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18/09/2003

XXX

di Antonio Sofi, alle 12:12

XXX di Rob Cohen con Vine Diesel e Asia ArgentoAnche solo per un titolo così, che profuma di pagine di porno scadente, per cui s’avvampa bimbini e che si raccoglie nelle solatie strade, tra i lerci rovi, meritava la visione. Come anche la presenza di Asia Argento, una donna per cui diventerei Gengis Khan, per visitarne e predarne il nome e il cognome. Nomen omen d’altronde, vietati i reclami. Scelgo una multisala attrezzata di dolby surround ultima versione, quella che se l’attore pesta per sbaglio una formica si sente il rantolo del cadaverino da sotto il sedile. Non mi frena nemmeno la presenza di un losco figuro dal nome di una benzina che campeggia sul manifesto, questo per dire quanto la voce di una donna che pare comporre le parole attraverso il fumo di una sigaretta, e anche quando non fuma, possa influenzarmi.

Mi aspetto la fila sganasciata di sedicenni con pollice zufolante da troppo joypad (o altre onanistiche attività) e invece trovo la sala deserta. C’è solo un giovine dall’aria scarmigliata, seduto con aria circospetta, sprofondato nel bel mezzo del velluto rouge come una pallina da tennis in un campo di ravanelli. Dietro di me il bigliettaio fa spuntare la capoccella inghirlandata e lumeggia la platea. Indi forte di buona memoria, di un ammirevole senso di attaccamento al dovere e del fatto che, in fondo, fino a quel momento, solo io avevo pagato il biglietto, intima al giovinastro di sradicarsi dalla poltrona e muovere le gambine smunte fuori dalla sala, che il film si vede una volta sola.
Buon segno, mi dico, il film una idiozia assoluta non deve essere. Certo era un giovinastro nullafacente, ma una idiozia assoluta non deve essere, mi ripeto fino a convincermi. E’ incredibile come ci voglia poco.
Pubblicità. Cesso, andata e ritorno. Ho il dolby sorround tutto per me, sono il padrone della sala, mi pianto in mezzo alla fila centrale come un albero secolare. Il film? bum! zac! vroom! sguish!, i braccioli che alla fine hanno la forma delle dita, e manco una tetta, che quella anche le veline.
Roma, un giorno imprecisato di novembre anno duemiladue, e quando sono uscito era già buio.


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