx. Se vagate ancora con lo sguardo, vi si parerà di fronte un altro ritratto, anzi una foto in bianco e nero, di Giacomo Matteotti. Last but not least un busto di Dante Alighieri. Il luogo bizzarro, ma denso di ricordi. La memoria degli uomini passati di qui ha impregnato le pareti di puzza di nazionali senza filtro, alfa e ammezzati toscani.

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22/10/2003

Gli uomini preferiscono le vongole

di Antonio Sofi, alle 23:30

Riprendo e interpreto dall’ottimo Cibitalia e da una ricerca della Cirm, commissionata dall’Unione Industriali Pastai Italiani (Unipi).
Per il 53,8% degli italiani il miglior condimento per la pastasciutta è il classico sugo al pomodoro (il 20,6% cede al ragu’). Fin qui, la cosa fila. Il miglior condimento è il sugo al pomodoro. Ma.
La ricetta più buona è, per il 13,2% degli italiani, gli spaghetti ai frutti di mare. Il sugo al pomodoro scende al 6,8.
Uno è migliore, l’altro è più buono. Una bella differenza.
Pomodoro : moglie = vongola : amante?

22/10/2003

Music Restaurant

di Antonio Sofi, alle 23:28

(dalle cucine di madame Daniela Amenta)

antipasti Glass Onion, Blue Oyster Cult
– dalla parte dei primi La pappa col pomodoro (Rita Pavone), spaghetti pollo e insalatina (Fred Bongusto), carbonara e una coca cola (Spliff), Digsy’s Dinner (Oasis, via Gomitolo), Pasta al Burro (Cristina Donà) e Lenticchie (Resina, via Colas)
– secondi(gliano) Meatloaf, Captain Beefheart, Beef Jearky (cibo matto)
– secondi estremi Catfood (King Crimson), Soul Food (Elvin Bishop), Dog Food (Iggy Pop e The Stooges – via Bop)
– contornatio Mushroom’s patience, Smashing Pumpkins, Egg Cream (Lou Reed, via Sanchez), Pom Fritz (Orbital, via Colas), Mayonaise (Smashing Pumpkins) e l’Emperor Tomato Ketchup (Stereolab, via Ilcielosutorino)

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22/10/2003

La minestra del nonno

di Webgol, alle 00:07

di Carnefresca (per webgol)

Il Verme e la bambina di Carnefresca (clicca per vedere il fumetto) A cinque anni, i genitori sempre fuori casa per lavoro, la spedirono a vivere dal nonno, e lei portò i giocattoli, i vestiti, il cappottino verde, l’orso di peluche, il vasino chicco di plastica rossa, quello a forma di gatto.
In un colpo si dimenticò di tutto, di avere un fratello con la tutina bianca e i pannolini sporchi, di avere un papà che tornava a casa, e una mamma che ripiegava i panni. Si dimenticò come era la sua stanza, si dimenticò il grande pino verde dell’orto e il gatto Paoletto che all’ora di cena correva a mangiare il prosciutto che lei gli gettava dal balcone. Si dimenticò di tutto perché con lei c’era il nonno.
Il nonno le aveva insegnato a giocare a dama briscola poker ramino e scopa, e le faceva il solletico ogni volta che gli si arrampicava tra le braccia, come una scimmia dispettosa.

Il nonno in casa si occupava di tutto.
Alle dodici in punto indossava un grembiule bianco, accendeva la radiolina “Nordmende” che stava sulla mensola di un camino che mai era stato acceso e cominciava a preparare il pranzo.
Era il momento più divertente della giornata, il momento in cui lei si aggrappava ai quei pantaloni così grandi e lo guardava lavare i pomodori san marzano, posarli sul tagliere e ridurli a listelli, con piccoli colpetti, per preparare il sugo.

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21/10/2003

Cagata-grandissima-cagata

di Antonio Sofi, alle 23:32

Ugo Tognazzi amava cucinare. Non solo: per lui la cucina era arte, passione, ossessione. Alcuni dicevano che amasse il cibo più del cinema, e vi dedicasse più tempo e attenzione. Cuoco esperto e apprezzato, amava sperimentarsi in piatti e ricette di sua creazione, e spesso proponeva istrionici menù ad amici e conoscenti, che li accoglievano con giudizi positivi. Beh, non sempre.
Così lo ricorda Carlo Verdone su Repubblica di oggi.
«Tognazzi non è stato meno grande di Sordi (concordo, ndr) […] Ugo è stato il primo a complimentarsi con me. Mi accolse nella sua congrega dei dodici apostoli che dovevano assaggiare i suoi piatti. Terribile. Le votazioni prevedevano: ottimo, molto buono, buono, discreto, e cagata-grandissima-cagata. Monicelli sempre così. All’inizio ero rispettoso ma poi è arrivato a cose allucinanti. Una sera c’erano delle cotolette strane. Ci facciamo coraggio e chiediamo: balena, dice. Tutti a tirare fuori la magnesia bisurata. Lui si incazzò a morte. È stata la penultima cena, l’ultimo menù fu “ovaie di pernice in salsa di mirtillo”: a quel punto Ferreri o forse Benvenuti insorse: stasera, Ugo, spaghetti burro e parmigiano e non rompere. Lui mandò la tavola all’aria e offeso se ne andò. Noi ci facemmo una spaghettata.»
Menù istrionici. O meglio: a supercazzola brematurata.

19/10/2003

Le caramelle Sugus e il cioccolato Milka

di Antonio Sofi, alle 23:34

La Suchard a Neuchatel, Svizzera - foto di Enrico Bianda, Ottobre 2003Se le caramelle Sugus credo siano restate nella memoria solo degli svizzeri, il cioccolato Milka, quello della mucca lillà se lo devono ricordare in molti, anche fuori dal territorio elvetico.
Questo cioccolato lo producevano industrialmente in una piccola città nella svizzera romanda, sul lago di Neuchatel. La città si chiama per l’appunto Neuchatel, e nel 1992 ha visto chiudere la fabbrica della Suchard, storica industria del cioccolato. Quel che rimane è lo scheletro dello stabilimento, una struttura arroccata lungo una collina che guarda il lago, una “bestia” silenziosa che ricorda un quadro di Escher, o qualche pagina del Castello di Kafka.
e.b.

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