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30/09/2003

Bertolucci, dreamer

di Enrico Bianda, alle 12:23

Parte uno: Rossellini Redux

Bernado BertolucciIl rapporto di fedeltà stilistica, amicizia e rispetto tra Bernardo Bertolucci e la generazione della Hollywood anni ‘70 inizia in modo squilibrato: il regista italiano a 21 anni ha già girato un grande film, La commare secca, Scorsese e Coppola lo guardano un po’ con invidia e un po’ già con rispetto. Sarà lo stesso Martin Scorsese a confessare che durante una proiezione del film Dopo la rivoluzione al Lincoln Center di New York, vide passare quello che per lui era il giovane regista italiano che aveva già fatto tutto.
Ad unire queste personalità, cui vanno aggiunte probabilmente anche quelle di Spielberg, Lucas e Cimino, un amore indistruttibile e insostituibile per il cinema di Roberto Rossellini. E sarà proprio grazie a questi registi, attraverso l’opera di riscoperta critica, quasi celebrativa dei Cahiers du cinéma, che Rossellini tornerà ad essere il maestro, dopo essere stato sostanzialmente dimenticato nel corso di tutti gli anni ‘50. Rossellini andata e ritorno, il titolo, ipotetico, immaginifico, di un film collettivo girato dal terzetto Bertolucci-Scorsese-Coppola.

Proprio di quest’ultimo Bertolucci serba i ricordi migliori, più intimi, segnati da un’amicizia che dura ancora oggi, ma che proprio negli anni ‘70 si saldava attorno ad alcuni film amati (il Samuel Fuller dei primi anni ‘50) e altri da fare…
“C’è una cena, io sono con Claire, con Coppola e con Eleonore Coppola, in un ristorante italiano a Mod’ Street, a New York, io sono li, con lo stomaco in tanti pezzettini, perché il film, Novecento, è in quel momento in cui in America la Paramount non lo vuole, dice che ci sono troppe bandiere rosse! Insomma io cerco di fare un compromesso, cerco di fare una copia che sia più corta delle 5 ore e un quarto che sono uscite in Italia e più lunga delle 3 ore e un quarto che Grimaldi, il produttore, aveva tagliato lui. Quindi una via di mezzo, sulle 4 ore, 4 ore e un quarto. In sintesi è un periodo molto doloroso per me. Ma tornando a quella sera: Francis il giorno dopo parte per le Filippine, per Manila perché deve fare Apocalypse Now, va via prima perché si deve alzare presto la mattina. Io ricorderò sempre lui che va verso la porta, si gira e dice: ‘Apocalypse sarà un minuto più lungo di Novecento!’”
(Rosso Fiorentino – segue…)


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  • Un commento al post “Bertolucci, dreamer”

    1. Valentina Ippolito
      novembre 1st, 2004 07:49
      1

      Quale è il messaggio metafilmico dell’ultimo film di Bernaldo Bertolucci,

      The Dreamers, in relazione agli effetti del cinema sul processo di formazione dell’identità?

      [Film, come azione azione-scissione]

      La trama racconta di tre giovani personaggi – Isabelle, suo fratello gemello Theo e il giovane americano Michael, tutti e tre fortemente interessati al cinema in quanto espressione artistica creatrice di miti moderni. Bertolucci pone enfasi sull’uso drammatico che Isabelle da del suo corpo – ella fuma come una diva, assume pose provocatorie, e fa delle entrate teatrali, indossando vestiti nella foggia di quelli indossati da famose attrici in film altrettanto famosi. Come una divinità greca, ella indossa anche un abito a toga. Un grado elevato di teatralità è presente anche nella relazione che Theo e Isabelle intrattengono tra di loro, la quale può essere considerata come un gioco, o una recita ininterrotta. Infatti, senza preavviso, uno dei due fratelli inizia a rappresentare una scena da un film famoso, che l’altro dovrà identificare. L’insuccesso comporta l’obbligo di eseguire una punizione corporale inflitta in pubblico, come si evince dalla sequenza in cui Isabelle impone a Theo che si masturbi dinanzi a Michael.

      Quando né Isabelle né Michael riescono ad indovinare da quale film sia tratta la recita che Theo a suo turno ha ideato, quest’ultimo impone ai due di fare l’amore dinanzi a lui, sul pavimento della cucina dell’appartamento lasciato dai genitori a loro completa disposizione: cosa che puntualmente accade. La sorpresa è rappresentata dal fatto che entrambi Michael ed Isabelle sono, in realtà, alla loro prima esperienza, essendo vergini e dunque abbastanza innocenti sul piano fisico.

      La verginità di Isabelle, comprovata dal sangue che Michael trova sulla sua mano, sorprende Michael, il quale immaginava che ella avesse avuto precedenti amanti, a giudicare dalla sua condotta spregiudicata e dalla raffinatezza dei suoi interessi culturali. Questa rivelazione fa comprendere anche a noi spettatori, in quanto comprendiamo che la spregiudicatezza e la mondanità della ragazza sono in realtà delle maschere dell’identità: ella infatti recita pirandellianamente personaggi nessuno dei quali davvero le appartiene.

      Isabelle vive, dunque, in due mondi separati, l’uno pervaso e dominato dal suo amore per il cinema, che prevede un rapporto stretto con il gioco in atto tra lei e suo fratello, e l’altro quello ipotetico, a venire, di donna destinata ad una relazione sentimentale non fittizia e ad un ruolo socialmente utile. Infatti, anche a livello politico e ideologico, ciò che Isabelle fa quando è in compagnia di Theo, appare un gioco, una performance. I due fratelli sposano determinate cause nella lotta studentesca, ma, come li accusa Michael in un momento di rabbia, questi sono ideali superficiali sostenuti solo verbalmente, non di fatto.

      Mentre hanno luogo delle proteste armate per le strade cittadine, i tre, infatti, se ne stanno chiusi nell’elegante appartamento dei due fratelli, senza parteciparvi, se non con l’udito, raccogliendone l’eco. Quando Michael incontra per la prima volta Isabelle e Theo ad una dimostrazione studentesca, ella sembrerebbe essere incatenata alla grata di un cancello, come parte della protesta. “Mi togli la sigaretta dalla bocca?’ chiede Isabelle a Michael. Michael esegue l’ordine, e solo in un secondo momento, quando ella si muove, e la catena le scivola dai polsi giù sul pavimento, Michael si accorge che si trattava di una messa in scena. Già in questa fase iniziale del film, assistiamo all’illusoria qualità delle azioni di Isabelle.

      Quando i due mondi in cui vive la ragazza si incontrano, o accavallano – ovvero quando ella si accorge che i suoi genitori, rientrando inaspettatamente a Parigi, hanno visto lei, Theo e Michael dormire nudi insieme nello stesso letto, ella concepisce il piano di uccidere con il gas tutti e tre per espiare la colpa dell’incesto e dell’immoralità sessuale. L’idea del suicidio appare, tuttavia, già presente nella sua mente, ma come una proiezione filmica che ricorre ripetutamente nella sua immaginazione, diventando un;’immagine strumentale all’azione pratica. Il tentativo di suicidio collettivo è interrotto da un sasso che rompe il vetro della finestra proveniente da un’ennesima protesta che sta avendo luogo nella strada.

      Bertolucci offre altre evidenze della dicotomia di questi due mondi separati, una delle quali è simbolica dell’esigenza di purezza che ossessiona Isabelle. Ella, infatti,non consente facilmente che si entri nella sua stanza, mantenuta con ordine e pulizia. Mentre è nella sua stanza, attraverso le pareti, ella si accorge che Theo sta facendo l’amore con una sua amica studentessa, e scoppia a piangere, mostrando la sua morbosa ossessività nei confronti del fratello, suo vero amante, di cui Michael sembra fare le veci semplicemente sul piano fisico. Da una parte, dunque, i giochi sessuali, la passione per il cinema e l’esuberanza giovanile che condivide con il suo doppio, suo fratello gemello, e dall’altra l’ipotesi di vita adulta, conforme alle regole della decenza che ella dovrebbe iniziare a condurre su tutti i livelli, quello pubblico e quello privato: barriera riguarda essenzialmente due mondi distinti, quello infantile di Theo e Isabelle, spontaneo e amorale, e quello adulto dei genitori, emancipato, tollerante ed etico (il padre dei due ragazzi è un poeta affermato).

      Bertolucci riprende la riflessione freudiana della connessione intima e problematica che intercorre tra l’arte e la psiche: infatti, possiamo in qualche senso interpretare il fervore immaginario dei due fratelli come espressione della loro libido infantile, trasformata in forma non istintuale. Attraverso il cinema, Theo e Isabelle tentano, infatti, di liberare queste energie sessuali, esagerandole in pose perverse. Essi, in altre parole, cercano di dare uno fisionomia alle loro nevrosi, sublimandole nella passione per il cinema. Come spettatori, inoltre, siamo posti dinanzi all’attitudine ambivalente che il regista nutre nei confronti dei suoi attori-personaggi e del suo stesso medium espressivo.

      Attraverso la trama, e la storia di questi due personaggi inquietanti, Bertolucci mostra come il film può facilitare una dicotomia tra realtà e finzione, mente e corpo, consentendo all’individuo di assumere atteggiamenti vuoti e privi di rilevanza politica e sociale. I gesti di Theo e Isabelle sono circoscritti alla sfera dell’immaginario, del teatrale, e lì restano come segregati, asfissiati (si veda l’elemento simbolico dato dalla scena del suicidio con il gas). La loro è una condizione di cattiva coscienza, in quanto avvertono, ma fingono di non saperlo fino in fondo, quanta ipocrisia esista nella loro condotta morale borghese. La loro storia dovrebbe, presumibilmente, indurre noi giovani ad immedesimarci nei due gemelli in senso critico in modo da sviluppare una distanza dal potere dei media, anche quando un film sia frutto di una concezione artistica complessa e raffinata come quelle concepite da un regista del valore internazionale come Bertolucci.

      [UCL, Dipartimento di Italiano, 10 Marzo 2004, ]

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